Il trauma non è tecnologia

(Cosa ci insegnano davvero le nuove linee guida 2026 sulla cura del paziente traumatizzato)

Ci piace pensare che il trauma sia una questione di mani esperte, di decisioni brillanti, di gesti tecnici giusti fatti al momento giusto. Ma in PS chi è che deve occuparsi del trauma?

È una domanda meno banale di quanto sembri. Istintivamente verrebbe da rispondere l’anestesista. O il chirurgo. O l’ortopedicus ridens (senza offesa eh!) . La verità però è un’altra : a chiunque di noi tocchi, soprattutto se quel turno non lo abbiamo desiderato ma ci è stato imposto per carenza di personale, verrebbe da scappare dalla finestra.

Prima che si agitino le acque con le mie solite (volute) provocazioni dico la prima verità che mi sento di condividere: il trauma deve essere guidato dall’operatore più esperto presente in quel posto e in quel momento, il più skillato e che sa cosa fare, in grado di coordinare il team a mo’ di torre di controllo. Quindi se ci riconosciamo in questa descrizione, quella figura possiamo essere anche NOI.


Prima i fondamentali.


Se non lavori in un centro ad alta specialità sul trauma (tipo me), la faccenda si complica e non poco. Perché a piedi (o con mezzi propri) può arrivare qualsiasi cosa travestita di tutto punto, problema che getta un’ulteriore rogna su un’incombenza già bastevolmente rognosa di suo.

Il trauma spesso mente

E qui vado subito con il concetto numero due: il trauma spesso mente.

Basti pensare che lesioni potenzialmente pericolose che bisogna sempre (e dico sempre) cercare perché se le trovi tardi il paziente è ormai irrimediabilmente compromesso, sono quelle cervicali toraciche e pelviche. Si tratta di lesioni silenziose che fanno sembrare il paziente tranquillo, compensato, quasi normale…finché non lo è più. Perché il dente dell’epistrofeo potrebbe essere rotto, ma tenuto insieme dal collare posizionato sul territorio. Il torace e la pelvi possono contenere litri di sangue senza dirlo subito.
Nel paziente instabile, invece, è tutto più brutale, più onesto. C’è un sanguinamento da qualche parte. E va trovato e possibilmente fermato (STOP THE BLEED!) . Fai la POCUS subito. Stabilizza la pelvi con la cintura, drena il torace, togli il dolore.

Unpopular Opinion

la TC non è una priorità (!) ma un lusso. Va riservata solo quando le manovre di damage control falliscono e la POCUS è negativa ( sanguinamento cerebrale? Retroperitoneo?) .
Va bene, ho corso troppo. Ora possiamo parlare di linee guida, perché a questo punto diventa chiaro che il problema non è sapere tutto, ma sapere cosa cercare, cosa non perdere e cosa fare subito

trauma-2026-2

Il problema non è il trauma. È ciò che succede dopo.

Le linee guida partono da un concetto molto forte: il trauma è una delle principali cause di morte e disabilità nel mondo; molte morti, tuttavia, non dipendono solo dalla gravità delle lesioni, ma anche dalla capacità del sistema di riconoscere e trattare rapidamente i killer.

Il punto centrale attorno a cui ruota tutto il documento è infatti questo: la cura del trauma non è solo tecnica, è organizzazione. Servono competenze, strumenti basilari, protocolli, ruoli definiti, qualità e formazione continua.

Le linee guida EsTC sono state create per definire quali sono le risorse minime necessarie per stabilizzare e trattare un traumatizzato in modo sicuro anche in contesti con poche risorse. Non sono linee guida da centro trauma super-tecnologico , ma uno standard realistico e adattabile a quasi tutte le realtà.

