venerdì 23 Febbraio 2024

Non riesco a prendere la vena: chiamo il medico?

Ci sono alcune cose che trovi in letteratura che sono interessanti non tanto per il loro valore scientifico ma in quanto ci “illuminano” su altri modi di vedere le cose ed in particolare di fare il nostro lavoro.
Oggi è il caso di un articolo ahead of print su The Journal of Emergency Medicine: IV Access Difficulty: Incidence and Delays in an Urban Emergency Department.

Questo è uno studio prospettico condotto nel pronto soccorso  di un ospedale terziario americano, quindi ad alta specializzazione, dove si è voluta valutare l’incidenza della difficoltà nel reperire accessi venosi. Fin qui nulla di sensazionale, tutti noi quotidianamente ci imbattiamo in questo problema e gli autori dello studio hanno voluto misurare l’entità del problema. Più interessante è vedere come è stata caratterizzata la difficoltà nel reperire l’accesso venoso.
Nessuna– successo al primo tentativo
Lieve – multiple veni-punture dallo stesso operatore
Moderata – richiede l’intervento di un secondo operatore
Severa – richiede l’intervento del medico
Ora, questa categorizzazione inizialmente mi ha fatto un po’ sorridere, perché da noi, almeno per quella che è la mia esperienza, l’accesso venoso periferico è sicuramente di pertinenza dell’infermiere più che del medico. Leggendo meglio l’articolo gli autori chiariscono che i medici dello studio hanno particolare esperienza anche grazie all’uso della sonda ecografica: così le cose tornano.
Torniamo però allo studio. Sono stati arruolati 125 pazienti, l’età media 48 anni.E’ stata valutata la difficoltà ed il tempo medio richiesto per ottenere una linea venosa.

Questi i risultati:
nessuna 61% accesso venoso reperito in 1 minuto, lieve 11,5 % entro 5 minuti, moderata 23% entro 15 e severa 5% dove il tempo richiesto è stato pari a 2 ore.

Mentre ripensavo a questo articolo nella mattina di ieri, mi è capitato che un’infermiera mi chiedesse un aiuto per una paziente dalle vene difficili in cui già due operatori avevano provato senza successo. “Puoi aiutarmi con l’eco, questa paziente ha delle vene impossibili” mi ha detto.
Riusciamo a prendere la vena al secondo tentativo, ma la perdiamo. Mentre mi accingo a guardare dall’altro braccio, entra Denise che quella mattina è in triage.”Ci puoi dare una mano?” le chiediamo.Lei sorride ed inizia ad ispezionare il braccio e dice “Avete già provato qui? ” ed in un men che non si dica la vena è presa!”

Credo che alcune riflessioni siano d’obbligo.
La prima , la più ovvia , riguarda le nostre abilità, tutti abbiamo le nostre giornate no e non siamo tutti uguali,   i “più bravi” allora vanno sfruttati”; la seconda che chiama un sorriso, due ore per un accesso venoso, allora è vero che è sempre colpa del medico quando le cose non funzionano…

Carlo D'Apuzzo
Carlo D'Apuzzo
Ideatore e coordinatore di questo blog | Medico d'urgenza in quiescenza | Former consultant in Acute Medicine | Specialista in medicina interna indirizzo medicina d’urgenza e in malattie dell’apparato respiratorio | #FOAMed supporter

2 Commenti

  1. La terza è che è la tecnologia è bella, senz’altro…ma qualche volta la sopravvalutiamo…io che sono un medico anziano, amo fare ancora le cose alla vecchia maniera… Non sempre, so che quel mio amico (di cognome fa Roentgen) ha persino scoperto i raggi strani…sì, insomma, i raggi X ..e io li uso! 🙂

  2. Concordo in pieno sulla questione “abilità/giornate no”, ed è per questo che è utile chiedere l’aiuto di un’altra persona che abbia la giusta manualità (medico o infermiere che sia) per reperire un accesso in queste “giornate no”.
    Per quanto riguarda lo specifico caso dell’infermiere che chiama il medico nel momento “del bisogno”, le due considerazioni che mi vengono in mente (da infermiere) sono queste:
    – se l’infermiere (che in Italia è solitamente responsabile per l’accesso venoso, e che quindi ha anche generalmente più manualità rispetto al medico) richiede l’aiuto al medico, forse è perché questo provveda ad un accesso venoso centrale (ma chiaramente prima ci sono tante variabili da considerare).
    – In Italia è da qualche anno che anche gli infermieri utilizzano l’ecogafo come ausilio nel reperire accessi venosi, sia periferici (Midline) che centrali! (Picc) utilizzando la tecnica di Seldinger. Un grosso limite però rimane quello dell’utilizzo di queste tecniche in urgenza…

    Detto questo…non è vero che è sempre colpa del medico quando le cose non funzionano 😉 ma due ore fanno davvero sorridere.

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