sabato 18 Settembre 2021

C’è un accesso venoso a rischio? Usa la colla!

Sono le quattro del pomeriggio, giunge in ambulanza un anziano agitato. L’infermiere del 118 riferisce che in casa di riposo si era già strappato un accesso venoso posizionato alla piega del gomito. Il signor Celestino ha 84 anni è ospite da due anni di una casa di riposo. Da due giorni ha la febbre alta, è tachicardico, dispnoico ed agitato, presenta le ascelle asciutte. Il work-up eseguito in PS evidenzia una sepsi da addensamento polmonare. È necessario infondere liquidi e terapia antibiotica endovena ma lo stato di agitazione aumenta enormemente il rischio che l’accesso venoso si dislochi o addirittura venga strappato.

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II posizionamento di un piccolo catetere intravenoso costituisce la manovra invasiva più utilizzata al mondo. Solo negli States si calcola che vengono posizionati all’incirca 330 milioni di cateteri endovenosi ogni anno. Una volta incannulata la vena è necessario assicurare alla cute la parte esterna del cateterino evitando in tal modo movimenti della cannula intravasale. Movimenti anche impercettibili della cannula sono responsabili di irritazioni della parete venosa, dolore, occlusione del catetere, flebiti e soprattutto infezione, tutti fattori che influiscono notevolmente sull’outcome del paziente. Tra l’altro il riposizionamento di un accesso venoso è una manovra ad alto rischio di complicanze in quanto si è costretti a scegliere vene di seconda scelta rispetto al primo tentativo.

Certamente la manovra ecoguidata ha ridotto il numero di tentativi infruttuosi ed il ricorso alle bende adesive trasparenti di poliuretano permette di assicurare alla cute la parte esterna della cannula visualizzando contemporaneamente il punto di inserzione.

Di recente è stato valutato l’uso del cianoacrilato ( la “colla” che si usa di routine per accostare i lembi di piccole ferite superficiali) per fissare la parte esterna della cannula. G. Simonova nel 2012 evidenziava come il cianoacrilato associato alla medicazione con poliuretano aumentasse di ben 4 volte la resistenza della cannula alle trazioni rispetto all’uso del solo poliuretano. Non solo, nello stesso studio Simonova sottolineava le proprietà antibatteriche del cianoacrilato in particolare contro lo Stafilococco aureo e lo Streptococco epidermidis.

Alla fine del 2015 è stato reso pubblico l’esito di un Trial randomizzato controllato eseguito su pazienti di un Pronto Soccorso australiano. 195 pazienti erano stati trattati con la tecnica standard (pellicola di poliuretano) e 185 con la colla associata alla tecnica standard. A 48 ore la percentuale di cateteri dislocati era del 14% (26) nel braccio dei pazienti trattati con solo poliuretano e del 7% (14) tra i pazienti trattati anche con la colla. Il numero di flebiti, di occlusioni e di infezioni era grosso modo lo stesso nei 2 bracci. Le conclusioni del trial sono incoraggianti: il ricorso alla colla in aggiunta alla medicazione con poliuretano riduce la probabilità di dislocazione di cateteri endovenosi.

Colla a tutti?
Certo che no. E’ stato gia discusso qualche tempo fa dell’eccessivo ed infondato ricorso all’incannulamento endovenoso in Pronto Soccorso. Usare la colla di routine farebbe lievitare enormemente i costi. Nel caso del signor Celestino il ricorso alla colla per fissare ulteriormente la cannula alla cute potrebbe essere una buona idea.

 

E per rimuoverla?
basta lasciare per qualche secondo sul sito dov’è la colla una garza imbevuta di clorexidina.

 

Ciro Paolillohttp://www.alifeatrisk.com
Direttore Pronto Soccorso Spedali Civili di Brescia

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