Un dato importante che potrebbe stupire : molte carenze registrate alle nostre latitudini non riguardano solo la diagnostica o le sale operatorie, ma anche cose semplici come ossigeno, comuni presidi per le vie aeree (cannule orofaringee o nasofaringee), fluidi per il riempimento volemico, il materiale per il controllo dell’emorragia , per non parlare della formazione continua e dell’organizzazione in generale ( quindi popolo del PS… ci siamo dentro tutti)!

I “diritti” del paziente traumatizzato

Viene usata una parola molto forte: rights of the injured, cioè i diritti del ferito. Non “obiettivi” nè “raccomandazioni”, ma cose che devono succedere sempre e ovunque:

– Le lesioni che minacciano la vita devono essere trattate rapidamente e secondo priorità corrette
– Le lesioni potenzialmente invalidanti devono essere trattate SUBITO per ridurre disabilità e perdita di autonomia
– Dolore e sofferenza psicologica devono essere minimizzati.

Questo significa che ogni ospedale dovrebbe garantire senza indugio l’ apertura e il mantenimento delle vie aeree ( cannule, manovre manuali) , l ‘ossigenazione ( ossigeno e ventilatori), il riconoscimento e il trattamento di PNX iperteso/emotorace (POCUS – drenaggio con ago), controllo rapido dell’emorragia (compressione manuale/Tourniquet) , riconoscimento e trattamento dello shock (emogas, riempimento volemico) , prevenzione del danno cerebrale secondario ( ossigeno,liquidi) , riconoscimento di lesioni addominali e intestinali (POCUS), trattamento delle lesioni degli arti (bendaggio, steccobende), restrizione motoria delle lesioni spinali ( collare cervicale ), disponibilità di farmaci e analgesia.
Strumenti che pressoché tutti abbiamo nei nostri PS a qualsiasi livello di struttura e che ogni operatore , nel suo ruolo specifico, deve possedere. 

Core ed Extended

Le linee guida dividono tutto in due categorie:

Categoria Core: significa competenze e/o strumenti che devono esserci sempre a qualsiasi livello di struttura e che ogni operatore , nel suo ruolo specifico, deve possedere. 

Categoria Extended: significa competenze e/o strumenti avanzati, appannaggio di centri di livello avanzato in grado di migliorare la probabilità di successo (fino alla restitutio ad integrum) ,che non può realisticamente essere presente in tutte le realtà. 

Per dirlo in breve: non tutto deve essere fatto da tutte le parti, ma quello che è Core deve essere garantito sempre e ovunque. Le linee guida sottolineano anche che alcuni elementi Extended possono diventare Core in strutture con alto volume di trauma o con maggiori risorse. 

trauma-2026-3


Questa foto di Autore sconosciuto è concesso in licenza da CC BY-SA

Esempio pratico (che fa riflettere)

  • Saper riconoscere un’airway compromessa → CORE
  • Saper fare jaw thrust /chin lift→ CORE
  • Ventilare con maschera e AMBU → CORE
  • Intubazione oro-tracheale  Extended

ABCDE, ma senza storytelling

trauma-26-4

Airway

Dico un’altra cosa forte (e me ne scuso), ma purtroppo vera.

Se il paziente muore perché non respira, non è colpa solo del trauma, ma diventa anche nostra se non garantiamo subito una pervietà delle vie aeree. Non per forza definitiva, ma efficace.

Il fallimento dell’Airway è infatti ancora una delle principali cause di morte evitabile nel trauma. Perché se non siamo skillati sul tubo (e non siamo tenuti ad esserlo alla stregua degli anestesisti… altrimenti avremmo fatto gli anestesisti!!) non dobbiamo pensare di essere disamati: i presidi sovraglottici non sono un ripiego, né una vergogna. Sono una strategia perché permettono di ossigenare, ventilare e prendere tempo fino alla via definitiva. Questo è Core. Ed è mia responsabilità professionale saperli usare , skillarmi a dovere e mantenere viva la formazione con corsi di simulazione periodici.

