13
Giu
2019
10
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L’inverno sta arrivando…

Questa frase, vero mantra per gli appassionati delle serie televisiva recentemente conclusa: il trono di spade, è nota ai più come sinonimo che un periodo lungo e di estrema difficoltà incombe.

La situazione attuale dei nostri pronto soccorso con la criticità di gestire flussi improbabili di pazienti con un numero sempre più ristretto di risorse, rende questo mantra quanto mai attuale.

In particolare sono le risorse umane a mancare per cui , utilizzando un termine poco EBM, ma di indubbia efficacia, possiamo solo dire: “siamo alla frutta”

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Di questo abbiamo già parlato in un precedente post.

Oggi voglio proporvi il punto di vista dei i nostri giovani specializzandi, che già da qualche tempo si sono associati in un coordinamento: la COSMEU

Sentiamo cosa hanno da dirci.

L’inverno è arrivato

“ Udite le mie parole, siate testimoni del mio giuramento.
La mia guardia ha inizio
Io sono la spada nelle tenebre.
Io sono la sentinella che veglia sulla barriera.
Io sono il fuoco che arde contro il freddo, la luce che porta l’alba, il corno che risveglia i dormienti, lo scudo che veglia sui domini degli uomini. Io consacro la mia vita e il mio onore ai Guardiani della Notte.
Per questa notte e per tutte le notti a venire.”

Mai avrei pensato che da un telefilm, pluripremiato, ben si intenda, potesse uscire il mio giuramento personale, quello con cui iniziare ogni turno, ogni guardia di notte, quello con cui uno dei miei mentori (Sbrojavacca (1)), iniziava ogni suo turno di guardia.

E mai avrei pensato che proprio oggi questo giuramento sarebbe stato così importante per superare questo INVERNO, non inaspettato ahimè, che impetuosamente viene ad avvolgere con il suo gelido mantello la cenerentola tra le specialità: la Medicina d’Emergenza-Urgenza.

Questo INVERNO, curiosamente, è arrivato proprio nei mesi più caldi dell’anno. Sembra un ossimoro e invece no: l’emergenza che in maniera democratica coinvolge tutti gli aspetti della medicina d’emergenza-urgenza (PS,118), colpisce proprio d’Estate e la paura che ne deriva dà spazio a soluzioni quanto più fantasiose (2,3,4), che fanno passare il concetto che il nostro lavoro lo possa fare chiunque, anche se sappiamo bene che non è così.

I guardiani della notte

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Ma chi sono i Guardiani della Notte che si ergono a difendere la Barriera, il sistema sanitario nazionale e il sacro santo diritto di ogni cittadino ad avere risposte congrue ed efficaci al proprio bisogno di salute?

Tra le varie figure che da anni si trovano nella rete dell’emergenza extra e intra ospedaliera si stanno facendo strada, timidamente, gli SPECIALIZZANDI DI MEDICINA D’EMERGENZA URGENZA e ci auguriamo che nel corso degli anni diventino a tutti gli effetti i custodi di questa branca della medicina, tanto giovane quanto necessaria nel sistema sanitario moderno.

Chi siamo

Ma conosciamo più da vicino questi esemplari di medici in formazione specialistica, ancora animali rari nell’ambiente ospedaliero.

Maria Luisa Ralli è il nuovo Presidente di Cosmeu (5), Coordinamento Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza.
Non ha iniziato il percorso di studi in Medicina e Chirurgia pensando di arruolarsi tra i Guardiani della Notte, anzi pensava di potersi schierare tra i custodi della cura delle malattie mentali.

“Quando ho iniziato Medicina, progettavo di diventare psichiatria. Si avete capito bene uno strizzacervelli.

Mi sono ritrovata per caso nel reparto di Medicina d’Emergenza-Urgenza e da lì non me ne sono più andata.

