giovedì 22 Febbraio 2024

Benda d’Israele

Tobia

Tobia era alla guida del suo scooter. Il lavoro lo attendeva ma era presto ed il sole non si è era ancora levato. Così come non si erano ancora sollevate completamente le palpebre di Antonio, impedendo così ai suoi occhi di vedere sopraggiungere l’incolpevole Tobia. Ad un incrocio. Camion contro scooter.

La conseguenza è il motoveicolo rotto sulla strada e un Tobia rotto a terra. Con una gamba destra con una postura anomale dove Tobia non riesce a capire se è maggiore il dolore che sente o il sangue che vede.

Io lo trovo già impacchettato al giallo 3 della mia sala emergenza. Sta dormendo un sonno profondo senza dolore regalato da un mix farmacologico di morfina, ketamina e midazolam. E la sua gamba ha smesso di sanguinare, almeno per il momento, grazie all’azione di mani compassionevoli, forti e soprattutto competenti. Mi preparo a guardare la gamba ma non vedo le solite garze bianche. Vedo una benda. Dura. Elastica. Tenace. il 118sta uscendo mi racconta di una benda israeliana. Io inizio a srotolarla, poi faccio un paio di foto e mi metto a studiare. Perchè me ne sono già innamorato e la vorrei.

Da Archivio Personale

ABCDE nel trauma

La principale causa di morte per trauma rimane l’emorragia e tra queste, le morti più facilmente evitabili sono quelle dovute alle emorragie massive dagli arti.

Il primo trattamento, seppur temporaneo, è la pressione diretta sulla foce del sanguinamento: si risolve il problema o si guadagna tempo per una risoluzione definitiva alternativa.

Bisogna pertanto fare un scatto: trasformare il nostro ABCDE in XABCDE – dove ci X sta per eXsanguinating.

Foto di Sigmund su Unsplash

L’ ABCDE è il tradizionale espediente mnemonico utilizzato universalmente per ricordare i passaggi della valutazione primaria (Airway, Breathing, Circulation, Disability, Expose/Environment).

Il PHTLS ha introdotto un nuovo approccio alla valutazione primaria che riconosce la minaccia immediata e potenzialmente irreversibile rappresentata da una emorragia massiva di un arto o da una emorragia giunzionale. La “X” posta prima del tradizionale “ABCDE” descrive la necessità di gestire l’emorragia massiva (eXsanguinating) immediatamente dopo aver stabilito la sicurezza delle scene e prima di affrontare le vie aeree.

Foto di Andrej Lišakov su Unsplash

Stop The Bleed

Pertanto, ancor prima della stabilizzazione delle vie aeree, deve avere la precedenza il controllo del sanguinamento grave da un arto o da un altro sito esterno comprimibile. Successivamente si potrà Gestire le minacce delle vie aeree, assicurare una ventilazione adeguata, valutare il quadro circolatorio e neurologico e provvedere alla corretta esposizione del corpo.

La scelta del presidio si baserà sull’area della lesione: agli arti si posiziona un tourniquet (a cinque o sei cm dalla ferita, o alla radice dell’arto), nelle aree giunzionali (dove gli arti si articolano al tronco) o direttamente sul sito di sanguimento si potrà comprimere e cercare di arrestare il sanguinamento utilizzando uno zaffaggio (wound packing) con garze emostatiche o, se non disponibili, con garze semplici, ricoperte con un bendaggio compressivo o benda israeliana. Torace ed addome richiedono un approccio chirurgico e poco o nulla può esser fatto sul territorio, per bloccare un’emorragia interna.

Eccola qua la nostra ricercata. Wanted Benda Israeliana.

“Bendami, o Diva, di Israele”

La Benda Israeliana è un dispositivo utilizzato in emergenza per la gestione delle emorragie.

È stata inventata negli anni ’80 da un medico israeliano per rendere più semplice e rapido il trattamento di una emorragia ed il suo uso è stato introdotto proprio dall’esercito israeliano, per poi essere comune nell’ambiente militare e successivamente nel soccorso extraospedaliero.

