17
Mar
2017
8

Le 5 (+1) domande fondamentali

Quando ascolti qualcosa che ti trasmette un’intensa ispirazione, non puoi esserne indifferente.

Per me recentemente tale fonte è stato un discorso tenuto da James Ryan, rettore dell’università’ di Harvard, durante una cerimonia di laurea, che ci ricorda il potere che hanno le nostre domande.

Egli asserisce che ci sono 5 fondamentali domande con le quali uno dovrebbe normalmente interrogarsi.

Ascoltandolo parlare mi sono ritrovata a traslare queste 5 domande nella mia realtà professionale, ma che credo possano essere universali per ognuno di noi.

 

 

  1. Wait, what? ( aspetta, cosa??)

Quante volte ci capita, perché magari nel bel mezzo di 10000 cose, richieste da fare al computer, firmare documenti, telefonate, scartabellando tra la documentazione del paziente che abbiamo davanti, magari pensando già a quello che dobbiamo richiedere per lui, di sentire distrattamente, ma non di ascoltare ciò che magari pazienti, o parenti o colleghi ci stanno dicendo?

…e dopo tutto questo “bla bla” in sottofondo, magari una parola del discorso attira la nostra attenzione e diciamo “aspetta, cosa?”

Non vergogniamoci di richiedere, mille e mille volte, se non siamo sicuri.

Se ci sembra di non aver capito, se la cosa non ci convince, fermiamoci, rallentiamo (wait/ aspetta) chiediamo chiarimenti (what/cosa???).

Questa domanda, dice James Ryan, è fondamentale per capire.

Dobbiamo assolutamente  farla prima di trarre una conclusione.

Egli dice “ It’s important to understand an idea before you advocate for or against it.

The wait, which precedes the what, is also a good reminder that it pays to slow down to make sure you truly understand.”

 

  1. I wonder if/why ….( mi domando se /mi domando perché…)

 

 

“Mi domando perché…?

Questa domanda ci serve per esprimere la nostra curiosità relativa a quello che sappiano, che pensiamo di sapere, ma soprattutto relativamente a quello che non sappiamo o sui quali siamo dubbiosi.

La regola è che, se qualcosa non ci torna, dovremmo sempre chiederci “perché?”

“Mi domando se…”

è invece, per James Ryan, la domanda dalla quale può scaturire la voglia di cambiamento e soprattutto di miglioramento.

Mi domando perché …sto facendo una certa cosa, somministrando un certo farmaco, richiedendo certi esami…Lo so davvero? O lo faccio perché così vuole la linea guida intra-ospedaliera, perchè l’ho visto fare, perchè è uno dei miei soliti pseudoassiomi…?

Mi domando se …se facessi diversamente, se magari applicando quella regola?…magari potremmo studiare un determinato trattamento?…mi domando e se facessimo uno studio su…?

 

  1. “Couldn’t we at least…?” (Non potremmo almeno….?)

Questo interrogativo lo dovremmo usare spesso, quando magari non concordiamo tra di noi, non riusciamo a farci comprendere dai pazienti o dai loro famigliari.

Non potremmo almeno sederci un attimo e ristudiare la situazione..?

Non potremmo almeno aspettare gli esami e vedere cosa abbiamo davanti e poi decidiamo il da farsi?…Non potrebbe almeno stare a sentire quello che ho da dire…?

Questi sono alcuni di migliaia di possibili esempi che ognuno di noi può richiamare alla mente.

Questo interrogativo serve, nei momento di disaccordo, in cui ci troviamo impantanati con colleghi, consulenti o con il paziente ed i parenti in un un punto di incomprensione, o in un famoso punto morto.

Essa ci permette di far fare a tutti un passo indietro e rivalutare la situazione.

O magari quando non sappiamo come possano andare le cose, quando siamo bloccati dalla mancanza di risposte, dall’incertezza davanti a certi sintomi o situazioni, dalla mancanza di una diagnosi e proponiamo “non potremmo almeno…etc…”

 

 

  1. How I can help? (come posso essere di aiuto?)

Beh, questa è la domanda che ha guidato me a scegliere questa professione, ma fa parte del normale vivere civile e sociale.

E’ quella domanda che facciamo quando il paziente ci chiama, o entra nella nostra sala visita, o quando viene in consulenza…

Come posso essere di aiuto?

A lui, alla sua famiglia..Posso trattare la sindrome o i sintomi che lo hanno portato a chiamarmi o a entrare nell’ambulatorio.

