25
Gen
2018
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Globo vescicale: come lo svuoto?

L’anamnesi

Quando lo vediamo spuntare al Triage alla fine di un pesante turno di 12h, Gerlando non è in buone condizioni cliniche generali.

Si nota subito la magrezza patologica, la cachessia e la facies neoplastica.

Ci mostra gli esami del sangue fatti ieri: creatininemia 10 mg/dl. Ha dolore in ipogastrio. Non ha storia di insufficienza renale.

 

L’esame fisico

Accede direttamente in sala Rossa. La pancia è tesa e dura alla palpazione.

Mentre l’infermiere effettua un prelievo per EGA ed elettroliti, prendo l’ecografo per cercare di orientarmi sperando che non si tratti di una IRA renale per tutto quello che ne consegue: catetere venoso centrale, ambulanza, reperibile, dialisi fuori dall’ospedale.

Un grandissimo impiego di risorse ed una prognosi peggiore per il paziente.

Post renale, post renale, post renale…ripeto a denti stretti…

 

I test

 

Tombola: globo vescicale ed idroureteronefrosi di III grado bilaterale.

Nel frattempo arriva l’EGA che mostra una grave acidosi metabolica ad AG aumentato. Potassio 8 mEq/l. QRS lievemente slargato ma niente bradicardia. OK possiamo gestire tutto in serenità in PS da soli

Terapia

Un po’ di Bicarbonato, calcio cloruro e catetere vescicale.

 

Come svuotarlo…

Gli infermieri mi chiedono se devono svuotare la vescica lentamente per il rischio di sanguinamento…

In letteratura sono presenti vari lavori che hanno valutato la velocità di evacuazione del globo vescicale tramite cateterismo vescicale.

Ve ne presento due.

Gli studi

Vediamo che dicono.

Rapid versus gradual bladder decompression in acute urinary retention.

Caratteristiche

Studio egiziano su 62 pazienti con ritenzione acuta di urine. Randomizzato.

Presunta ipertrofia prostatica benigna, escluse cause traumatiche o secondarie a chirurgia.

Esclusi pazienti che presentavano delle criticità (acuzie cardiologiche acute).

Il cateterismo avveniva attraverso un Foley a due vie.

Il gruppo I riceveva uno svuotamento rapido. Nel Il gruppo i primi 100 ml di urina venivano svuotati rapidamente. La restante parte si otteneva in 2 ore (veniva collegato un deflussore per flebo al catetere vescicale per regolare la velocità).

Risultati

Furono selezionati 62 pazienti con età media di 63 anni e con un ristagno medio di circa 1100 cc. Ci furono solo due casi di lieve ematuria trattati in modo conservativo nel gruppo I. Entrambi i gruppi ebbero simile riduzione del dolore (anche se gli autori non specificano come è avvenuta la ‘quantificazione’ del dolore).

Conclusioni

Gli autori concludono che non ci sia praticamente differenza nelle due pratiche.

Vediamo il II articolo

Urinary Retention: Benefit of Gradual Bladder Decompression – Myth or Truth? A Randomized Controlled Trial

Caratteristiche

Studio tedesco su 294 pazienti. Randomizzato. Età media: 72 anni. Ritenzione urinaria media: 1200 cc.

Trattamento

Primo gruppo: svuotamento rapido. Secondo gruppo: svuotamento graduale (venivano drenati 200 ml, poi il catetere veniva clampato periodicamente per 5 minuti fino al completo svuotamento).

Risultati

Nessuna differenza statisticamente significativa tra i due gruppi per quanto riguarda l’incidenza di sanguinamento (10-11% circa in entrambi i gruppi) o la gravità del sanguinamento (lieve in entrambi i gruppi).

Conclusioni

Lo svuotamento graduale è più complesso ed è time consuming

 

Considerazioni personali

Da tempo sono solito svuotare la vescica in un’unica soluzione.

Il crollo della pressione in vescica è massimo nei primi 100 ml, considerati da molti autori, senza chiara evidenza,  i più “pericolosi per il sanguinamento”.

Si è calcolato che la pressione intra-vescicale si dimezzi dopo il drenaggio di questo piccolo volume di urine.

Altri autori ritengono che la lesione responsabile del sanguinamento sia presente ancor prima del cateterismo vescicale e sia data,  come ci si potrebbe aspettare, dalla distensione della vescica.

Se è vero che i due metodi di svuotamento della vescica non si differenziano per svantaggi è anche vero che probabilmente non ci sono nemmeno reali vantaggi.

Sia il sollievo dal dolore che lo sviluppo di ipotensione (spesso dovuto a reazione “vagale”) sono simili nei due gruppi.

Il metodo lento o graduale prevede però un impegno da parte del personale infermieristico maggiore che spesso nelle giornate più affollate non possiamo dare.

Questi due piccoli studi, che non stravolgono la nostra pratica, ci permettono però di velocizzare e snellire il trattamento della ritenzione acuta di urine anche nella giornata più caotica.

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