giovedì 13 Giugno 2024

Non smettiamo mai di imparare

Quando ho iniziato a studiare medicina pensavo che dai libri avrei imparato tutto, come funziona il corpo umano, ogni suo organo, l’anatomia pezzettino per pezzettino, particolare per particolare, fino a saper “nome e cognome” di qualsiasi cosa, anche la più piccola venuzza. Che con la fisiologia avrei saputo perfettamente come funziona il nostro corpo, ed al contrario cosa non funziona quando ci ammaliamo. Inoltre avrei imparato il meccanismo di azione di ogni farmaco, emivita, dose, formulazione ed effetto collaterale.

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Ero convinta che dai libri avrei ricavato tutte le nozioni utili ed indispensabili per fare il mio lavoro e farlo in modo super. Beh, alla fine i primi 6 anni di università non ti insegnano questo?Che devi passare gli esami “recitando” a memoria concetti e nozioni esattamente come ti sono state dette? Che devi avere ottimi voti, una buona media finale, perché quella è la “prova di quanto sai, di quanto vali?

Purtroppo in tutto questo la mia memoria da “Alzheimer giovanile” non mi ha aiutato molto…

Ma poi finalmente iniziamo a lavorare, ad avere i primi contatti con i pazienti, ed essi diventano il nostro “libro”…

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Da loro impariamo sindromi, patologie, segni, sintomi, impariamo a sospettare o diagnosticare malattie anche solo guardandoli o visitandoli. Li tocchiamo, “percuotiamo”, auscultiamo…ad esempio da loro impariamo che se percuotiamo la loro schiena all’altezza della loggia renale ed evochiamo dolore, beh, quello è un Giordano +, oppure se flettiamo la loro coscia sul bacino a gamba estesa e loro sbraitano dal dolore, magari è un Lasegue positivo, che se sul tracciato ECG notiamo un sopraslivellamento del tratto ST in corso di dolore toracico, dobbiamo probabilmente è meglio che ci diamo una mossa, perchè ci troviamo di fronte ad un ischemia cardiaca, o se notiamo vescicole a grappolo e dolore urente, con grande probabilità ci troviamo di fronte ad un Herpes Zoster…

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Ma davvero è solo quello che possiamo imparare dai tuoi pazienti??? segni, sindromi e patologie?..o è qualcosa di più?

Beh, quello che vi posso dire, dalla mia breve ma intensa esperienza personale, è che più vado avanti con gli anni e più mi accorgo che sono ben altre le cose che ho imparato ed imparo quotidianamente da ognuno di loro.

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Ho avuto chi mi ha insegnato cosa vuole dire la parola CORAGGIO: quando i miei pazienti, che sono padri e madri di famiglia, figli, mariti, mogli o fidanzati, non battono ciglio di fronte a diagnosi di malattie mortali, di fronte a procedure invasive e e dolorose , di fronte a trattamenti aggressivi ed a volte destruenti, il tutto per non dare preoccupazioni ai propri figli, coniugi, o genitori, per far loro credere che va ed andrà tutto bene..per alleviare un poco le preoccupazioni di coloro che amano anche a costo di vedere le proprie crescere a dismisura..

Ho avuto chi mi ha insegnato cosa vuole dire PERSEVERANZA: quando dopo multipli fallimenti, i miei pazienti non vogliono mollare e si aggrappano con tutte le loro forze ai successivi trattamenti ed opzioni che gli si possono offrire, perché “non esiste che io rinunci alla speranza, per quanto sottile essa possa essere”…

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Ho avuto chi mi ha insegnato e dimostrato cosa vuol dire AMORE : amore paterno, materno, fraterno, amore di coppia…quello vero, quello che davvero solleva montagne e prosciuga mari, quello che non molla, che non abbandona..che diventa granito proprio quando “il gioco si fa duro”…perché, beh, è proprio in quel momento che metti in gioco tutto quello che hai e anche qualcosa di più…

Ma anche l‘AMORE che nasce e cresce durante una malattia, timido, tenero, inaspettato, ma che non è spaventato dai possibili esiti infausti, né impaurito, né tanto meno indietreggia nel momento del bisogno, perchè è forte, coraggioso e pieno di speranza…