La molteplicità di malattie e la variabilità con cui le stesse si presentano, non dovendo rinunciare alle altre branche specialistiche le cui patologie sono pratogoniste del teatro che rappresenta il pronto soccorso, mi ha da sempre appassionato e legato a questo mondo.

Tutto sommato questa specializzazione ha qualcosa in comune con la psichiatria la FOLLIA, elemento distinguente tra la medicina d’emergenza (e la psichiatria) rispetto alle altre specializzazioni. (6)

Si è sicuramente folli a scegliere un lavoro in cui si lavora di notte, nei giorni di festa, immersi costantemente nel mare in tempesta di stress e criticità, in cui si deve essere multitasking in mezzo a situazioni che ci rendono difficile mantenere la concentrazione (telefoni che squillano, consulenti che pretendono spiegazioni del perché sono stati buttati giù dal letto, parenti che chiedono informazioni, talvolta non in modo del tutto socievole).

Non siamo Supermen, ma siamo i Guardiani della Notte, a cui è chiesto di agire rapidamente con entusiasmo, di saper lavorare in un team e saperlo coordinare, avere un ampio spettro di conoscenze e competenze, essere bravi nel trovare le parole giuste per dare delle comunicazioni scomode, avere capacità manuali e lavorare sottopressione.

Tutte queste caratteristiche devono svilupparsi in un arco di tempo breve. Celebre la citazione del Prof. J. Lex la medicina d’urgenza è «Il quarto d’ora più affascinante di tutte le altre specialità»

In questo periodo storico, viene però messa in discussione l’esistenza della nostra specialità.
Spiegandovi chi siamo, capirete il perché questa specialità abbia senso di esistere e il perché non la possano fare proprio tutti.

Noi siamo emergentisti: specialisti del paziente critico, il nostro primo compito è quello di stabilizzare le condizioni di un paziente in immediato pericolo di vita.

Non credete mai a chi ci vuole ignorante d’emergenza e schiavo del sistema dicendovi che tanto i codici minori (codici colore bianco, azzurro e verde) rappresentano il 90% degli accessi: sebbene le emergenze vere e proprie siano una netta minoranza degli accessi quotidiani esse necessitano del 60% delle nostre competenze, e per esse ci dobbiamo formare!

Noi siamo urgentisti, dobbiamo saperci occupare delle condizioni potenzialmente evolventi, prevedibili e non.

Questo non lo diciamo noi, lo dicono un decreto ministeriale (7) e un curriculum europeo (8), in cui viene specificato che significa ESSERE specialista in medicina d’emergenza-urgenza attraverso un percorso formativo che inizia dal SAPERE, ossia dalle conoscenze e skills richieste per la prevenzione, diagnosi e trattamento delle principali patologie acute e urgenti (SCA, TEP, Trauma e tutti i tipi shock immaginabili per citarne giusto qualcuna) che coinvolgono tutte le fasce di età sviluppando capacità di diagnosi differenziale e di esclusione, passando dal SAPER FARE, la pratica vera e propria che si impara sul campo dell’emergenza territoriale (118), in ospedale (nei PS, nelle sub intensive), diventando dei “resuscitazionisti”, come dice Scott Weingart (9), delle emergenze a 360°. Tutto questo in un periodo complessivo di 5 anni (la durata della Scuola di Specialità).

Noi siamo medici folli e appassionati e gli studi dimostrano che (9) medici motivati in una scelta di lavoro così particolare saranno maggiormente resistenti allo stress e quindi con minor rischio di burn out, saranno maggiormente interessati a sviluppare specifici campi di interesse e quindi contribuiranno a far ulteriormente crescere la medicina d’emergenza-urgenza.

Onestamente le difficoltà sono notevoli, le risorse sono poche, i problemi sempre in crescita e noi ci sentiamo come Davide contro Golia (Regioni, Direttori, altre specialità, Ministeri).

