13
Feb
2015
37

Curare un papà

P.T. ha 75 anni, un corpo indebolito da un nemico mai amato chiamato Parkinson ed una mente mai stanca, ancora pronta a sfidarlo, quotidianamente, per vincere.

P.T. ha studiato medicina tutta la vita; conosce cosa succede quando i muscoli stanchi si ribellano alla mente, sa cosa lo aspetta alla fine della corsa, sa perchè dovrà smettere di correre.

Ma nonostante la fatica, non è ancora il tempo di fermarsi: P.T., non potendo più correre, cammina, anche se ogni tanto incespica, e guarda avanti. Fino alla sera di un mercoledì fino a quel momento qualunque in cui il suo piede stanco incontra un ostacolo troppo alto o forse troppo basso, braccia troppo deboli non riescono a proteggere la testa che bacia una sporgenza fino a quel momento innocua.

Il tempo di di dirgli “non avere paura” che il sangue inonda spazi non suoi, la nebbia scende nei suoi pensieri ed un ciao non detto diventa un saluto mai rimpianto abbastanza.

 

Questo non è un post clinico. Non scopriremo cosa suggeriscono le linee guida davanti ad un emorragia subaracnoidea, un ematoma subdurale ed un emorragia intraparenchimale. Non tratteremo il rischio di un ematoma subdurale cronico a distanze di 14 giorni. Non parleremo della capacità di formulare una prognosi di qualità e quantità di vita di fronte ad un GCS 5 traumatico. Non discuteremo della probabilità di una pancreatite acuta durante NET o del rischio di sposizionamento di SNG e con conseguente polmonite ab ingestis. Volevo parlarvi di altro. Tutt’altro.

 

P.T. è mio papà. Una domenica completamente diversa dalle altre P.T. diventa il mio letto 18. Il mio paziente preferito ed il mio miglior amico. Medico curante e familiare allo stesso tempo. Responsabile di cure e di scelte da condividere con i familiari stessi. 12 ore da una parte del letto, 12 ore dalla parte opposta.

 

Da bambino mio papà è stato il mio medico preferito; da giovane studente è stato il medico che volevo diventare; da specializzando all’ultimo anno, prima del passo nel mondo dei grandi, mio papà mi ha insegnato cosa vuol dire essere medico. Un Medico vero.

 

Credo di poter dire paradossalmente di aver avuto la fortuna di poter essere il medico di mio papà.

Ho avuto paura di non farcela, di non esser abbastanza bravo, di non essere abbastanza forte, di non essere adeguato. Sapevo di non essere il medico migliore per mio papà, ,ma sapevo di poter essere il medico che si sarebbe impegnato di più. E ho capito che con l’impegno, qualunque sia il risultato, si vince sempre.

Ho compreso che un curare un paziente vuol dirlo temporaneamente adottarlo. Non sarà un paziente ma sarà il tuo paziente. Anche solo per il tempo di una visita. I suoi problemi temporaneamente i tuoi problemi,

Ho capito lo strazio di parenti che non riescono a comprendere razionalmente un evento drammatico che il cuore continua a rifiutare.

Ho compreso il dovere del medico di essere una guida, di essere una speranza senza essere un illusione, di essere il coraggio per paziente e familiari per iniziare un viaggio in terreni inesplorati ed ignoti, di prenderli per mano per farli orientare.

Ho partecipato nella doppia veste a scelte dolorose e difficili, a decisioni in cui non vi erano risposte corrette ma solo incertezze: ho compreso la bellezza del coinvolgimento globale del paziente e dei familiari e di un abbraccio al momento delle dimissioni, figlio di questa chiarezza e franchezza.

Ho imparato che bisogna curare i pazienti con il cervello, ascoltare familiari con gli occhi e parlare ad entrambi con il cuore.

 

Ho scoperto le lacrime calde di un martedì mattina distanti due mesi fino a quel momento qualunque quando mio papà prendeva la strada di casa. Fare bene il medico significa avere la fortuna di gustare il dolce sapore di quelle lacrime.

 

uomo_che_pensa

 

 

Oggi è il compleanno di mio papà. E’ probabile che al posto dei regali dovremo riposizionare il SNG, cambiare il catetere vescicale e medicare piaghe di un corpo che si sta progressivamente indebolendo. Persistono domande senza risposte, la sensazione di scelte difficili che forse non sono state corrette.

