20
Ago
2020
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858 borse: evviva! …ma ora che si fa?

Il Miur ha annunciato il numero di borse statali per le scuole di specializzazione.

Come auspicato assistiamo a un aumento generalizzato dei posti a dispozione, nel tentativo di contrastare la drammatica carenza di specialisti e il fenomeno dell'”imbuto formativo” (medici neoabilitati che sistematicamente, ogni anno, non riescono ad accedere alla formazione specialistica).

La scuola che si gioverà maggioremente di questo aumento è proprio la Medicina d’emergenza-urgenza, con 858 posti statali, a cui si sommerrano le numerose borse finanziate dalle regioni.

La medicina d’urgenza diventerà addirittura la seconda scuola per numero di specializzandi, dietro Anestesia e Rianimazione.

Una grande conquista per un scuola attiva solo dal 2008-2009, che nel 2014 ha formato appena 300 specialisti. Per questo importante riconoscimento dobbiamo ringraziare la Simeu e la Cosmeu (Coordinamento Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza).

C’è sicuramente da festeggiare, ma adesso abbiamo una grande responsabilità.

Dall’anno prossimo andranno gestiti e formati un gran numero di specializzandi. Una scuola che all’inizio era costituita da uno sparuto gruppo di pionieri appassionati è diventata, molto rapidamente, la seconda per numero di medici in formazione.

La prima domanda che dobbiamo rifarci è “cos’è la medicina d’urgenza?“.

“i medici d’urgenza non sono preparati come gli internisti e non sanno gestire le urgenze come gli anestesisti” (citazione dai corridoi dell’ospedale)

La rapida crescita della scuola di specializzazione impone numerosi e indifferibili interrogativi:

  • Li troveremo 858 medici che sceglieranno la scuola? Sappiamo che il pronto soccorso non è tra i lavori più ambiti. Quanti di questi lasceranno durante il percorso? Quale sarà il livello iniziale di motivazione e preparazione?
  • La medicina d’urgenza è una discplina nuova, al punto che la preparazione e la stesso ruolo di medico di PS varia notevolmente nel territorio. Chi sarà in grado di formare adeguatamente i nuovi specialisti?
  • I direttori di scuola di specializzazione dovranno gestire un gran numero di specializzandi. Le scuole saranno pronte a impostare dei piani formativi chiari, completi e omogenei?
  • Qual è la visione del medico d’urgenza dei diversi direttori di scuola? Questi ultimi spesso estranei al mondo del pronto soccorso, per formazione ed esperienze.
  • Le rotazioni in strutture esterne, anche non universitarie, è fondamentale per la formazione. Diventano adesso ancora più importanti per evitare il sovraffollamento di specializzandi MEU nella sede centrale. Le scuole saranno pronte a “liberare” forza lavoro?

Un buon modello da seguire è sicuramente la proposta di piano formativo della Cosmeu:

Festeggiamo l’avanzata della medicina d’urgenza, ma subito dopo chiediamoci: “saremo pronti a formare adeguatamente più di 800 medici d’urgenza l’anno?

Il momento critico per impostare il futuro è questo.

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5 Commenti

  1. Barbara Usai

    Io un periodo in una Medicina lo consiglierei caldamente. Avere una visione anche internistca è indispensabile per lavorare in PS r medicina d’urgenza.
    Barbara Usai
    Medico di PS specialista in Medicina Interna indirizzo Medici a d’Urgnza e in Anestesia e Rianimazione

  2. Mattia Internullo

    Complimenti per l’articolo Tommaso, preciso, sintetico e mirato – l’aumento delle borse in medicina d’urgenza è senz’altro un’ottima notizia…mi sorgono due perplessità: 1) ma non saranno troppe? Nel senso, il rischio è che le “vaste infornate” di nuovi colleghi avranno modo di prepararsi sufficientemente, di “fare”? Già mi vedo decine di specializzandi davanti a monitor o cartelle a raccogliere dati su tempi di attesa in triage o outcome degli STEMI. Forse uno step intermedio da “zero” a “cento” sarebbe stato meglio. 2) nel programma, che tu sappia, è previsto un periodo di formazione in medicina interna? Dal mio punto di vista (internista che sta dedicando al PS/medicina d’urgenza la sua vita!)una base internistica è fondamentale per chi lavora nell’ambito dell’urgenza: passati i 20-30-40 minuti critici, se il paziente (come spesso capita) sopravvive…”che ci facciamo”? Spero di essere stato chiaro, un saluto! Mattia

    1. Tommaso Grandi

      Sicuramente è necessario espandere ulteriormente la rete formativa, coinvolgendo sempre più i centri non universitari, per valorizzare e far crescere adeguatamente ogni singolo specializzando.

  3. Tommaso Grandi

    Attualmente nelle scuole Meu la rotazione in medicina interna dura almeno un anno.
    Nel programma formativo proposto dalla cosmeu è stata inserita solo la medicina d’urgenza, che però generalmente è un reparto internistico che ricovera solo da PS, con in aggiunta dei letti di subintensiva.

  4. Andrea

    Quasi 860 specialisti in un momento in cui c’è la caccia alle specialistiche ambulatoriali in cui “non faccio notti o festivi se scelgo X specialità” (frase sentita cento volte durante la specialità dagli studenti, che sono sempre meno motivati a fare qualunque cosa) secondo me faranno fatica a trovarli..o comunque a fare in modo che restino.

    Ma parliamo del nostro, quello che continua a mancare è l’identità nostra come specialisti, nel 80% dei casi siamo “il medico del ps” quello che ha fatto una specializzazione diversa ed è finito lì per caso o come scarto della sua branca o che ha fatto 3 mesi di corso per il 118..
    La tua ecografia non vale nulla se non la fa il radiologo, il tuo drenaggio viene visto con orrore e ti viene ricordato che in caso di complicanze saranno cavoli tuoi, la tua ipotesi non avallata dallo specialista (anche se in turno c’è il peggiore dell’ospedale) non ha valore, il malato che per età e comorbidità giudichi inoperabile senza il parere anestesiologico porge il fianco ad eventuali ritorsioni.
    Quando questi problemi saranno risolti, a costo di mettere un confine chiaro e netto ma valido ovunque sul territorio nazionale, a quello che è o non è nostro appannaggio allora forse si troveranno persone motivate a prendere questa strada. Così come è ora ognuno costruisce il tipo di “specialista” che vuole essere (nello spettro dal consulenzologo a rambo) e il rischio che ne consegue è la disomogeneità e la mancanza di una identità.

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