C’è un altro punto che vale la pena chiarire subito. Abbiamo detto che l’intubazione oro tracheale non è un atto dovuto, è una competenza. E se non la possiedi, non la improvvisi.
La via aerea AVANZATA la gestisce chi la sa gestire, non necessariamente il trauma leader, che può tranquillamente essere il MEU se formato a dovere sul trauma. Nel team che si approccia al paziente traumatizzato , se c’è un medico delle vie aeree è lui che deve occuparsene.
Il Team leader coordina, decide, ma non deve per forza intubare.
Altro punto delicato, che spesso si sottovaluta, ma che è strettamente correlato a questo concetto, è la sedazione. Per ottenere una via aerea definitiva a paziente vigile devi sedare (mica gli puoi cacciare giù un tubo a mente sana!). Nel trauma, però, la sedazione non è mai neutra, il rischio è spegnere l’unico drive emodinamico che il paziente ancora possiede. Per questo , sia la sedazione che l’intubazione nel trauma devono essere ragionati, preparati, e protetti. Non è un passaggio tecnico, è una decisione critica che va soppesata sempre.
Sono quindi Core in tutti gli ospedali (anche quelli senza servizio di anestesia):

  • Riconoscere un problema di A
  • Eseguire manovre manuali per risolvere A : chin lift, jaw thrust, recovery position
  • Mantenere la protezione cervicale
  • Cannule orofaringee/nasofaringee
  • Aspirazione bronchiale
  • Ventilare con AMBU e maschera

Sono invece Extended negli ospedali di secondo e terzo livello

  • IOT e ventilazione invasiva
  • Cricotiroidotomia

Breathing

La valutazione della difficoltà respiratoria e dell’adeguatezza della ventilazione è Core a tutti i livelli. L’ ossigeno è Core negli ospedali, così come saper riconoscere un PNX iperteso e decomprimerlo con ago ; è di competenza dei livelli più avanzati invece saper eseguire la finger toracotomy.
Altro piccolo addendum : il PNX iperteso non è una diagnosi da confermare con un imaging superiore. È una diagnosi clinica da trattare subito, altrimenti il paziente si arresta. Se lo stai cercando con la TAC sei già in ritardo. Lo devi sospettare sempre nel paziente con emodinamica instabile (il mediastino che sbandiera fa precipitare la pressione!) e va trattato d’embleè tramite drenaggio con ago, piccolo gesto che cambia radicalmente l’outcome del paziente, la cui esecuzione dettagliata viene mostrata nel video qui sotto. E’ considerata una procedura d’emergenza e non necessita di alcuna diagnostica superiore.

Nel trauma toracico, le linee guida ricordano anche l’importanza del controllo del dolore, della fisioterapia respiratoria, dei blocchi analgesici e, nei centri più avanzati, delle competenza per la toracotomia.

Sono quindi Core in tutti gli ospedali (anche quelli senza servizio di anestesia):

  • Riconoscere un problema di B
  • Saturimetria e somministrazione di ossigeno
  • Riconoscere e trattare un PNX iperteso ( se non lo tratto subito il paziente muore!non posso aspettare che arrivi nel trauma center!)

Sono invece Extended negli ospedali di secondo e terzo livello

  • Posizionamento di drenaggio toracico
  • Ventilazione invasiva

Circulation

Il trauma sanguina. Ogni minuto in cui non comprimi una fonte di sanguinamento e non rimpiazzi il volume circolante è un minuto perso. Il riconoscimento dello shock ( shock index, Base excess) e il controllo meccanico dell’emorragia è Core a tutti i livelli. Servono cose semplici: un orologio per contare la FC, uno stetoscopio (incredibile!) , un bracciale per la pressione, la valutazione clinica.
Sono quindi Core in tutti gli ospedali :

  • Riconoscere un problema di C (shock emorragico)
  • Compressione diretta, bendaggio compressivo
  • Tourniquet in situazioni estreme
  • Splinting delle fratture per ridurre sanguinamento e dolore
  • Accesso venoso periferico
  • Cristalloidi
  • Capacità trasfusionale
  • ECG/monitoraggo
  • CV
  • Riscaldare /termoregolazione


Punto molto importante: la trasfusione deve essere disponibile a livello ospedaliero. Dove non esiste una banca del sangue formale possono essere previste strategie alternative come un’emoteca con sacche 0 negativo.

