30
Dic
2012
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New Year’s Resolutions

Alla fine dell’anno, ascoltando la radio o guardando la televisione ma, devo dire, anche sul web, due sono gli argomenti che tengono banco: l’oroscopo e i buoni propositi che ci prefiggiamo di mettere in pratica nel corso dell’anno che verrà. Stimolato da un post condiviso da alcune amiche  su facebook e pubblicato su Vivere Semplice, ho deciso di dedicare a quest’ultimo tema l’ultimo post dell’anno, ovviamente nell’ottica meno personale di chi lavora in pronto soccorso.

Ho smesso di fumare ormai decine di anni fa, il mio peso è relativamente stabile, sull’attività fisica potrei certo fare di più, la mia schiena e il mio collo ne sarebbero riconoscenti. Ma come medico d’urgenza quali obiettivi dovrei propormi per il 2013?
I buoni propositi in generale non sono intesi solo come desideri o buoni proponimenti, ma anche come qualcosa che non è facile da raggiungere e che richiede sacrificio. Ovviamente non posso generalizzare e quindi parlerò per me e per quello che è la mia realtà, almeno per come io la sento e la vivo tutti i giorni, anche se penso possa essere condivisa da molti.

Ognuno ha il suo carattere e la sua personalità, e nel nostro lavoro siamo spesso sotto pressione, non è infrequente quindi essere intolleranti verso chi, a torto o a ragione, riteniamo ci faccia lavorare di più senza motivo. Pensare prima di parlare e commentare idee e azioni di colleghi e operatori davanti ai pazienti che stiamo esaminando, è una piccola cosa ma un obiettivo che merita di essere raggiunto.Tutti ne avremo beneficio.

Al contrario essere meno accondiscendenti e maggiormente assertivi nei confronti di chi ci considera dei meri smistatori di malati credo sia doveroso. Ho infatti sentito più volte dire da colleghi e pazienti “in fondo cosa ci vuole a fare il pronto soccorso, basta chiamare lo specialista giusto…”, difficile far capire a costoro che noi, più di cardiologi e pneumologi sappiamo gestire e interpretare un paziente con dolore toracico o più di chirurghi e ortopedici, un paziente traumatizzato. Siamo noi stessi però a doverci credere, a esserne consapevoli., solo così potremmo acquisire quell’autorevolezza così importante nel nostro lavoro.

Studiare , studiare, studiare e…condividere.

A differenza di altre attività professionali, anche in ambito medico, molto spesso lavoriamo “da soli”, ovvero senza una diretta supervisione o meglio condivisione delle nostre esperienze. E’ estremamente importante cercare di condividere i nostri dubbi ma anche le nostre certezze non solo con altri medici ma anche con le altre figure professionali che condividono con noi le nostre giornate e nottate di lavoro in pronto soccorso o in ambulanza. Possiamo insegnare e imparare da tutti. Il presupposto è ovviamente la conoscenza e per questa non ci sono alternative, dobbiamo continuare a leggere e studiare. Non importa se sui libri o meglio nella FOAMed, quel che conta è continuare a farlo.

Essere consapevoli dei propri limiti
Lavorando a volte in situazioni estreme e talvolta riuscendo a strappare qualche persona alla morte, qualcuno di noi può essere erroneamente indotto a pensare di poter risolvere tutto o quasi tutto, sappiamo bene che non è così, che solo una minima parte dei pazienti in arresto cardiaco, nonostante le nostre migliori cure sopravviverà. E’ importante essere umili e consapevoli dei propri limiti.

Alzare la voce e non essere passivi
Il nostro lavoro, di questi tempi è difficile, non solo per le scelte che facciamo tutti i giorni ma perché ormai il pronto soccorso è l’imbuto dove si accumulano tutti i tipi di pazienti in attesa di un posto letto. Il problema è politico e di organizzazione sanitaria ma riguarda noi tutti sia come operatori che come possibile fruitori di questo servizio. Sappiamo bene che per molti aspetti abbiamo le mani legate ma comunque dobbiamo cercare di non essere passivi e di essere attori di un indispensabile cambiamento anche per non sentire frasi come: ” Non ne posso più, voglio cambiare lavoro, non posso più reggere trenta pazienti in attesa per tutto un turno di lavoro..”

Vorrei finire con una frase che mi è piaciuta molto e che Mel Herbert ha detto alla fine di un suo talk sul paziente anziano critico con fibrillazione atriale riferendosi ai nostri eventuali  insuccessi in queste situazioni:  ricordatevi che se un paziente muore non è colpa vostra,  voi siete delle brave persone, brave a fare il vostro lavoro, non importa quello che i chirurghi pensano di voi…Niente di più vero. Buon 2013 a tutti voi!

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2 Commenti

  1. auguri di buon anno carlo e grazie ancora per il tuo stupendo blog!
    miei propositi lavorativi per il nuovo anno
    1) limitarmi agli esami UTILI evitando richieste ridondanti e poco significative
    2) far prevalere il buon senso sulla paura e sul timore o l incertezza nel dimettere un paziente. alla fine il nostro è un lavoro delicato, difficile, che cammina a braccetto con l’errore. Ed è forse questo gran parte del suo fascino
    3) Cercare di dare maggiore dignità alla professione di medico di PS, anche pretendendo disponibilità e rispetto da parte degli altri specialisti
    4) proseguire l’aggiornamento continuo mediante i canali di evidence based medicine
    5) the last but not te least ASCOLTARE DI PIU IL PAZIENTE!!sia per l’aspetto clinico (“il paziente ti sta suggerendo la diagnosi”) che per quello umano.la parola e l’ascolto sono un’arma meravigliosa a nostra disposizione!
    BUON ANNO a tutti!!

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