La Benda israeliana unisce le caratteristiche di tamponamento, di pressione e di fissaggio, permettendo la compressione costante della ferita, manovra prioritaria per il controllo delle emorragie. E’ un tipo di bendaggio compressivo dove la pressione non è esercitata uniformemente sulla circonferenza dell’arto, ma maggiormente al di sotto di un gancio plastico presente nella stessa, studiato appositamente per creare una pressione locale, senza creare un “effetto laccio “ all’arto; un concetto “vecchio”, che deriva dall’approccio alle emorragie degli anni 70-80, che però ha creato uno strumento efficace nella gestione di quelle emorragie trattabili con una semplice compressione locale diretta, che per motivi logistici non può essere mantenuta manualmente.

La benda israeliana si trova confezionata in una confezione sottovuoto. Questo perchè deve essere priva di batteri o altri microorganismi che possano infettare la ferita e il confezionamento sottovuoto preserva la sua sterilità.

Una volta aperta avremo in mano un rotolo con un gancio davanti.

Ad una estremità ci sarà davanti una garza bianca che contraddistingue la parte interna e che sarà da posizionare sulla ferita e dietro una barra di pressione in plastica a forma di “C”. All’estremità opposta della benda ci sarà invece una bacchettina, sempre di plastica che servirà per bloccare la benda una volta effettuata la fasciatura.

I video sottostanti, meglio di mille parole, mostrano indicazioni e pratica d’uso.

La tibia di Tobia

La benda ha protetto la tibia di Tobia per una 15 minuti. Al mio arrivo, quasi con tristezza e dispiacere, sono costretto a srotolarla per permettere a me ed agli occhi dell’ortopedico una visione diretta del tipo di lesione. E nulla. Vediamo tutto. Benissimo. Senza sangue. E senza dolore. L’ortopedico vince un osso rotto da aggiustare, io una nuova idea per un post ed una cosa nuova da apprendere. Semplice ma fondamentale. Come noi, medici d’urgenza.

Davide Tizzani
Davide Tizzani
Specialista in Medicina Interna, ma specializzando ancora nell'anima. Esperto di Niente. Interessato a Tutto. Appassionato delle tre E: ecg, ega, ecografia. @DavideTizzani |

2 Commenti

  1. Innanzitutto, vorrei ringraziare per la pubblicazione di questo post, inerente un presidio emostatico di ampio uso ormai da tempo in teatri operativi militari, ma effettivamente per lo più sconosciuto ai civili.

    In qualità di medico militare (nonché specialista in Medicina d’Urgenza), mi permetto di aggiungere soltanto alcune notazioni in merito, inerenti l’uso del dispositivo.

    Nelle ferite traumatiche soprattutto da scoppio con cui frequentemente ci si trova ad avere a che fare in teatro operativo, a causa dei loro margini irregolari e frastagliati, difficilmente si riesce ad ottenere l’emostasi con il field dressing, poiché questa più comune tipologia di medicazione mal si adatta (per forma, deformabilità e dimensioni) a questi tipi di ferite: la pressione non uniforme esercitata sulla ferita fa sì che l’emorragia non venga tamponata adeguatamente. Questa è la classica situazione in cui si ricorre all’utilizzo di bende israeliane, che vengono applicate non isolatamente, bensì sopra al field dressing, come ulteriore spessore, per aumentarne l’efficacia emostatica. La benda israeliana è costituita da medicazione sterile + bendaggio elastico + dispositivo in grado di applicare fino a 13 Kg di pressione sulla ferita + barra di chiusura che serve sia per fissare la benda, sia per applicare pressione aggiuntiva. La sua applicazione è comunque preceduta dal wound packing, riempiendo la cavità della ferita con garze sterili o più frequentemente emostatiche come le Quick Combat Gauze; altre volte invece si preferisce inserire nella ferita agenti procoagulanti in polvere o in granuli come il Celox, oppure tamponi/medicazioni impregnate come il QuickClot e/o garze impregnate come il Celox Gauze e il QuickClot Combat Gauze. Recentemente, infine, è stato introdotto un nuovo agente emostatico che consta di silice (che funge da carrier per il rilascio controllato) contenente Acido Tranexamico in qualità di agente emostatico.

    Spero di non avervi troppo annoiato con la mia prolissità, e ringrazio ancora l’autore per aver pubblicato in merito a questo presidio.

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