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Dic
2015
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App in Pills – Dicembre 2015:

 

IMG_4794Benvenuto/a al quarto appuntamento di App in Pills!

Oggi ti parlerò di un’app, suggeritami da Federico, che definirei… brillante! Si chiama Figure 1, ed è stata creata con lo scopo di facilitare ancor più condivisione e discussione di casi clinici nell’universo sanitario.

Siamo sempre stati abituati a leggere case reports, mail da siti che ci aiutano nel costante aggiornamento (a tal proposito suggerisco per chi non lo conosce: Medscape) o, nel peggiore dei casi, a guardare trasmissioni su malattie stranissime.

Una piccola rivoluzione c’è stata con la sempre maggiore diffusione di Twitter e del movimento #FOAMed (di cui noi come blog facciamo parte), ovvero un modo efficace di tracciare innumerevoli contenuti medici interessanti, partendo dalle immagini per arrivare a semplici sugge rimenti, trucchi del mestiere o addirittura discussioni durate.. mesi! Semplicemente straordinario.. non sai cos’è? Inizia subito –> GET #FOAMed ! .

Probabilmente qualcuno avrà pensato: “perchè non creare una piattaforma a parte dove chiunque possa condividere un’esperienza professionale in maniera visiva, che rimanga impressa nella mente dei colleghi, che li aiuti casomai si trovassero davanti ad un caso simile? Uno spazio dove confrontarsi, chiedere suggerimenti, stimolare con domande?”. La risposta non si è fatta attendere molto, e l’app è già diffusa in ben 100 paesi al mondo.

Una volta scaricata si può procedere con la registrazione. Sono ben accetti anche gli studenti!

E’ suggerita una “verifica” che permette di accedere ai profili degli altri utenti, oltre che a garantire un livello di qualità dei contenuti o commenti postati più elevato. Ci vuole davvero poco: basta selezionare professione, luogo di lavoro/studio e inserire la mail “professionale”; in alternativa c’è un simpatico sistema che permette di farsi un selfie assieme al proprio badge lavorativo.

IMG_4791IMG_4792Fin dall’apertura non ci si perde in chiacchiere: nella schermata “Home” si viene subito investiti dalla valanga di casi clinici e immagini, organizzati per apparati e per specialità. Basta scorrerli in verticale, scorrere in orizzontale se un caso clinico ha più di una foto. Se uno ci colpisce basta sceglierlo per aprirlo nel dettaglio, leggere la descrizione completa e soprattutto visualizzare i commenti degli utenti. Possiamo semplicemente leggerli per imparare qualcosa, o farci coraggio ed entrare a far parte della discussione rispondendo alle domande poste da chi carica il caso clinico.

Immancabili i pulsanti “commenta” o “favorito”, retaggio dei social network, e il “condividi” (copiando il link, via SMS, su Facebook, Twitter e addirittura WhatsApp).

IMG_4793In “Browse” troviamo una selezione di casi affini alla nostra professione: mi suggeriscono, per l’appunto, ben 14 casi dedicati ad Emergency Medicine Residents e… non me lo faccio ripetere due volte!!!

Oltre a questo si possono selezionare gli argomenti che ognuno preferisce seguire, in base ai suoi interessi o alle lacune che vuole integrare. Ad esempio vado a selezionare “Eye” per imparare qualcosa in più durante la pausa caffè, oppure “Heart” perché adoro vedere almeno un ECG ogni mattina a colazione.

RateGli assegno un meritatissimo 5 pillole su 5 !

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Grafica intuitiva e ben organizzata, che permette un rapido accesso alle abbondanti risorse multimediali (sotto forma di foto). Cos’altro dire? Che l’app è gratuita, nel pieno spirito di condivisione della cultura, quindi lascio a te la libertà di scaricarla immediatamente.. per una volta tanto, sia su Android che su iOs!!

 

Perchè dunque le immagini?

Tutto quanto si pensa, si pensa necessariamente per immagini

(Aristotele, De anima, III, 7, 432 a)

Aristotele sosteneva che le “immagini”, generate dalla “fantasia” venissero poi immagazzinate dalla memoria – esperienza. Ma queste immagini avevano bisogno di una realtà da cui derivare.

Il fatto di osservare immagini mediche condivise, giorno dopo giorno, creano esperienza. La stessa che si crea lavorando e facendosi le ossa in un settore lavorativo particolare. Esperienza genera la Gestalt, concetto iper-usato anche se poco definito. Può essere utile a chiarirci le idee un post apparso tempo fa sul blog St.Emlyn’s. Oltre alla classica definizione dalla metafisica aristotelica, secondo cui “Il tutto è più della somma delle sue singole parti”, io la descriverei più come intuizione:

Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione

(Il Perozzi, Amici Miei, 1975)

E’ ciò che ci permette, nel caos, di riconoscere velocemente e con discreta affidabilità i pattern di malattia. La differenza di ragionamento clinico tra un medico neoabilitato ed un medico di esperienza decennale risiede proprio nella Gestalt. Il clinico “esperto” (leggi: “con esperienza”) possiede la gestalt e applica il cosiddetto ragionamento euristico: vedo un paziente A –> A è simile a quel paziente B a cui quella volta è stata diagnosticata la YY malattia –> anche A avrà molto probabilmente la malattia YY. E’ un modo di ragionare rapido e a mio parere superiore: in termini di posizione, come in una piramide, rappresenta la forma più alta e acuta di ragionamento clinico. Ma deve avere delle solidissime fondamenta, create proprio nei primi anni di studio e di pratica lavorativa: questa base si chiama ragionamento algoritmico.

Non a caso ho citato Aristotele. La Gestalt potrebbe sembrarci una sorta di “verità rivelata”, di passepartout: una volta in possesso di questa avremo conquistato l’infallibilità medica? Sbagliato. Non si tratta di un’idea superiore e universale che abbiamo raggiunto nell’iperuranio, poiché non potremo mai applicare il concetto platonico di dualità dell’essere nel nostro ragionamento clinico! Il paziente è lì, davanti a noi, non è una copia di una “idea” di paziente ; non siamo più sui libri, che già faticano a descrivere le malattie nella loro variabilità; non è applicabile il concetto di universalità dell’idea di malattia. Ogni paziente manifesta il suo quadro, ha le sue caratteristiche, che la mente poi astrae e… intuisce con la Gestalt.

Lo scopo di quest’app mi è sembrato quello di creare “esperienza aristotelica” e Gestalt attraverso immagini, sulla base di una cultura preesistente, ed è uno strumento ottimale per qualsiasi professionista sanitario, a qualsiasi livello esso sia.

Perché la Gestalt uno se la può fare anche a 4 anni dalla pensione:

“Non si smette mai di imparare”

(Anonimo)

Ma, per quanto possa essere figo usare il ragionamento euristico.. quando questo fallisce è bene tornare sempre alla vecchia clinica, basata su algoritmi e alberi di diagnosi differenziale (… grazie google!!!!).

Concludo il solito “sproloquio filosofico” approfittandone, dato che siamo a dicembre, per farti in anticipo gli auguri!! E ci rileggiamo nel 2016!!!

Versione: 6.4.1

Testato su Apple iPhone 4S

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