Trauma addominale

La valutazione clinica dell’addome è sempre Core.

L’esame obiettivo classico, tuttavia, può non bastare soprattutto a paziente incosciente, confuso, sedato o non collaborante.

La POCUS è considerata Extended al primo livello, ma è Core dal secondo livello in su. È fondamentale perché è rapida, meno costosa di altra diagnostica e non invasiva. Ti permette di capire da dove sanguina il paziente e di procedere alla TC solo se il paziente rimane instabile e non sanguina da nessuna parte visibile (se torace- addome- arti negativo, penso al retroperitoneo , alla testa o ad uno shock non emorragico)


Trauma cranico e spinale

Il trauma cranico viene affrontato con l’obiettivo principe di ridurre le lesioni secondarie: evitare ipossia, ipotensione, ipercapnia/ipocapnia inappropriate, ritardi nella decompressione di lesioni occupanti spazio

Sono quindi Core in tutti gli ospedali :

  • Riconoscere rischio o presenza di lesioni spinali
  • Immobilizzare
  • Monitorare la funzione neurologica
  • Mantenere una normotensione e ossigenazione
  • Prevenire complicanze come lesioni da pressione, ritenzione urinaria e infezioni urinarie

TC e RM diventano progressivamente più rilevanti nei centri avanzati. Il trattamento chirurgico delle lesioni spinali è Core nei centri terziari ed Extended nei secondi livelli se disponibili come competenze e risorse.

RM-encefalo-trauma-2026

Arti, fratture e lesioni neurovascolari

Le lesioni degli arti sono una grande causa di disabilità. Il documento insiste su un punto spesso sottovalutato: una frattura gestita male non uccide, ma può invalidare per sempre il paziente ( e aumentare i costi sanitari perché poi di quella disabilità ce ne dovremo occupare a lungo…)

Sono quindi Core in tutti gli ospedali :

  • Riconoscere le lesioni maggiori degli arti
  • Riconoscere la compromissione neurovascolare
  • Riconoscere la sindrome compressiva/compartimentale
  • Immobilizzare correttamente

L’immobilizzazione non serve solo per il dolore: riduce il sanguinamento, corregge le deformità, facilita il trasporto e protegge tessuti e strutture neurovascolari favorendo una guarigione p

Il mito della tecnologia

Siamo cresciuti pensando che la medicina moderna sia tecnologia: TC, RM, Ecografi, Ventilatori.

E invece queste linee guida ti sbattono in faccia un’altra realtà: molti dei problemi nel trauma non sono dovuti alla mancanza di tecnologia. Sono dovuti a mancata di organizzazione , assenza di formazione , e non riconoscimento delle priorità.
Il trauma è un problema di sistema, non si risolve con il singolo medico bravo. Si risolve con un triage che funziona, team che comunicano tra loro, protocolli chiari, ruoli definiti e trasferimenti rapidi verso i centri specializzati. Le linee guida parlano esplicitamente di registri del trauma , programmi di qualità , sistemi di triage e trauma team . Non è “burocrazia”, ma parte indispensabile della cura.

mito-tecnologia-trauma-2026
immagine generata con Copilot

Il paziente giusto, nel posto giusto, al momento giusto

Sembra una frase fatta ma non lo è. Molti pazienti non muoiono perché non c’è cura, ma perché arrivano in un posto impreparato oppure nel posto giusto ma troppo tardi. E questo è un problema che conosciamo bene , noi gente di periferia. Dopotutto, malgrado gli sforzi di centralizzazione dei pazienti da parte dei servizi di emergenza territoriali, è esperienza comune che i pazienti spesso si autopresentino oppure diventino instabili durante il tragitto verso il centro specialistico con necessità di stop tecnico dei mezzi di soccorso.

