sabato 24 Febbraio 2024

Imparare a ogni età…

corso-malato-criticoDomani mattina inizia a Napoli presso la città della Scienza la XX edizione del corso tecniche e procedure nel malato critico a cui parteciperò come discente. Quando alcune settimane fa decisi di iscrivermi, chiesi a Gigi, amico e collega  di alcuni anni appena più giovane di me, se volesse venire anche lui. La sua risposta un pochino mi stupì, infatti  mi disse: “…ma non siamo troppo vecchi per queste cose?”
Non avevo tenuto conto di questo aspetto. In effetti alla mia età,  essendo più vicino ai 60 che ai 50, la memoria non è più quella di un tempo e sempre di più sono costretto a ricorrere a qualche aiuto fornito fa tablet e smartphone per ricordarmi cose che un tempo erano assolutamente scontate e stampate nella mia mente. Può l’entusiasmo supplire alla carenza neuronale? Mi spingerò oltre: partecipare a un corso come quello sul malato critico, con colleghi di decine di anni più giovani, non rasenta il ridicolo e soprattutto può essere di reale utilità per la mia attività lavorativa quotidiana?
Il tema è tutt’altro che banale considerando che, stante l’attuale legislazione,  molti di noi dovranno lavorare sino ad un’eta decisamente “avanzata”.
Ho dato così uno sguardo sul web, sia chiaro, non ho fatto una ricerca approfondita, ma qualcosa di interessante ho trovato.
Molti sono i sostenitori della possibilità di imparare e essere creativi pur essendo avanti con gli anni,  anche se gli esempi citati dall’autore di questa presentazione non possono proprio considerarsi normali. Creativity late in life

Michelangelo-età-cappella-sistina

Quali sono i presupposti per un apprendimento efficace in età adulta?

Questi i consigli del Canadian Literacy and Learning Network in cui vengono enfatizzate le differenze tra l’apprendimento nell’adulto e nel  bambino

  1. Gli adulti devono voler imparare: le motivazioni sono importanti
  2. Gli adulti imparano solo quello che sentono abbiano necessità di imparare
  3. Gli adulti, come i bambini, imparano facendo, ma una partecipazione attiva per loro è più importante
  4. Gli adulti imparano focalizzandosi sui problemi da risolvere e i problemi devono essere realistici
  5. L’esperienza influisce sull’apprendimento degli adulti e rappresenta un vantaggio
  6. Gli adulti imparano meglio in una situazione informale
  7. Gli adulti vogliono una guida. Non desiderano sentirsi dire cosa fare, ma voglio sceglire tra diverse opzioni in base ai loro bisogni individuali

Ci sono anche degli ostacoli all”apprendimento nella persona adulta, non ultima la timidezza o la paura del giudizio degli altri.

Rinfrancato da queste opinioni, parto più tranquillo e a tutti coloro che non potranno partecipare cerchero di fare vivere almeno l’atmosfera del corso attraverso twitter, sempre che il genere e l’età mi consentano di fare quello che raramente mi riesce, ovvero due cose nello stesso tempo.

Per chi non l’avesse ancora fatto consiglio caldamente di leggere i post che Sean Scott ha pubblicato su malatocritico.com come lezioni propedeutiche al workshop sulle vie aeree che terrà proprio al corso sul malato critico. Post per qualsiasi età.

Concludendo forse non è così vero il proverbio inglese: You can’t teach an old dog new tricks, almeno spero. 

can't -teach-old-dog-new-tricks

Carlo D'Apuzzo
Carlo D'Apuzzo
Ideatore e coordinatore di questo blog | Medico d'urgenza in quiescenza | Former consultant in Acute Medicine | Specialista in medicina interna indirizzo medicina d’urgenza e in malattie dell’apparato respiratorio | #FOAMed supporter

9 Commenti

  1. è una gran cosa il tuo entusiasmo e la passione per il tuo lavoro… tu vai come discente è vero, secondo me cosa normalissima (magari i medici”vecchi” continuassero a tenersi aggiornati e a studiare) ma pensa a quante cose puoi trasmettere in modo indiretto ai “giovani”. Doppia fortuna.

  2. Mi sento un po’ preso in causa 🙂

    Io trovo molta più difficoltà adesso nello studiare, rispetto a quando ero più giovane. Specialmente all’inizio: mentre a 18-20 sfogliavo un libro e mi ricordavo – bene o male – tutto il contenuto, ora mi capita di dover leggere più volte lo stesso capitolo prima di ricordare anche vagamente di cosa tratta.

    Però devo ammettere che sulle parti puramente mnemoniche (elenchi, nomi di farmaci, linee guida ecc) avevo grosse difficoltà anche a 18 anni… per cui insomma forse dipende anche un po’ dalla predisposizione personale.

    Comunque sia il problema di studiare e ricordare meglio o peggio tante cose può essere un problema all’università, ma nella pratica io tendo a mettere in pratica le cose facendo riferimento a chi ne sa più di me o a qualche manuale, appunti eccetera… e così dopo un po’ di tempo piano piano riesco anche a memorizzarle. Insomma se uno mette in pratica quello che studia penso che non ci sia molta differenza tra avere 18 anni o averne piuttosto 80.

    Aggiungerei che, in medicina, chi non impara più cose nuove dopo qualche anno rischia di ritrovarsi “obsoleto”, per cui insomma il tuo atteggiamento mi pare il migliore 🙂

    Simone

  3. Bell’argomento, complimenti.
    Mi ritrovo sulle motivazioni, sulla necessità di imparare, sui problemi da risolvere.
    Un caso complesso mi stimola molto ad approfondire l’argomento, ma continuo ad avere difficoltà a pensare di imparare nuove tecniche…
    In considerazione delle prospettive di lavoro in trincea che ci aspetta, bisognerà imparare a superare queste difficoltà, per evitare di restare senza gli strumenti necessari sempre più indispensabili per un’adeguata attività clinica….
    Buon corso,
    Carmelo

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