Posso fare qualcosa per farlo stare bene, per non farlo soffrire, per guarirlo, per curarlo, per accompagnarlo quando non ho più nulla da proporre…ed in questa frase sono contenute non solo le cure e gli esami a cui possiamo sottoporre i nostri pazienti, ma tutto il supporto, rispetto e comprensione che egli merita.

James Ryan sottolinea a riguardo “ We shouldn’t let the real pitfalls of the savior complex extinguish one of the most humane instincts there is — the instinct to lend a hand.

But how we help matters as much as that we do help, and if you ask “how” you can help, you are asking, with humility, for direction. And you are recognizing that others are experts in their own lives and that they will likely help you as much as you help them”.

 

  1. What truly matters? (cosa conta davvero…?)

 

Questa domanda possiamo farcela con mille varianti diverse.

Dal mio punto di vista ci possono essere due condizioni principali:

-la prima riguarda noi e quello che noi vogliamo dal nostro lavoro, quello che ci guida, quello che è lo scopo per cui ci alziamo al mattino e ci rechiamo a lavorare.

-la seconda di nuovo può essere invece cercare di comprendere quello che veramente conta per il nostro paziente ed i suo cari.

Tale valutazione infatti non deve mancare nel momento in cui dobbiamo prendere e condividere delle decisioni importanti, proporre approfondimenti, trattamenti o la sospensione di trattamenti.

A questi due setting ognuno di voi credo che ne possa aggiungere altri centinaia, ma è una domanda che non possiamo dimenticare di farci.

 

Al termine del discorso il rettore però tira fuori una sesta domanda, che definisce domanda bonus.

Essa è contenuta in una poesia di Raymond Carver, “l’ultimo frammento” che dice:

E hai ottenuto quello che

volevi da questa vita, nonostante tutto?

Sì.

E cos’è che volevi?

Potermi dire amato,

sentirmi amato sulla terra.

 

6) And did you get what you wanted (out of life), even so?” ( hai ottenuto quello che volevi (da questa vita), nonostante tutto)

 

 

Questa potrebbe essere la domanda che ci facciamo alla dimissione del paziente o quando viene ricoverato, o quando lo accompagnano durante la malattia : abbiamo ottenuto quello che era il meglio per lui …nonostante tutto?

Nonostante le code in sala d’attesa, nonostante i tagli o le ristrettezze economiche, nonostante il sovraffollamento, nonostante la nostra stanchezza, frustrazione….abbiamo fatto noi per lui tutto quello che era in nostro potere per il suo bene?

La parte del “nonostante tutto” è quella che perfettamente descrive le delusioni e le sconfitte che a volte viviamo, ma anche la speranza, dice James Ryan, che la vita, nonostante tutto, ci possa offrire possibilità di successi e soddisfazioni.

La nostra possibilita’ di dare ed essere al meglio..nonostante le cose intorno a noi remino contro.

Certo al termine della giornata, della settimana, dell’anno, di fasi della nostra carriera professionale o della nostra vita (anche perché spesso non sono così scindibili l’una dall’altra…) la domanda che dobbiamo porci è “ abbiamo ottenuto quello che volevamo da questa giornata, settimana, anno, fase…nonostante tutto..?

Per cui ricapitolando:

“aspetta, cosa?”

ci serve per fermarci, rallentare, cercare di capire e non aver paura di chiedere chiarmenti se non siamo convinti, perché solo così possiamo fare scelte consapevoli e responsabili.

“Mi domando perché….? Mi domando se….?”

ci serve per essere curiosi e cercare sempre di migliorarci.

Non potremmo per lo meno…?”

ci serve per uscire da situazioni complesse, facendo un passo indietro, essere pronti al compromesso, oppure è il primo passo da fare quando siamo su un terreno incerto, magari in un percorso diagnostico complesso.

“Come posso essere d’aiuto?”

è la base che guida la nostra professione, ma è alla base del vivere civile e sociale.

Quello a cui queste domande mi porteranno?…

Spero a rispondere alla domanda bonus hai ottenuto quello che volevi (da questa vita), nonostante tutto…“ SI”, “ho ottenuto il meglio per il mio paziente, nonostante tutto…ed ho ottenuto il meglio anche per me stessa.”

 

Fonte di ispirazione:

James Ryan Discorso di Laurea Harvard University Maggio 2016 “Good Questions” link

 

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