Quindi noi che non lavoriamo sempre dove i circuiti sono ben oliati come nei centri specialistici (e siamo la maggioranza!) abbiamo il dovere di essere pronti così come lo siamo per un paziente con un’emergenza medica. Perché la convinzione che ogni tanto riaffiora, esplicitamente o implicitamente, è che il trauma “vero” appartenga solo al Trauma Center, che gli ospedali periferici certi tipi di pazienti non dovrebbero vederli neppure da lontano.

Questo forse è vero ma la realtà non sempre rispetta i disegni dell’uomo, e prima o poi il trauma maggiore arriva. Magari è un paziente degente che si defenestra per disperazione. Oppure un incidente sul lavoro di un invisibile non in regola che viene scaricato davanti al vostro PS dopo essere stato trasportato nel cassone del camion. Oppure ancora una maxi-emergenza con centinaia di feriti che vengono ospedalizzati dappertutto e in ogni struttura disponibile .

Se ci riflettiamo bene e leggiamo attentamente queste linee guida, possiamo intravedere qualcosa di profondamente vero: le competenze Core sono quelle essenziali per la gestione del traumatizzato e non sono concentrate solo negli ospedali di riferimento, ma distribuite lungo tutta la rete.

Sono strumenti che abbiamo, gesti che possiamo e dobbiamo imparare e che sono accessibili agli operatori di qualsiasi presidio. Sono state definite tali proprio perché devono essere garantite ad ogni paziente indipendentemente dal luogo in cui avviene il primo contatto con il sistema sanitario.

E questo significa che anche l’ospedale periferico sperduto ha un ruolo fondamentale, che non è sostituirsi al centro di riferimento, ma è evitare che il paziente muoia o abbia disabilità permanenti prima di arrivarci. La centralizzazione è una delle grandi conquiste della traumatologia moderna, ma centralizzare non significa deresponsabilizzarsi.

E lavorare in un ospedale di primo livello non implica che possiamo prenderci il lusso di non formarci e non sapere cosa fare per stabilizzare e gestire le prime importantissime ore di questi pazienti. Perché per poter trasferire bisogna stabilizzare, e affinché il paziente arrivi vivo e nelle migliori condizioni possibili al centro HUB , deve aver già ricevuto una parte fondamentale della sua cura. E spesso quella parte è stata fatta in un normale pronto soccorso.

L’ostilità verso la periferia è un errore culturale


Talvolta chi lavora negli ospedali riceventi tende a considerare i centri periferici come strutture prive di reali competenze. È una visione a mio parere ingiusta e soprattutto errata.

Le linee guida non dicono che tutti debbano fare tutto, dicono che ogni livello del sistema deve essere in grado di svolgere le proprie funzioni essenziali (per chi si forma sul trauma, si tratta della valutazione primaria) ; se queste funzioni vengono eseguite correttamente, l’ospedale periferico non rappresenta un ritardo, ma una risorsa.

Questo comporta ovviamente una responsabilità: chi lavora in PS e in medicina d’urgenza ha il dovere professionale di mantenere vive queste competenze, perché il trauma è raro , e ciò che si vede raramente è facile da dimenticare. Le skill tecniche , non tecniche e cognitive vanno allenate attraverso formazione continua, scenari di simulazione, corsi dedicati, e lavoro in team. Perché l’obiettivo non è soltanto preparare un gesto, è imparare a pensare, anche quando si è convinti che pochi pazienti l’anno non valgano la pena di investire in questa formazione (giuro che mi è stato detto così!)

