lunedì 22 Aprile 2024

Comunicare in Pronto Soccorso: parlare meno, ascoltare di più! (la prospettiva del paziente)

Vi capita mai di salutare i pazienti appena dimessi dal Pronto Soccorso e pensare “…Chissà se avrà capito i consigli e la terapia…”?

comunicare figuraL’ambiente del pronto soccorso pone sfide significative per una comunicazione efficace. In un setting di emergenza una comunicazione efficace è importante per fornire assistenza di qualità. Un interessante studio pubblicato recentemente su “ The Journal of Emergency Medicine” ci mostra la percezione del paziente riguardo le capacità comunicativa degli operatori di Pronto Soccorso.

A questo scopo è stato utilizzato uno strumento validato e sviluppato per valutare la comunicazione tra diverse specialità ed ambienti, chiamato CAT-T ( Communication Assessment Tool for Teams ). Il CAT-T è composto da 14 parametri di valutazione (item).

Ogni item mostra i punti-chiave della comunicazione osservabili dai pazienti.

1. Sono stato salutato in un modo accogliente
2. Sono stato trattato con rispetto
3. Hanno mostrato interesse per le mie idee circa la mia salute
4. Hanno capito le mie principali preoccupazioni per la mia salute
5. Mi hanno prestato attenzione (mi guardavano, ascoltavano con attenzione)
6. Mi hanno permesso di parlare senza interruzioni
7. Mi hanno dato tante informazioni quante ne volevo
8. Hanno parlato in termini che riuscivo a capire
9. Hanno controllato per essere sicuri di aver capito tutto
10. Mi hanno incoraggiato a fare domande
11. Mi hanno coinvolto in decisioni tanto quanto avrei voluto
12. Abbiamo discusso dei prossimi passi, tra cui eventuali piani di follow-up
13. Hanno mostrato attenzione e preoccupazione
14. Hanno speso la giusta quantità di tempo con me

Le risposte vengono classificate in una scala di risposta a 5 punti (1 = scarso, 2 = discreto, 3 = buono, 4 = ottimo, 5 = eccellente). (vedi figura 1)

fig 1 comunicare

Disegno dello studio

Gli autori hanno effettuato uno studio in un ospedale con oltre 85.000 visite annuali in Pronto Soccorso. Sono stati inclusi nello studio pazienti adulti di età> 18 anni visitati in pronto soccorso tra il Novembre 2007 e il Febbraio 2008. Sono stati esclusi quelli con problemi psichiatrici , in condizioni cliniche critiche, non di lingua inglese, o in stato di arresto di polizia. Tutti i pazienti hanno fornito il consenso verbale prima di essere “arruolati” nello studio. L’intervista è stata condotta quindi su pazienti già dimessi dal pronto soccorso o comunque quando già ricoverati. Questo garantisce che i pazienti siano stati intervistati al culmine del loro stazionamenti in PS e abbiano avuto modo di riflettere su tutti gli episodi.

Risultati

Di 346 pazienti eleggibili, 226 sono stati arruolati e hanno completato il CAT-T, per un tasso di risposta del 76,6%. I partecipanti appartenevano ad un range di età abbastanza ampio, erano prevalentemente femminile (53,5%).
I quattro elementi che i pazienti hanno valutato come “eccellente” sono stati: lasciare che il discorso del paziente finisca senza interruzioni (76,1%), parlare con termini che il paziente possa capire (75,2%), trattare il paziente con rispetto (74,3 %), e mostrare attenzione e preoccupazione (73,5%).
I quattro elementi con percentuale più bassa di “eccellente” sono invece stati: incoraggiare il paziente a porre domande (50,0%), salutare il paziente di modo che lo faccia sentire a proprio agio (54,0%), coinvolgere il paziente nelle decisioni tanto quanto questi desideri (54,9%), e mostrare interesse per le idee del paziente circa la sua salute (58,9%) Non sono state osservate differenze sostanziali nelle modalità di risposta relative al sesso del paziente, razza, età, tempo di attesa.