Ho avuto chi mi ha insegnato cosa vuol dire sapersi RIMMETTERE IN GIOCO: spesso facciamo diagnosi e con queste distruggiamo in pochi secondi la vita di tutti i giorni, la quotidianità dei nostri pazienti. Le nostre terapie, “prescrizioni”, regole, consigli (ad esempio lei non può più guidare, lavorare, magiare questo o quello…)portano lo scompiglio e la devastazione della normalità. Ed invece di pietrificarli ed immobilizzarli, sono stata testimone di come i pazienti e le loro famiglie hanno ideato nuove soluzioni, nuove idee, con una capacità di adattamento e di cambiamento che non credevo fosse possibile…quella che ricostruisce una nuova vita dalle macerie che la malattia ha lasciato..

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Ho avuto chi mi ha insegnato cosa vuol dire avere DIGNITA’. Quando il loro corpo è cambiato, magari più magro o più edematoso per colpa delle terapie, con cicatrici, amputazioni o semplicemente dopo la perdita dei capelli, o con un catetere venoso che penzola dal loro collo, sempre camminano a testa alta per le vie della città, per i corridoi dell’ospedale, senza sentirsi diversi da prima, vivendo tutti questi cambiamenti con dignità, prendendosi cura di se stessi, indossando parrucche o bandane alla moda, truccandosi anche “solo” per venire in ospedale alla visita o per l’infusione della chemioterapia, perchè la malattia porta via tanto ma non deve portare via tutto, perché la vita va e deve andare avanti…

Ho avuto chi mi ha insegnato il significato di LOTTA, TENACIA, TESTARDAGGINE, fino alla fine..

Una delle lezioni più grandi l’ho ricevuta quando mi hanno insegnato il significato e il potere della parola SPERANZA…quella che non deve mancare mai, perché senza quella è inutile anche solo iniziare un percorso di cura. Ed è quella che deve sempre trapelare dalle nostre parole, dai nostri discorsi, sempre.,.Perché mai e poi mai essa va negata…perché c’è sempre spazio per sperare…

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Ma ho avuto anche chi mi ha insegnato cosa vuole dire SOLITUDINE…quando si è senza una famiglia o amici e la malattia arriva nella vita lasciandoti completamente nudo e disarmato…una delle lezioni più difficili e dolorose che ho ricevuto…

Ho imparato che la PAURA può rendere alcuni pazienti tutto subito scontrosi ed aggressivi…d’altronde quanto può essere spaventoso il non sapere, non sapere se la tua malattia risponderà ai trattamenti, se avrai o no effetti collaterali, se proverai dolore…e quanto può spaventare il dolore..molti pazienti mi hanno insegnato che la prima apparenza non è quella che conta perchè può essere quella dominata dalla paura.

Ho avuto chi mi ha insegnato cosa vuol dire SOFFERENZA E DISPERAZIONE..il dolore e la tristezza delle famiglie a cui viene strappato qualcuno di insostituibile, quando un caro amico non c’è più….quando io stessa ho perso qualcuno con cui e per cui ho lottato, che ho conosciuto ed apprezzato, con il quale ho creato un legame, che è quello che rende il mio lavoro tra i più belli e più speciali al mondo, ma anche tra i più difficili….quando ho perso uno dei tanti maestri che tanto mi ha insegnato un antro pezzo di vita…

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Ma la lezione più importante è quella che davvero tutti i miei mille maestri hanno provato ad insegnarmi: quella di dare il giusto peso agli eventi, il giusto posto alle cose nella lista delle  nostre priorità nella vita..di provare a vivere la vita come viene, giorno per giorno…ma ammetto a malincuore che avrò bisogno di numerose ripetizioni, perché anche se il concetto sembra semplice, credo che sia tra le lezioni più difficili da imparare…

Immagino che anche ad ognuno di voi

Per cui davvero non si smette mai di imparare…se solo diamo ascolto ai nostri pazienti, lasciamo loro lo spazio di insegnarci qualcosa, realizzeremo che ognuno di loro può essere un buon maestro…ebbene si, anche un buon maestro di “cattive maniere” ed di “maleducazione” , ma anche dai cattivi maestri impariamo le importanti lezioni del “come non essere o come non fare”, giusto? Allora tutti i nostri pazienti avranno lezioni da darci..brutte o belle, più o meno utili o preziose, ma che alla fine non potranno che essere un arricchimento per noi, sia dal punto di vista professionale, sia nel nostro essere semplici esseri umani.