Allenarsi per il giorno in cui servirà

trauma-2026-training
immmagine generata con Copilot

Il nostro amato e odiato pronto soccorso è il centro nevralgico dove tutto succede e dove tutto può andare storto. Perché è affollato, imprevedibile , rumoroso e stanco . Eppure è da NOI che si decide tutto. Le linee guida, senza dirlo esplicitamente, ci stanno dicendo che se vogliamo migliorare gli outcome del trauma, bisogna migliorare il pronto soccorso. Non del centro specialistico, ma di qualsiasi ospedale. NOI.

C’è una frase che mi piace sempre citare quando facciamo formazione agli specializzandi o ai colleghi non urgentisti che si trovano per cause di forza maggiore a coprire turni nel nostro dipartimento , che credo riassuma bene tutto questo: la medicina d’emergenza è semplificazione, non banalizzazione.

Nel trauma questo è ancora più vero: non devi sapere tutto, né saper fare tutto; devi sapere quali sono i killer che mettono a serio rischio il tuo paziente, devi sapere cosa puoi fare subito e cosa non puoi permetterti di sbagliare . Soprattutto devi imparare a comprare tempo, per consegnare al centro di riferimento un paziente più stabile di come lo hai ricevuto. Spesso il destino del traumatizzato non viene deciso in sala operatoria, ma nella prima ora dall’evento. E quei 60 minuti , molto spesso, appartengono a NOI.

Bibliografia

Guidelines for Essential Trauma Care: Second Edition (2026)
Charles Mock, Timothy C. Hardcastle, Christine Gaarder, Amit Gupta, Adam Gyedu, Manjul Joshipura, Elmin Steyn, on behalf of the Essential Trauma Care revision author group
First published: 20 April 2026 – link

Autore

  • Veronica_Bandera

    "medica d'urgenza" con base all' ASST Valle Olona, cresciuta tra barelle, casi strani e simulazioni ad alta fedeltà. Appassionata di ecografia, formazione, comunicazione scientifica e tutto cio' che rende l'emergenza meno "emergente" e piu' ragionata. Tra un turno e l'altro mi dedico alla scrittura per condividere, imparare e perchè no, sbagliare insieme.

Articolo precedente
Articolo successivo

2 Commenti

  1. Ottimo post, Veronica! Veramente apprezzabile ed utile.
    Hai dato voce a molti di noi emergentisti che operiamo in cd PS di primo livello e che hanno tecnologie e specialità incapaci di dare la cd “risposta definitiva” ai danni da trauma.
    Come hai giustamente sottolineato, però, ciò NON significa NON creare le condizioni affinché in quel “tempo d’oro” si diano risposte tali da far cessare la progressione di condizioni potenzialmente letali o invalidanti. Con semplicità, ma con efficacia.
    La parola chiave che hai usato è: competenza.
    Così come, in generale, non siamo certamente i migliori “intubatori” o “toracostomisti”, ecc., altrettanto si può dire che anestesisti o chirurghi toracici (ad. es.) non siano i migliori gestori del trauma in tutte le sue manifestazioni ed incognite.
    Nella mia realtà si è deciso così: io accolgo, l’anestesista decide e tratta e diventa, di fatto, trauma leader (in regime di consulenza! si badi). Quindi la responsabilità è tutta mia, ma in condizioni di pressoché totale subordinazione.
    e “ho visto cose che voi umani…”
    Non voglio essere prolisso, ma dare un solo esempio (fra i moltissimi) della mancanza di una “valutazione/trattamento del trauma che va oltre, ad. es., la seppur ottima gestione avanzata delle vie aeree”: le infezioni.
    Di quanti Pazienti conosciamo la “copertura antitetanica”?
    Pochissimi/nessuno. Non disponiamo di test rapidi di valutazione in tal senso. Quindi?
    Con lacerazioni o ferite penetranti occulte quasi sempre presenti è mia cura disporre per la somministrazione di immunoglobuline e vaccino e, purtroppo, spesso mi sento dire: “ma ti pare sia la cosa più importante da fare, ora?”
    Forse no. Non le/gli salva la vita, ora. Domani si.
    Grazie per l’ospitalità.