fig 2 comunicare

Discussione

Questo studio ha esplorato le percezioni di comunicazione dei pazienti con il team di PS. I pazienti del campione hanno percepito che gli operatori di PS rispettavano, mostravano attenzione e preoccupazione e permettevano loro di parlare senza interruzioni. I team di PS hanno ricevuto valutazioni inferiori su voci relative al coinvolgimento attivo del paziente nel processo decisionale e dimostrarsi disponibile a chiarire eventuali dubbi incoraggiando a fare domande.
I dati emersi con l’utilizzo del CAT hanno trovato risultati simili a quelli di studi precedenti, realizzati attraverso altri sistemi. Data la consistenza di questi risultati, sembra che indipendentemente dalle impostazioni, specialità, o un ruolo clinico, i pazienti percepiscono che essi vengono trattati con rispetto, ma che desiderano un maggiore coinvolgimento nel processo decisionale e maggiori opportunità di porre domande.

Conclusioni

I pazienti in questo studio percepivano che i team di PS erano rispettosi e permettevano loro di parlare senza interruzioni, tuttavia, sono state date valutazioni più basse per le voci relative al coinvolgimento attivo del paziente nel processo decisionale e nel fare domande.
I dati presentati nel presente documento rappresentano la percezione del paziente, e non le prestazioni effettive. Questo studio è stato eseguito in una singola istituzione e la generalizzazione può essere limitata. Inoltre, 4 pazienti hanno rifiutato di partecipare al sondaggio, perché erano insoddisfatti della loro cura.
Uno dei punti di forza di questa analisi è che è stata eseguita una valutazione comunicativa focalizzata su tutto il team operante e non sul singolo. Ogni individuo avrà un diverso grado di influenza sul punteggio complessivo CAT-T; questo ci fa riflettente sul contesto clinico reale, dove ogni singola interazione interferisce sull’impressione finale del paziente. Questa realtà sottolinea l’importanza di interazioni individuali, così come la necessità di un buon lavoro di squadra che prenda in carico non solo la cura del paziente, ma la comunicazione di quella cura per il paziente.

Vincenzo Peloponneso, Infermiere Pronto Soccorso – Cuneo (account Twitter: @vinpel)

Bibliografia

McCarthy, Danielle M., et al. “Emergency Department Team Communication with the Patient: The Patient’s Perspective.” The Journal of Emergency Medicine (2013).

Vincenzo Peloponneso
Vincenzo Peloponneso
Infermiere presso Dipartimento di Emergenza e Urgenza ASO S. Croce e Carle – Cuneo Appassionato di evidence based nursing. I miei interessi scientifici riguardano tutto ciò che è inerente l’assistenza alla persona in area critica. Mi occupo di educazione, formazione e ricerca in ambito infermieristico. @vinpel | + Vincenzo Peloponneso

3 Commenti

  1. Grazie Vincenzo per questo post. In Pronto Soccorso ho imparato (più o meno) molte cose: a curare i pazienti in emergenza, a sedare, ad usare l’ecografo, il defibrillatore, il pacing esterno, il monitor multiparametrico… e imparerò con il tempo altre cose… si spera con profitto. Ma la comunicazione è stato forse l’ultimo traguardo, e sento di dover apprendere molte cose. Ho capito che il paziente si sente preso in carico se riceve l’attenzione che merita. Che a volte basta poco, e che la scarsità del tempo a disposizione non è una scusa, perché il paziente è consapevole di trattare con professionisti il cui tempo è davvero poco e prezioso: ci ha visto saltare da una sala all’altra, ci ha visto gestire pazienti più gravi di lui, e ha capito di poterci rubare poco tempo. Ma quel poco tempo deve essere di qualità, e questo ha un ritorno enorme. Il paziente si sente preso in carico. Credo infine che un aspetto davvero essenziale sia il concetto del team medico-infermiere. Il paziente si accorge di essere gestito da una squadra, con compiti diversi ma con un unico fine. E la squadra deve essere funzionale, integrata e dare la sensazione di un’unica entità. Il rapporto medico-infermiere nella medicina d’emergenza (rispetto a quasi tutte le altre discipline) è assolutamente unico.

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