lunedì 25 Gennaio 2021

Pensieri di fine anno

Ciro Paolillo

La pandemia da COVID-19: un affare di persone, più che di tamponi.

La pandemia da Covid-19 è sicuramente una novità, ma il dilemma sul trattamento e sulla organizzazione non lo è.

Nell’era moderna ci si è già imbattuti in pandemie (nel 1918, nel 1950, nel 1960, nel 2002 e nel 2009). Cosa hanno in comune questi tragici eventi?

Non solo risposte organizzative: razionalizzare le risorse, così come i ventilatori e i posti letto in terapia intensiva, proteggere il personale, dirottare gli operatori sanitari, compresi quelli in pensione verso attività che richiedono immediate risorse, iniziative di salute pubblica, il distanziamento sociale, l’igiene delle mani, l’uso delle mascherine, la quarantena.

Certamente risposte fondamentali ma che da sole non bastano.

Cosa abbiamo portato a casa, qual è il valore aggiunto?

L’esperienza del comune, la realtà dei legami, l’esperienza che la vita, così come il lavoro non è qualcosa di personale.

L’obiettivo non è vincere la battaglia, termine che spesso è risuonato nei vari bollettini, cosi come sulle testate giornalistiche e richiamato poi dai social media, ma cambiare il nostro modo di lavorare e soprattutto di affrontare la fragilità del Sistema. Affrontare un non-sapere che non è frutto di sciatteria o di ignoranza, ma nasce dall’evolversi della Natura e quindi dall’evolversi della Conoscenza.

Da qui la necessità di rivedere quasi quotidianamente l’approccio a questa malattia, che per alcuni è sembrata disorganizzazione ma sicuramente è dovuta alla necessità di rivalutare i meccanismi volta per volta. La necessità di condividere, di fare rete, che ci ha permesso di pre-vedere quello che sarebbe accaduto parlandone con Ospedali colpiti dalla Emergenza prima di noi. La opportunità di sfruttare tutti gli strumenti messi a disposizione per facilitare la comunicazione.
La Pandemia: una opportunità per fare meglio, tutti.

Rispondi a Ciro @EDstudy

Alessandro Riccardi

Caro diario,questo 2020 è finalmente quasi finito.

Il 2021 è ancora un’incognita, ma perlomeno possiamo lasciarci alle spalle questo anno che abbiamo conosciuto purtroppo molto bene.

Mi ricordo quando è iniziato, il 1° gennaio 2020: ero di turno in ospedale, in una normalità appena scalfita dalle notizie che arrivavano dalla Cina. Il nuovo virus, la minaccia della pandemia, le situazioni drammatiche che sentivamo da Wuhan ci sembravano ancora lontane e molti, tra di noi, si illudevano che lontane sarebbero rimaste.Stolti.E stolto anche io, perché ero tra gli ottimisti.

Gennaio è trascorso, con un timore sopito, ma sempre presente, e infine è arrivato Febbraio.Il paziente zero. Codogno, Lodi, poi Bergamo, e anche la mia Liguria, colpite molto duramente. 

Febbraio, marzo, aprile: le immagini le abbiamo bene in testa, scolpite, indelebili. I camion, gli ospedali trasformati in torri inaccessibili, e le centraline dell’ossigeno che sibilavano perché incapaci di trasformare l’ossigeno da liquido in gassoso per l’altissima richiesta. Caschi da CPAP, terapie da provare, aggiornamenti che ti arrivavano di ora in ora da ogni fonte possibile.E morti, tanti. Troppi. Anche tra i nostri colleghi e amici, e la paura che adesso non era più sopita ma ben presente accanto a noi, solo che si faceva finta che non esistesse.

Una pandemia!

ricordi dell’università, e dei libri di storia: la terribile pandemia di influenza spagnola del 1919-1920, i 20 milioni di morti nel mondo, e la certezza che era accaduto tutto per l’assenza di terapia antibiotica, e per effetto della Grande Guerra che si era conclusa da poco.

E l’illusione che a noi non sarebbe potuto succedere: non con le terapie moderne, non con le nostre organizzazioni, non nel nostro mondo.Ancora stolti.

Chi l’avrebbe pensato che avremmo vissuto un evento storico di questa portata? di vivere una nuova pandemia, di fronte alla quale abbiamo dovuto ammettere la nostra debolezza di fronte ad una malattia nuova, l’assenza di cure se non empiriche, la nostra debolezza e la nostra inadeguatezza….si, inadeguetezza verso le forme più gravi, e verso gli anziani, che li vedevamo entrare nei nostri ospedali, sapendo che molti di loro non ne sarebbero usciti. Da soli. Loro e noi.

