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Dic
2016
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App in Pills – Dicembre 2016: RCH Clinical Guidelines

Eccoci qua con l’ultimo appuntamento di App in Pills per il 2016, ad affrontare uno dei settori più ostici della medicina d’urgenza: la pediatria.

“Il primo amore non si scorda mai”

Anonimo

Il vecchio adagio può essere esteso anche al primo paziente che si incontra nella propria vita professionale. Neanche a farlo a posta, ricordo ancora il mio primo giorno di guardia medica: un lattante con gastroenterite. Cosa fare? Cosa non fare??

Provai a dissimulare l’insicurezza cercando soluzioni via pc su internet, risorse che conoscevo bene e dalle quali studiavo o mi aggiornavo di continuo, ma nulla. Finché non mi venne in mente la frase di un vecchio professore, oggi purtroppo in pensione:

“Quando non sai, chiedi aiuto”

A.B.

E così fu. Nonostante la vergogna chiamai il pediatra reperibile, il quale invece di inviarmi a quel paese disse di mandarlo da lui senza alcun problema, dato che “capita a tutti all’inizio di non saperci fare coi bambini”.

Non è che poi sia diventato questo genio.. ma la pratica pian piano è riuscita ad organizzare lo studio della patologia pediatrica nella mia testa, permettendomi di affrontare i casi con un livello adeguato. L’app di cui ti parlerò rappresenta un ulteriore passo avanti.

Si tratta delle Linee Guida Pediatriche del Royal Child Hospital di Melbourne, usate in tutto lo stato di Victoria e sviluppate dal Victorian Paediatric Clinical Network.

Accedendo all’app, a parte vari contenuti del menu poco utili (chi siamo, cosa facciamo.. dona!), ci sono le linee guida elencate in ordine alfabetico. E’ possibile anche ricercarle per parola chiave.

Ogni argomento è trattato in maniera abbastanza ampia e discorsiva, per punti chiave, secondo l’abitudine anglosassone degli acronimi mnemonici e delle red flags (segni/sintomi di emergenze o urgenze a rapida evoluzione, patologie tempo-dipendenti).

Tra le cose che mi hanno colpito, ovviamente l’utilità nella pratica e teoria di ogni giorno e delle tabelline scorrevoli tra le età con le diverse caratteristiche fisiopatologiche.

Ci sarebbe tanto da implementare: ad esempio la possibilità di selezionare argomenti preferiti, inserire dei video o delle figure… e la mia passione: delle checklist!!!!

Ad ogni modo sento di premiare la vastità degli argomenti raccolti e gli sviluppatori con 4 pillole!

 

 

 

 

Quale occasione migliore di questa per salutarci e augurarci Buon Anno Nuovo? Ma, come al solito, non riesco a star buono e ho bisogno di uno spunto riflessivo.

Se ti domandassi: “quand’è che comincia il nuovo anno”? La risposta la sappiamo entrambi: “beh, il primo di gennaio”! E’ una certezza! Eppure immaginiamo un terzo interlocutore: “il primo di gennaio, sono d’accordo; tuttavia mi preme sottolineare che il nuovo anno inizia alle 00:01”. E perché non un quarto, che stava bevendo il suo caffè ma non riesce a trattenersi: “più precisamente alle 00:00:01”.

Lasciamo stare il quinto che mangiava la brioche ed il sesto che era lì a comprare il giornale… il nocciolo della questione è che non siamo per nulla sicuri dell’inizio delle cose che ci circondano. E’ pur vero che viviamo in un mondo di sfumature: nulla è “esattamente” bianco o nero, ma è sufficiente essere “abbastanza” bianco o nero per essere chiamato tale.

Dato che parliamo di anno nuovo, di cose che iniziano, di bambini, il passo è breve da qui a chiedersi: “ma quand’è che inizia la vita”?

Lungi da me iniziare una trattazione di procreatica qui su di una pagina di blog. Lo scopo di questi post è fornire energia rinnovabile a quella parte del cervello che siamo abituati a usare poco, tra l’arrabbiatura del semaforo rosso e la delusione dell’articolo esaurito sul web market, è stimolare la discussione costruttiva. E’ ovvio che finiremmo per partecipare anche noi all’eterno confronto morale ed etico tra i diversi pensieri, che dura da centinaia di anni e ancora non ha dato risultati (se non dei litigi).

Sono sempre molto tollerante, perciò ognuno può pensare la sua. Ma cerco di rifarmi al pensiero aristotelico, dove l’uovo di gallina è in potenza gallina solo e soltanto se si verificano quelle condizioni che lo porteranno ad essere atto-gallina, cioè se questa settimana non mi andrà di mangiare una frittata o un uovo sodo. Un seme di mela sarà melo gettando il torsolo nel terreno giusto, se nevicherà e se mio zio non deciderà di arare quell’angolo di terreno. Chi si intende del settore mi ha detto quanto poco probabile sia che quella cellula diventi poi essere umano completo, eppure accade così spesso (ricordo che siamo una specie infestante), siamo fortunati.

Ma la vita è anche ogni giorno. Basti pensare che i greci antichi dividono la “psychè” (ovvero il soffio vitale che anima la materia grezza) dai concetti panistici di “zoé” (essenza vitale comune a tutti i viventi) e “bìos”(interazione col sistema, modalità di svolgimento della vita). Non varrebbe la pena concentrarsi sul divenire, sul colore che la vita assume nel suo svolgimento piuttosto che sulla sfumatura iniziale? Non finiremo mai di essere più precisi e più perfetti di oggi, e di ricercare questi due aggettivi all’estremo, ma rimarremo pur sempre imprecisi ed imperfetti – è questo il bello. Non concentriamoci a osservare il dito perdendo di vista la luna.

Spesso dimentichiamo di vivere: ci trasformiamo in esseri “vitali” che sopravvivono ma non vivono, che hanno il soffio vitale ma non interagiscono e non entrano a far parte del bìos.

Una citazione abusata, una conclusione già vista tante volte. Sono d’accordo. Perciò adesso il messaggio dovrebbe essere chiaro: se è il tuo giorno libero o se smonterai dal turno tra poco chiama un tuo amico, vai a fare una passeggiata, torna a far parte del bios.

“Questa è la tua vita e va finendo un minuto alla volta”

Chuck Palahniuk – Fight Club

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