6
Mar
2020
48
restiamo_umani

Rimanere Umani in tempo di coronavirus.

Alla fine, inesorabilmente è giunto.

It's here

Prima Leggenda, quasi Metropolitana della Cina Mai Vicina. Poi Problema ma lontano migliaia di chilometri. E comunque, sempre degli altri.

ottimisti con i problemi degli altri

Poi siamo diventati un puntino rosso della mappa mondiale. Una novella e moderna lettera Scarlatta. Un punto, ogni giorno progressivamente ed inesorabilmente sempre meno piccolo.

mappa coronavirus

Piano piano è giunto nella nostra vita quotidiana, a sostituire il calcio nelle pagine dei quotidiani, nelle discussioni dei bar (quelli ancora aperti) e nei dibattiti social.

Abbiamo Assistito a liti fra i più noti ed esperti virologi. Abbiamo sorriso di fronte a showgirl che ci insegnavano come starnutire e l’arte della pulizia delle mani.

Siamo stati tutti Codogno/Lodi/Vò Euganeo. Ma ben felice di non essere là.

Abbiamo visto video per capire come vestirci e difendere noi stessi. Abbiamo letto procedure operative che ogni giorno si aggiornavano, contraddicendosi e ripetendosi. Siamo diventati esperti di maschere facciali e relativi filtri ed abbiamo imparato il prezzo della amuchina, della verità e della menzogna.

no baci e abbracci

Piano piano, è penetrato nella nostra quotidianità. Subdolo, si è insidiato nelle nostre menti e nei nostri cuori. Ha iniziato a contagiarci, prima che con la infezione, con la paura. Ci ha allontanato, Fisicamente e spiritualmente.

non sono un virus
non si affitano case ai settentrionali

Piano piano è diventato cosa familiare. Come un personaggio famoso ma che non avremmo mai pensato di conoscere di persona. La disattenzione iniziale faceva spazio ad una fastidiosa sensazione di crescente timore. L’ironia cercava di dissimulare l’idea che un giorno si potesse provare paura.

vendo tampone positivo

Lo abbiamo prima incontrato sui social. Aveva le immagini tac di quadri di ards e la foto ecosegnaletica di sindromi interstiziali focali bilaterali.

#covid19foam

Poi lo abbiamo incontrato personalmente. Il primo isolamento, la prima vestizione, la prima autorizzazione per procedere della unità di crisi, il primo “tamponamento”. Il primo che poi si è dimostrato vero. Che si è dimostrato positivo.

Damn is true

Poi uno è diventato rapidamente due, da casi sporadici a decine di casi in un unico ma infinito turno lavorativo. Da un sassolino si è scatenata la frana. La scintilla ha scatenato un incendio. Dalla fantasia alla consapevolezza. Senza neanche avere il tempo di accorgersene che tutto prende fuoco. Che sei tu quello ai piedi della montagna.

peanuts

Accorgersi ormai tardivamente. Accorgersi tardivamente che quella epidemia apparentemente lontana è realtà tangibile. Vicina. E’ intorno a te. Che sei tu l’infetto. I tuoi Cari. Il tuo Collega. Il tuo Paziente.

be kind and support one another

Avendo come compagno la triste consapevolezza di tempi e di scelte clamorosamente difficili. Avendo la triste consapevolezza del fantastico welfare italiano che cura tutti ma con risorse che oggi appiano infinitesimamente limitate.

Ma la lacrime del vostro primo paziente COVID positivo non le dimenticate. E ricordiamo che i nostri (oggi così preziosi) DPI ci regalano l’opportunità e la libertà di infrangere il regolamento, di abbracciare quelli stessi pazienti ed asciugare quelle stesse lacrime. Di infrangere regole asettiche. Per cercare di non farli sentire, fosse anche solo per pochi istanti, sporchi, soli e condannati.

restiamo umani

Ricordiamoci di continuare ad essere Umani. Promettiamocelo. E ricordiamocelo fra qualche mese, quando, esausti, prosciugati e contagiati, non ce la faremo più e la tempesta non sarà ancora finita.

quando la tempesta sarà finita
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