giovedì 22 Febbraio 2024

La medicina va veloce… Riflessioni su medicina e social media

Le statistiche dicono che la maggior parte dei lettori del blog sono giovani, quindi difficilmente potranno ricordarsi dei casi clinici di Tempo medico, almeno di quelli che ero solito leggere alla fine degli anni 80. L’eterna lotta tra l’aiuto anziano tutta esperienza ,ed il giovane assistente più avvezzo ai dati nuovi della letteratura, per risolvere paradigmatici casi clinici era veramente appassionante. Con gli anni poi  sono stato catturato dai casi clinici del New England, assai difficili da risolvere, ma spunto per interessanti discussioni.

E’ indubbio che insieme al nostro modo di praticare medicina, anche il modo di aggiornarci è cambiato radicalmente in questi ultimi anni.

Un mio professore ricordo che diceva: “i libri, anche quelli in lingua originale, una volta pubblicati, sono già vecchi…”. Allora mi sembrava esagerato, ma guardando al modo in cui siamo abituati a ragionare e lavorare oggi non posso che dargli ragione.

Facciamo qualche esempio.
Ormai la maggior parte delle riviste rende disponibili per la lettura i propri articoli molto prima della loro pubblicazione, quindi una ricerca  risulta immediatamente accessibile, ma se noi volessimo che un nostro commento venisse pubblicato, dovremmo probabilmente aspettare diversi mesi. I social media ed in particolare Facebook e Twitter ed i blog stessi, hanno senz’altro rivoluzionato il nostro modo di comunicare. In un attimo possiamo far sì che le nostre idee siano diffuse tra i nostri amici o i nostri “followers” ed aprire su questo un dibattito. Possiamo ovviamente condividere in modo rapido ed efficace qualsiasi cosa: articoli, immagini, video. Per questo credo che Twitter sia insuperabile, obbligando anche quelli un po’ prolissi come me ad andare al nocciolo del problema.

Le discussioni sul tema sono ogni giorno più frequenti.
Delle tante, voglio suggerivi quella di Graham Walker, autore di due siti di grande valore come  theNNT e MDCalc, presentata recentementemente allo Stanford Grand Rounds. 
E’ una presentazione completa, dove non solo vengono ripresi i temi accennati sopra, ma viene fornita una serie di risorse veramente  imperdibili per chi si occupa di medicina d’emergenza. Un modo nuovo di pensare e di vivere la nostra professione.
Quale sarà il nostro futuro? Libri e giornali sono destinati a sparire? 
Sono temi che vengono dibattuti ogni giorno e non solo per quanto riguarda la medicina.
Personalmente non credo, ma sono convinto che la possibilità di poter condividere con altri il nostro modo di sentire praticamente in tempo reale sia un’occasione unica.
Come sempre interessato ad avere le vostre opinioni.
Carlo D'Apuzzo
Carlo D'Apuzzo
Ideatore e coordinatore di questo blog | Medico d'urgenza in quiescenza | Former consultant in Acute Medicine | Specialista in medicina interna indirizzo medicina d’urgenza e in malattie dell’apparato respiratorio | #FOAMed supporter

4 Commenti

  1. Sono d’accordo, la possibilità di interfacciarsi in tempo zero rende la relazione virtuale più “reale” e abbatte tutta una serie di barriere che spesso e volentieri ostacolano la comunicazione, dando la possibilità di esprimersi e condividere molto più liberamente…e probabilmente anche in modo più sincero e rilassato.

  2. “Tempo medico”…lo leggevo quando andavo al liceo e nei primi anni di Università (non sono vecchissimo), era di mio fratello…mi piacevano molto i dialoghi tra “Aiuto” e Assistenti…Grazie ad un bravissimo collega che – ahinoi – si fermò troppo poco nel nostro ospedale, avevamo cercato di creare una rete di “casi clinici” nella nostra realtà…l’interesse si spense sotto il diluvio delle “tante cose da fare” di tutti i miei più giovani colleghi (ma non solo di quelli giovani). Un mio progetto sarebbe di mettere in rete i Colleghi della ASL dove lavoro (inizialmente), per raccontarsi i casi, chiedere lumi quando necessario, inventarsi nuovi scenari, diffondere notizie acquisite in Convegni o Simposi…ma temo resterà solo un’idea…per fortuna esistono blog come questo su cui scriviamo…

  3. Ritengo utile la formazione on line, anche se ammetto che mi risulta spesso difficile orientarmi tra le innumerevoli pubblicazioni,(quante di esse sono realmente utili? oggi tutti scrivono….) per cui finisco per leggere le poche note riviste di cui mi fido (o dovrei fidarmi..). Probabilmente e’ anche colpa mia, forse non ho i giusti strumenti e le giuste conoscenze per valutare i vari lavori.
    Quanto ai blog di solito guardo chi li cura. Nella fattispecie, conoscendo “di fama” il dott. D’Apuzzo e l’equipe in cui lavora ho deciso di seguire EMpills e di parteciparvi, abbattendo le tradizionali barriere, come dice “Un Soccorritore” (faccio notare che e’ la prima volta che scrivo su internet).
    Quanto al cartaceo, lo ammetto, lo preferisco: non riesco a leggere a lungo sul pc, lo trovo stancante e dispersivo.

  4. N.M.
    concordo che leggere su riviste e giornali “fidati” sia utile e rassicurante. Il vantaggio dei nuovi mezzi di comunicazione è la velocità dello scambio di informazioni. Ho già detto in diversi post della potenza educativa dei video per apprendere le procedure secondo me inarrivabili come strumento di apprendimento.
    Per finire, non so da dove derivi la mia “fama” ma ringrazio del complimento.

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