  2. Ciao,
    bel post e hai perfettamente ragione. Avrei una serie di piccole riflessioni in merito che vorrei condividere con te e voi tutti:

    – sia in pre- che intraospedaliero dobbiamo sempre ricercare subito e trattare la X, ovvero la eXanguination, cioè la ricerca di emorragie massive che sono appunto life threating e che comportano già immediatamente una attivazione di una sala e di un team multispecialistico già in primaria (e per fortuna sono situazioni rare e, ahimè, più frequenti in scenari militari). Il famoso colpo d’occhio della barella lorda di sangue che ti arriva in sala rossa.

    – altro elemento è la diagnostica. Il vero dramma come dici tu è a volte sottostimare in base alla presentazione clinica, alla fretta di aggiungere una tacca in più nella lista dei pazienti visti (specialmente nelle nostre situazioni di boarding) e dalla possibilità o meno di osservare il paziente. Salvo le presentazioni che per dinamica e clinica (primaria già positiva o sospetta positiva per lesioni immediatamente o potenzialmente fatali) come comportarci in termini di diagnostica? Quanto osservare? Come osservare? La letteratura non tratta adeguatamente un osservazione riguardo a traumi minori (come è lecito pensare) dedicando giustamente gli sforzi per tutte le situazioni in cui il paziente rischia di sfuggirci di mano subito.

    – Le popolazioni particolari. Esempio nella mia realtà di grandi anziani anche con un ottimo performance status, come comportarsi su un anticoagulato che vola giù da un muro che si presenta sulle sue gambe magari un pò ammaccato? Quando andare oltre? Quando essere più conservativi?

    – Dobbiamo anche pensare al dopo: salvo l’instabilità manifesta che implica un approccio rapido e di DCS per forza di cose, come comportarsi in tutti i “falsi stabili”? Completiamo una diagnostica maggiore sulla dinamica?

    – Rapporto tra pre- e intra- ospedaliero. Capitolo 1. dell’ATLS: anticipazione e preattivazione nel centro ricevente delle figure dedicate che devono essere prontamente disponibili. Come comportarsi da un punto di vista logistico? Ha senso fare simulazioni ad alta fedeltà sulla gestione medica ? O ha senso fare anche una valutazione di come comunichiamo tra di noi? Forse anche quello è un elemento MOLTO importante.

    – parliamo tanto di POCUS. Quanto siamo confidenti? Io da ecomaniaco la uso anche per insonare il mio gatto, ma ha davvero senso fidarsi ciecamente della sola nostra valutazione? O ha senso usare una ecografia RADIOLOGICA SPECIALISTICA (magari anche solo addominale) per valutare eventuali lesioni dei parenchimi (la nostra eco è volta ad una domanda con risposta binaria: sangue sì, sangue no non all’identificazione di una minima contusione di un parenchima che sanguinerà) in pazienti stabili su cui magari non vogliamo irradiarli perchè giovani, perchè anziani con un rene azzoppato?. Quanto tempo aspettare per avere una POCUS positiva (più aspetti più sanguina e più sarà clinicamente evidente). L’enterosonografia nel trauma molto interessante: hai dati di confronto con lo studio TC? Chiedo per ignoranza mia.
    Rischiamo per certi versi di sottostimare la gravità di pazienti se ci basiamo solo sulla nostra amata POCUS.

    Da giovane MEU, nell’ospedale in cui lavoro, tramite l’insegnamento di colleghi più scafati di me (ci vuole ben poco) ho potuto imparare i seguenti concetti:
    1. Se il paziente non ti convince aumenta il livello di diagnostica (mai sottostimare)
    2. Dubita di te stesso
    3. Ogni trauma è un evento a se stante
    4. La gestione in team è la soluzione

    Il trauma è anche questione di gestalt.

    MEU Ospedale S.Corona Pietra Ligure

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

dal nostro archivio

I più letti