Caro diario, queste sono ferite che abbiamo tutti, e che non guariranno.

Però, caro diario, permettimi una nota di ottimismo.

Forse queste ferite, e la percezione di quanto siamo lontani dall’essere invincibili, ci ha mostrato, seppure duramente, la nostra umanità. Forse ci ha allontanato dalla medicina ipertecnologica e disumanizzante che conoscevamo e ci ha avvicinato ai nostri pazienti.

E forse ci ha insegnato la speranza. Non voglio fare paragoni arditi, ma cosa scrive Leopardi nella sua pagina più intensa, “La ginestra”? “e quell’orror che primo contra l’empia natura strinse i mortali in social catena”.

Certo, caro diario, dopo maggio questa speranza è stata messa a dura prova: abbiamo visto nascere i negazionisti, abbiamo subito critiche, attacchi: non più eroi, ma chi se ne importa, non abbiamo mai voluto essere eroi. Vorremmo solo fare il nostro lavoro, nel migliore dei modi possibile.

E forse dovremmo smetterla di concentrarci su questi idioti, perché su uno che scrive una idiozia, ce ne sono dieci che non scrivono ma che scriverebbero qualcosa di intelligente… Magari anche questo, può essere un insegnamento.Ripeto, vorremmo solo poter fare il nostro lavoro. 

E forse, parlando di questo, una nota dolente, caro diario, la devo scrivere: da maggio abbiamo vissuto in un ottovolante, sapendo quello che sarebbe arrivato ma trovandoci di fronte ad un muro di gomma delle varie organizzazioni, con un sistema intorno a noi che a volte faticava a fare il cambio di passo in risposta agli eventi, mentre noi della prima linea questo passo lo cambiavano anche più volte a settimana.

Ecco, forse questa esperienza potrebbe guidare qualche aggiustamento nel sistema intorno a noi.

Ma in questo, caro diario, sono un po’ più pessimista.Adesso abbiamo quasi finito la seconda ondata, e stiamo attendendo la terza. Pessimisti, ottimisti?No, forse solo rassegnati.

La affronteremo, come sempre, sperando come ogni volta di essere ascoltati, di vedere le cose cambiare… di vedere le altre luci accendersi affinché il pronto soccorso cessi di essere il faro nella notte, ossia l’unica luce accesa. 

Certo, in questo lungo anno abbiamo dimostrato il nostro valore, le nostre competenze, la nostra identità… Vie aeree, ventilazione, ecografia d’urgenza, ega, sedazione… È soprattutto la nostra capacità di risposta, di adattarsi. 

Saremmo anche stufi, caro diario, vorremmo tornare a fare il nostro lavoro… O meglio, a fare il nostro lavoro senza dover subire tutte le magagne di prima, come l’affollamento, le lunghissime attese, i codici bianchi… Ma lo faremo, come sempre, e lo faremo per i pazienti, anche se adesso ci sono molti negazionisti, ma forse sono solo persone spaventate che reagiscono come possono: dopotutto, c’erano anche ai tempi della peste, e Manzoni ce lo racconta pure… come dice l’Ecclesiaste? “Niente di nuovo sotto il sole”, e davvero, non vale davvero la pena arrabbiarsi. 

Però, caro diario, adesso che siamo alla fine di questo 2020, devo ammettere che prima sono stato poco onesto, paragonando questa pandemia agli anni della spagnola. Qualcosa di diverso c’è. Questo internet, che ci permette di scambiare informazioni in tempo reale, e soprattutto, una tecnologia medica che ci ha portato ad una speranza, e ad un anno dall’inizio di tutto.Un vaccino. Chissà, in questo 2021 torneremo presto alla nostra vita di prima.Code, sovraffollamento, critiche.Ma a chi importa? sarà la normalità.

Riccardi-foto- circ

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Carlo D'Apuzzo
Ideatore e coordinatore di questo blog | Medico d'urgenza in quiescenza | Former consultant in Acute Medicine | Specialista in medicina interna indirizzo medicina d’urgenza e in malattie dell’apparato respiratorio | #FOAMed supporter | @empillsdoc

6 Commenti

  1. Grazie di aver dato voce al mio dolore alla mia rabbia alla mia impotenza e alla mia irriducibile professionalità.
    Buon 2021 cari colleghi, col cuore

    Paola Brasca
    MEU ASST OvestMilanese

  2. Sono medico di famiglia ma seguo sempre com interesse questo blog dai tempi del mio tirocinio in Ps. Grazie per questa tua intensa condivisione. Sicuramente il vaccino é, per noi, un’iniezione di speranza. Buon 2021 Carlo e a tutti voi

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