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Susanna Gallo
Susanna Gallo
oncologa, amante della medicina ma ancora di più dei pazienti che la rendono così speciale...perennemente in formazione..curiosa di tutto, pronta a imparare da tutti.. @siusy84 |

8 Commenti

  1. Complimenti Susanna..hai messo in parole tutti i pensieri che ogni giorno affollano la mia testa..è un lavoro difficile ma è il lavoro più bello che ci sia!

    • Grazie mille Francesca..ho ricevuto parecchie “lezioni” ultimamente che mi hanno ricordato il perche’ ho scelto questo lavoro tempo fa..perche’ purtroppo nei momenti NO o di difficolta’ spesso mi chiedo “ma chi me l’ha fatto fare
      “…beh..ecco la risposta alla mia domanda!

  2. Nel corso di Medical Humanities del gruppo SAU della SIMEU, utilizziamo la tecnica dello storytelling. Ciascuno di noi docenti racconta una storia. La mia si chiama “cerume”. Il vero nemico del medico d’urgenza è il cerume che impedisce di ascoltare limitando, spesso, solo a sentire le parole dei ostri malati. Complimenti un articolo molto bello che aiuta a sciogliere il “cerume”.

    • Grazie mille Mario..credo che a volte dobbiamo “perdere” tempo ad ascoltare cosa i nostri pazienti hanno da dire…per poter non “perdere” tempo a ricercare cose inutilmente, credendo di sapere gia’ tutto alla prima occhiata…quello che ho capito, e che mi ha limitatio per molto tempo ( e che sto cercando di modificare) e’ che non tutti la pensiamo “come me” e che non tutti abbiamo le stesse esigenze, nello stesso ordine( nel mio ordine..)…e devo smettere di pensare di sapere a priori di che cosa ha bisogno il mio paziente, prima ancora di aver ascoltato cosa egli ha da dirmi!
      Grazie del tuo commento:)

  3. Davvero un bel post. è sempre bello leggerti Susanna.
    è vero quello che scrivi, molto vero per un reparto “pesante” emotivamente come l’oncologia ma anche vero per il PS in cui tutto è sempre portato agli estremi.
    La quantità di ‘vita’, intesa come esperienze di vita, che ho incontrato, attraversato in PS è impressionante, non basterebbe un libro per raccontarla. Imparo ogni giorno. Molto spesso, come hai detto nella fase finale del post, ripasso e rispolvero quello che un precedente maestro mi aveva già trasmesso

    • Ciao Mauro,
      come sempre il tuo feedback e’ davvero gradito ed apprezzato. Il pezzo parla della mia esperienze personale lavorativa, e quello che posso dirti e’ che tutti i pazienti mi hanno insegnato qlcs, certo qualcuno ti “marchia” un piu’ in profondita’, qualcuno forse non riesce a toccare le corde giuste, ma alla fine tutti ti lasciano qualcosa. Quello che ho scritto arriva dalla mia esperienza come medico in generale, certamente le storie che ho vissuto piu’ da vicino sono quelle della mia esperienza in oncologia, ma anche la guardia medica mi ha fatto conoscere “stralci” di vita di persone che ho incontrato per la mia strada anche solo per mezz’ora e che mi ricordo perfettamente a distanza di anni, come anche la mia corta ma splendida esperienza in PS mi ha regalato alcuni momenti davvero profondi ed indimenticabili…per cui sono sicura che ognuno di noi, se si ferma un attimo, fa un respiro profondo e pensa, trovera’ nella sua memoria “insegnamenti” passati…e se avra’ voglia di fermarsi ed ascoltare, trovera’ straordinari maestri sulla propria strada, qualsiasi essa sia.
      Grazie ancora

  4. Leggevo e queste parole mi suonavano sempre più familiari… come se le avessi scritte io!
    Poi arrivata in fondo,ho visto il nome dell’autore… ed ho capito!!
    Brava Susi,brava come sempre! Never stop learning,never stop being as u are!

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