Poi mi giro e lo vedo a letto, adesso senza dolore; a volte piange, non mi ha più sorriso, ma mi piace immaginarlo che lo vorrebbe farlo. Fuori nevica. Capisco che nessuna scelta è sbagliata quando fatta con cuore, cervello e coraggio. Allora riesco a sorridere, mi avvicino a mio papà e trovo il coraggio per dirgli: “Grazie”. Finalmente.

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19 Commenti

  1. felix

    Bellissimo articolo, ti faccio i miei complimenti e di piu’ … ti abbraccio perché come figlio sto attraversando i prodromi di una situazione simile … e posso capire .

    1. chiara

      L’essenza di quello che ciascuno di noi, prima ancora delle competenze, dovrebbe avere per potersi definire un buon medico! Complimenti per l’articolo!

  2. Davide, difficile commentare un post come questo senza correre il rischio di essere scontati e banali. Impossibile, d’altro canto, astenersi limitandosi a farsi accarezzare dalle parole di un uomo, figlio e medico al tempo stesso. Hai detto che in questo post non hai parlato di medicina, io invece penso che da esso si possa imparare molto sul significato del nostro lavoro e del nostro posto nel mondo. Grazie.

  3. Isabel

    Bravo Davide, per tutto quello che hai fatto e per il coraggio che hai avuto nel ricoprire questo difficile ruolo di medico e figlio. E grazie per le belle parole che ci hai regalato! Un abbraccio! E auguri al Tuo Papà !

  4. Monica Spinelli

    Caro Davide,
    io penso che in questo post ci sia più medicina e più umanità di quanta tu possa immaginare.
    Grazie per quello che hai scritto perché hai dato un senso alla mia giornata e anche a quella di tanti altri colleghi.
    Facciamo un lavoro difficile e a volte mi chiedo se ne valga davvero la pena e tu mi hai appena risposto.
    Mando un abbraccio a te, a tuo papà ed alla tua famiglia.

  5. Eleonora Greco

    Bravo Davide! Non sapevo nulla…
    Il tuo post così delicato e coinvolgente mi ha accompagnata questa mattina venendo al lavoro con le lacrime agli occhi.
    Grazie per la tua condivisione….e tanti auguri per il tuo papà…

  6. Grazie per questo bell’articolo, c’è molta buona medicina in tutto quello che hai scritto, c’è soprattutto il ricordare che questo è un lavoro in cui servono cuore e,cervello, in cui la scelta delle opzioni è guidata qualche volta dalle linee guida ma nella maggiormpartendei casi, permil paziente anziano,le scelte sono difficili, non standardizzabili….grazie ancora per aver condiviso questa esperienza

  7. Giuseppe "Shane Falco" Viggiano

    Grazie, grazie, grazie…..non aggiungo altro…..anzi sì…..un abbraccio forte ed una stima infinita….

  8. Diego Naso

    Grazie Davide per questo articolo bellissimo, così denso di amore filiale e dedizione professionale…Grazie per averci ricordato quanto siano difficili certe scelte e quanto sia importante la condivisione con l’Ammalato, i familiari, i colleghi…Grazie per parole che fanno vibrare l’animo in ogni sua corda…Grazie per averci ricordato come le nostre scelte richiedano cuore ,cervello e coraggio…Grazie ancora e un abbraccio al Tuo Papà…

  9. Fabrizio

    In questi ultimi mesi ho avuto la fortuna di conoscerti e apprezzarti come medico e come persona e questo magnifico post non fa che confermare il mio pensiero. Sei grande.

  10. Carmelo Labate

    Post da stampare, piegare accuratamente, mettere in tasca e, ogni tanto, quando senti il bisogno di fermarti un momento, scegliere un posto molto silenzioso e leggerlo lentamente.
    Grazie.

  11. cristina runzo

    Ho più volte riletto questo post e ogni volta mi pare di cogliere nuove sfumature. ..grazie per quello che ci hai comunicato…insegnato…sia per noi un monito per cercare di “essere” dei veri medici ogni giorno. ..e non di vestire i panni del medico solo in alcune occasioni. ..un abbraccio!

  12. irma

    Caro Davide, tu, le tue sorelle e i tuoi fratelli, siete insieme alla vostra mamma, la più grande vittoria del tuo papà. Lui ha vinto comunque. E questo è il senso della vita. Comunque vada. Un abbraccio. Irma.

  13. Alida

    Pietro , con queste parole sei riuscito a farmi commuovere , penso allo (zio) , con affetto e tutti voi figli state facendo l’impossibile per aiutarlo.

  14. Aldo Soragna

    Concordo con Carlo, in questo post si respira e si impara più vera medicina che in mille testi; da leggere e rileggere…
    Grazie
    Un abbraccio a Davide al al suo papà

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