Non possiamo essere da soli a fare da guardia alla notte che imperversa, dobbiamo pensare ad un cambiamento, dobbiamo essere il cambiamento e quindi:

– dobbiamo garantire una formazione adeguata e non percorsi alternativi all’iter universitario, percorsi curiosi della durata variabili da 2 mesi, 360 ore e perfino una singola settimana,

– creare un ambiente di lavoro con risorse appropriate e gli strumenti necessari.

– creare un lavoro allettante, con condizioni di lavoro adeguate.

Se non ci impegniamo a essere tutti il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo (detto alla Gandhi) la medicina d’emergenza-urgenza è destinata a finire e chi ci rimetterà sarà soltanto uno, il paziente.


In conclusione sì l’inverno è arrivato e ci auguriamo che interventi appropriati ci diano la possibilità di iniziare la nostra guardia per questa notte e per tutte le notti a venire

Maria Luisa Ralli
Presidente CoSMEU
Coordinamento Specializzandi d’Emergenza-Urgenza

Referenze

1) https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=knRDuUqr4CU

2) https://www.lastampa.it/2019/06/03/italia/mancano-i-medici-in-molise-arrivano-quelli-militari-fnPpEH73jni0wkms4vQqmO/pagina.html

3) https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_giugno_04/emergenza-medici-entro-giugno-primi-100-neo-laureati-corsia-8bc74c86-869a-11e9-a7ad-f1b617e9702a.shtml?fbclid=IwAR09GQx3Wgz2xTADvND-ehxVuW3lvQol5kUkti1KBE0dykzxypHars9d4xY

4) https://www.castedduonline.it/sardegna-partono-i-corsi-per-60-medici-da-assumere-urgenza-nel-sistema-sanitario-regionale/

5) https://cosmeu.wordpress.com/

6) https://www.empillsblog.com/wp-content/uploads/2015/02/flowchart.jpg

7) http://attiministeriali.miur.it/UserFiles/2292.pdf

8) https://eusem.org/education/european-curriculum-of-emergency-medicine

9) https://www.youtube.com/watch?v=3QcGom3rslg

10) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19523268

Se non ora quando…

Penso che il punto di vista della COSMEU, sia un buon inizio, qualcosa su cui discutere e lavorare.

I tempi sono maturi per un vero cambiamento della nostra professione e non possiamo esimerci da esserne parte attiva.

Prima di concludere però, voglio ancora una volta che ascoltiamo con attenzione le parole di saggezza del nostro maestro Rodolfo Sbrojavacca.

Se non ora quando…

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2 Commenti

  1. Marco Barchetti

    Ciao Carlo,
    Hai messo tanta carne sul fuoco.
    La Dignità del nostro lavoro che ha raggiunto il riconoscimento (almeno formale) di specialità, ci credo a tal punto che a 44 anni ho voluto iscrivermi al primo corso di questa Scuola. È un primo fondamentale passo, ma la strada da fare è ancora lunga, fatta la scuola ora dobbiamo fare i docenti ed entrare nell’università sarà un’altra impresa.
    I giovani che si affacciano per intraprendere questo mestiere sono bellissimi, entusiasti, preparati, curiosi, a volte delusi e stanchi.
    La società che ci impone di trovare soluzioni a problemi che non dovrebbero essere nostri.
    Il modo in continua evoluzione di interpretare la medicina oggi.
    La richiesta sempre maggiore di avere delle competenze non tecniche. Ecc.ecc.
    Come tutti non ho risposte esaustive e men che meno evidence based.
    Sono però convinto che questa è la nostra sfida: portare un cambiamento culturale.
    Grazie per il tuo impegno

    1. Marco, grazie del tuo commento. Il cambiamento deve passare attraverso un movimento culturale che, inevitabilmente, richiede tempo. Un tempo che non possiamo più aspettare. Medici e infermieri dell’urgenza devono appropriarsi di quanto spetta loro perché ogni giorno guadagnato sul campo. Come dice giustamente Rodolfo Sbrojavacca è ora di smettere di dare soluzioni organizzative a problemi culturali. E’ tempo di agire.

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