sabato 24 Febbraio 2024

EGA: meglio l’ago piccolo?

EGALa puntura arteriosa per l’esecuzione di un’emogasanalisi è una procedura che può essere a volte molto dolorosa e non priva di complicanze. Con gli anni, l’esperienza e quei piccoli trucchi che ognuno di noi ha imparato a utilizzare, l’ hanno resa sicura Uno degli accorgimenti che qualcuno adotta è quello di utilizzare un ago di piccole dimensioni così da minimizzare il trauma per il paziente. Questo modo di procedure che ha ovviamente un suo razionale è però suffragato da una qualche evidenza scientifica? In altre parole, la procedura è, in questi casi, meno dolorosa e vi sono un numero inferiore di effetti collaterali? E’ stato pubblicato come “online first” su Emergency Medicine Journal un lavoro che ha cercato di dare risposte a queste domande: ABG needle study: a randomised control study comparing 23G versus 25G needle success and pain scores

Lo studio

Nel periodo compreso tra giugno 201o e luglio 2012 presso il dipartimento di emergenza del Westmead Hospital di Sidney è stato condotto uno studio randomizzato in singolo cieco su pazienti che necessitavano, per il loro iter diagnostico-terapeutico, di un EGA arterioso. Al fine di rendere cieco lo studio sono stati  fatti indossare ai pazienti degli occhiali scuri che impedissero la visualizzazione delle dimensioni dell’ago o chiesto loro di chiudere gli occhi durante la procedura. Sono stati considerati eligibili per lo studio 119 pazienti, 63 randomizzati per ricevere il prelievo per l’EGA con un ago da 25G e 56 con quello da 23 G.

Criteri di esclusione sono stati:

  • età inferiore a 16 anni
  • pazienti critici le cui condizioni erano tali da pregiudicare la richiesta di consenso informato
  • condizioni mentali alterate o barriere linguistiche che non consentissero un’adeguata valutazione della scala di valutazione del dolore(VAS).

Westmead-Hospital-EmergencyObiettivi

Obiettivo primario dello studio è stato valutare l’insorgenza di dolore durante la procedura misurata attraverso una scala visiva (VAS) di 10 cm
Obiettivo secondario è stato parimenti verificare la difficoltà di esecuzione da parte dell’operatore, anch’essa misurata mediante l’utilizzo di una scala visiva di pari lunghezza.
E’ stato considerato come tentativo infruttuoso:
– un campiione con una quantita di sangue <0,5 ml
– un campione venoso valutato dall’operatore o dall’apparecchio dell’EGA
– un numero < di 3 tentativi inefficaci eseguiti da due diversi operatori

Risultati

Lo score medio del dolore è stato 3.5 (SD=2.7) per l’ago da 23 Ge 3.4 (SD=2.7) per quello da 25G con una differenza media tra i due gruppi di   0.1 (95% CI −0.9 a 1.1,p=0.83).
Lo score medio di difficoltà fu  di 3.4(SD=2.6) e 4.3 (SD=2.4) rispettivamente per gli aghi da 23G e 25G con una differenza media di 0.9 (95% CI −0.03 a 1.7, p=0.06). Questa differenza risultò non essere significativa anche per gli operatori che erano soliti usare aghi di differenti situazioni
Il gruppo di pazienti sottoposti all’EGA con un ago da 23G sperimento alcune complicanze minori quali ematoma, dolore o parestesie nella sede del prelievo arterioso in una percentuale superiore rispetto a quello su cui era stato utilizzato un ago 25G (21,6% contro 5,4%- p=0.03)

Conclusioni

Gli autori concludono che non ci sono differenze significative nello score del dolore riportato da pazienti sottoposti ad emogasanalisi con aghi di dimensioni di 23 o 25G, nè esistono per quanto ripostato dagli operaatori diverse difficoltà nell’esecuzione dell’EGA.

Limitazioni

Esistono per stessa ammissione degli aitori alcune limitazioni a questo studio.
In primis quello del Weastmead Hospital è uno studio monocentrico ed in singolo cieco ( il diverso colore delle siringhe ha impedito agli operatori di essere “ciechi” rispetto alle dimensioni dell’ago).
Non vi è stata una verifica diretta che i pazienti effettivamente non vedessero le caratteristiche dell’ago.

 

httpvh://www.youtube.com/watch?v=h4NIOVHHU2c

 

Considerazioni personali
La mia personale esperienza, peraltro limitata, con l’uso di aghi molto piccoli non è stata così felice come quella riportata dagli autori dell’articolo.Il numero di fallimenti decisamente superiore alla media So peraltro che invece questo approccio è perseguito con successo in alcuni dipartimenti di emergenza. Non stupisce che l’incidenza di complicanze minori sia inferiore nel gruppo in cui L’EGA è stato eseguito con l’ago più piccolo, anche se il 21,6% di complicanze nel gruppo che ha utilizzato l’ago da 23G sembrano tantine.
Una difficoltà obiettiva esiste poi , per studi come questo, che valutano diversi parametri utilizzando una scala visiva. La VAS ha il pregio di essere semplice e veloce, ma è un metodo di misura piuttosto grossolano, dove variazioni minime che possono fare la differenza in termini di risultato, non sono semplici da discriminare.
Per chi volesse approfondire il tema consiglio la lettura della pagina del blog di Stefano Ramilli MedicinaUrgenza.it dove potete trovare suggerimenti, video e anche un’applicazione per android.

 

Carlo D'Apuzzo
Carlo D'Apuzzo
Ideatore e coordinatore di questo blog | Medico d'urgenza in quiescenza | Former consultant in Acute Medicine | Specialista in medicina interna indirizzo medicina d’urgenza e in malattie dell’apparato respiratorio | #FOAMed supporter

2 Commenti

  1. Nella mia pratica quotidiana ho sperimentato che la puntura dell’arteria brachiale è più gradita al pz poiché ricorda un comune prelievo venoso mentre il maggior calibro della stessa aiuta anche l’operatore .Da evitare nel pz in TAO essendo di calibro > e più difficilmente comprimibile rispetto alla radiale.Saluti cordiali .
    Dott.ssa P.Micheli

    • Patrizia, grazie del tuo commento e per avere condiviso la tua esperienza. In effetti l’arteria omerale è in genere più facilmente accessibile e il prelievo spesso meno doloroso, anche se per le sue caratteristiche anatomiche di arteria terminale è considerata dai più una seconda scelta.

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