domenica 24 Ottobre 2021

Avrà la Babesiosi?

Le malattie rare hanno sempre suscitato in me sentimenti discordanti. Da un lato, la frustrazione di non pensarci anche quando avrei dovuto tenerle in considerazione nella diagnosi differenziale, dall’altro, quella sorta di euforia che ti prende quelle rare, rarissime volte in cui ho fatto centro, stupendomi io per primo del risultato. E’ stata appena pubblicata sul New England una revisione sulla Babesiosi, malattia che non ho mai incontrato nella mia vita professionale, almeno così credo. Un buona occasione per uno studio o un ripasso.
Il nome Babesiosi deriva da Victor Babes, un patologo e microbiologo ungherese che per primo identifico il microrganismo all’interno degli eritrociti di alcuni bovini ammalati di emoglobinuria febbrile nel 1888.
Il primo caso di infezione umana venne però dimostrata solo mezzo secolo più tardi.

Non è mia intenzione approfondire l’argomento, ma solo tracciarne i punti salienti. Chi non avesse libero accesso al NEJM può trovare qui di seguito delle valide fonti bibliografiche.
CDC-gov
Emedicine-Medscape

Epidemiologia

La Babesiosi umana è una zoonosi trasmessa da un animale infetto per mezzo di una zecca del genere Ixodes che funge da vettore.
Esistono più di 100 specie del protozoo Babesia in grado di parassitare una serie di animali e anche l’uomo.
Negli Stati Uniti la specie più comunemente identificata è la  B. microti mentre in Europa la B. divergens è quella che si riscontra più di frequente.
L’ospite intermedio tipico negli Stati Uniti è un roditore chiamato Peromyscus leucopus.
In Italia sino ad ora pare che sia stato diagnosticato un solo caso di Babesiosi

L’uomo è ospite occasionale, mentre quello definitivo è la zecca.
La Babesia è un parassita obbligato degli eritrociti, la cui emolisi dà ragione della maggior parte del quadro clinico.
Sebbene assai rara, è possibile la trasmissione attraverso le trasfusioni di sangue o emoderivati, così come è stata descritta anche una forma congenita.

Manifestazioni cliniche
La presentazione clinica può variare da forme subcliniche a forme fulminanti.
In genere i sintomi compaiono da 1 a 4 settimane dopo la puntura della zecca o da 1 a 9 settimane dalla trasfusione ( ma in taluni casi sino a 6 mesi).
Malessere generale, astenia si accompagnano a puntate febbrili che superano i 40°C con sudorazione brivido , cefalea ed artralgie e mialgie.
All’esame obiettivo si può evidenziare una splenomegalia talora associata a ittero, epatomegalia ed eritema del faringe.
Gli esami di laboratorio dimostrano un’anemia emolitica spesso associata a trombocitopenia.
La malattia dura 1 o 2 settimane ma l’astenia può persistere per mesi.
La gravità della malattia dipende dalle condizioni generali del paziente e dal suo livello di immunocompetenza.
Più gravi sono infatti le manifestazioni cliniche negli immunodepressi, negli splenectomizzati, negli ammalati di cancro e in coloro che risultano affetti da malattie croniche. Anche bambini e pazienti con più di 50 anni sono a maggior rischio.
Le complicazioni acute più temibili sono la CID, l’ARDS, ma anche insufficienza cardiaca, epatica e la rottura della milza possono complicare la malattia.

Diagnosi
La diagnosi andrebbe sospettata in tutti i casi di febbre elevata inspiegabile in soggetti provenienti da aree di endemia : in particolare zone nord occidentali degli Stati uniti o che sono stati sottoposti a trasfusioni nei due mesi precedenti.
La diagnosi definitiva viene in genere ottenuta attraverso l’identificazione del parassita sul sangue attraverso le colorazioni di Giemsa e Wright. L’aspetto dei merozoiti raggruppati a formare una croce di Malta sebbene di riscontro inusuale risulta patognomonico.

Sebbene le forme ad anello della Babesia possano assomigliare al P. Falciparum. la storia clinica ed un accurato esame del vetrino sono di solito dirimenti.

Terapia
Nei pazienti immunocompetenti, una combinazione di Atovaquone e Azitromicina rappresenta il trattamento di scelta delle forme lievi -moderate.
Nelle forme severe è da preferire la combinazione Clindamicina ev e Chinino per os. Il trattamento va continuato per diverse settimane (almeno 6). Criteri di gravità sono considerati una parassitemia > del 10%, la presenza di insufficienza renale , epatica o respiratoria o di anemia severa.

Commento personale
C’era veramente bisogno di fare un post su una malattia che probabilmente non incontreremo nella nostra vita ? Forse no, ma l’idea di allargare il nostro orizzonte quotidiano è una cosa che credo non possa che farci del bene.
Le malattie rare esistono e sono dimenticate proprio perché ricordarsi della loro esistenza non é mai facile.

Carlo D'Apuzzo
Ideatore e coordinatore di questo blog | Medico d'urgenza in quiescenza | Former consultant in Acute Medicine | Specialista in medicina interna indirizzo medicina d’urgenza e in malattie dell’apparato respiratorio | #FOAMed supporter | @empillsdoc

5 Commenti

  1. E’ vero che statisticamente non incontreremo alcune malattie, sul nostro cammino.
    Ma la statistica è quella cosa che afferma che “se hai la testa nel forno e il culo nel frigo, statisticamente stai bene”.
    Personalmente, anche da medico specialista in patologie esotiche (magari fossero “erotiche”), ho diagnosticato e trattato oltre 800 casi di malaria, ma solo uno di babesiosi (bello, il parassita intraeritrocitario, assomiglia al plasmodio, per cui è facile connfondersi)…per cui starò sempre accorto, perché è facile diagnosticare malattie comuni, meno facile è pensare a patologie un po’ fuori dal nostro contesto quotidiano…
    Comunque, per queste ultime ci sono sempre i Tropicalisti 😉
    Bravo, Carlo, per tenere sempre desta l’attenzione sulle cose inusuali!!

  2. Credo che questo post e più che utilissimo. Vi segnalo che le zecche in causa si trovano in un piccolo parco recintato in Senago, provincia nord Milano e hanno morso mio figlio che ha maneggiato ignaro dei rami di bambù cadute per terra. Aspetto con ansia eventuali segni clinici di infezione.

    Ringrazio molto Dr, Carlo D’Apuzzo per le ottime informazioni fornite.

  3. Mi permetto solo di correggere la nazionalità di Victor Babes, che non era ungherese ma rumeno puro sangue. Ha studiato pero a Budapest….

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