16
Giu
2016
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Sai toglierlo un amo?

Tempo d’estate e tempo di pescatori ma come diceva Ernest Hemingway “Chiunque può essere un pescatore in Maggio”. Se è vero che durante i mesi invernali solo chi ha una reale passione ed esperienza per questa attività (non saprei come definirla: sport, hobby, passatempo, yoga, introspezione, dialogo con la natura, ossessione?) durante i mesi estivi un po’ tutti si improvvisano provetti pescatori o tentano di reclutare nuovi adepti tra le giovani leve (figli, nipoti, cuginetti).

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Vi sono varie possibilità:
– Auto allamata da neofita
– Neofita che allama altro neofita
– Neofita che allama veterano
– Veterano che si auto allama per aiutare un neofita
Il risultato finale è che quasi ogni giorno in Estate giunge in PS un “allamato”.

Sapete tutti come si rimuove un amo? Non tutti? Beh è un argomento semplice ed interessante. Conviene non farsi trovare impreparati perché molto spesso il paziente è un bambino accompagnato da genitori ansiosissimi ed è nostro compito non farci trovare impreparati.

Il post l’ho tratto da un vecchio articolo del giornale americano dei medici di medicina generale (American Family Physician 2001) dal titolo Fish-hook removal, il tutto condito poi dalla mia trentennale esperienza di pescatore. Posso dirvi che c’è molto poco sulla rimozione di un amo su pubmed. La maggior parte dei lavori seri coinvolgono l’occhio e la palpebra. Rimozione dell’amo dall’occhio, dalla palpebra o dall’orecchio non sarà l’argomento del post.

Innanzitutto le tecniche di pesca a più alto rischio sono le tecniche con artificiali (spinning o pesca a mosca) caratterizzate da un continuo lanciare e riavvolgere: il momento più pericoloso è sicuramente il lancio. Altra fase pericolosa è la slamatura perché la compliance del pesce è praticamente nulla (vorrei ben dire).

 

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Vi presento poi il protagonista del post ovvero l’amo: l’anello di congiunzione tra uomo e pesce.

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Può avere tantissime variazioni nella forma. Quello che ci interessa ricordare in questa sede sono la presenza della paletta od occhiello (che a volte dovremo tagliare per estrarre l’amo) ma soprattutto la presenza dell’ardiglione. Alcuni ami possono presentare dei baffi lungo il gambo, strutture del tutto simili all’ardiglione.

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Baffi ed Ardiglione sono stati creati per impedire all’amo di uscire una volta penetrato nei tessuti dell’apparato buccale del pesce. Mantengono la stessa funzione anche quando si conficcano nel malcapitato pescatore.

Altro concetto che vorrei presentarvi è quello di ancoretta volgarmente detta amo traditore (doppio o triplo).
Tre o due punte. Solitamente il filo d’acciaio ha un elevato spessore ed è difficile da tagliare.

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Entriamo nel vivo dopo le opportune presentazioni.

  • Anestesia
    La rimozione di un amo è una procedura dolorosa. Quindi innanzitutto anestesia. Premetto che non sono un esperto in anestesia e sedazione. E’ solitamente sufficiente però anestesia topica con lidocaina (lungo il decorso che ha intrapreso l’amo) o blocco periferico.

 

  • Tecniche di Rimozione
    Sono descritte 4 tecniche di rimozione.
  1. “Retrograde”
  2. “String-yank”
  3. “Needle Cover”
  4. “Advance and Cut”

Non esiste una tecnica superiore all’altra e ognuna ha pro e contro. Spesso è necessario ricorrere a più di una tecnica per rimuovere il corpo estraneo.

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  • Le prime due tecniche si basano su un concetto molto simile, ovvero di pressione del gambo dell’amo verso la cute e di trazione retrograda. La pressione sul gambo serve per ridurre al minimo l’azione dell’ardiglione. La curva (“a pancia”) dell’amo può essere legata con del filo di seta o catturata saldamente con una pinza.
    Questa tecnica risulta molto utile con ami di piccole dimensioni o con ardiglioni di ridotte dimensioni. Durante la trazione retrograda ami grossi o ardiglioni di notevoli dimensioni possono lacerare nuovamente i tessuti.

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  • La tecnica “needle cover” (letteralmente copertura con ago) prevede l’avanzamento di un ago di siringa lungo il foro di penetrazione dell’ago fino a quando non si becca l’ardiglione. Una volta disinnescato l’ardiglione, si rimuovono in modo retrogrado all’unisono ago ed amo.

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Ho provato per voi la tecnica sulla mia (anzi di mia moglie) spugnetta per lavare i piatti e posso dirvi che non è semplice beccare l’ardiglione alla cieca e soprattutto trattenerlo in modo saldo. Tentando varie possibilità mi è sembrato riuscisse meglio cercare di seguire la curva dell’amo con l’ago, ma probabilmente è solo un impressione.

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È una tecnica che secondo me è gravata dalla possibilità di peggioramento del danno durante le varie penetrazioni dell’ago alla ricerca dell’ardiglione.

  • Ultime ma non ultime sono le tecniche “advance and cut”
    Queste tecniche prevedono l’avanzamento dell’amo e la creazione di un foro di uscita. Attenzione a non ledere strutture importanti durante la fase di avanzamento (vasi, nervi e tendini).

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Una volta che la punta è fuoriuscita abbiamo due possibilità:

– Taglio della punta prima dell’ardiglione o compressione dell’ardiglione tramite una pinza ed estrazione retrograda (effettuabile se l’amo non ha baffi sul gambo)

– Oppure estrazione anterograda dell’amo attraverso il nuovo foro di uscita, previo taglio o compressione della paletta o dell’occhiello (questa tecnica è preferibile quando l’amo ha dei baffi sul gambo)

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Una raccomandazione che vi faccio e che non è scritta da nessuna parte è quella di tenere saldamente con pinze le due estremità dell’amo al momento del taglio. Gli ami da pesca sono solitamente creati con leghe particolari atte a non piegarsi ma a spezzarsi all’ultimo carico di rottura. Ne consegue che durante il taglio potreste trovarvi con un proiettile acuminato in giro per la saletta del PS o della Guardia Medica.
Avete presente Renato Pozzetto nel film un ragazzo di campagna?


Infine valutate sempre la possibilità di antibiotico o di richiamo di antitetanica. La ferita da amo è una ferita profonda e puntiforme, quindi va considerata una inoculazione di batteri e spore in tessuti profondi… FERITA ad ALTO RISCHIO di Infezione!!!
Dico bene Ciro?

 

Vi lascio con un caso clinico e con la mia esperienza personale.
Ovviamente è un caso di un “allamato”. Ringrazio il dott. Stefano Gagliardi per l’aiuto durante la procedura e la dott.ssa Sara Pecoraro per le riprese.

Vi riassumo il caso clinico.
Quarantenne esperto subacqueo. Durante l’immersione si è arpionato accidentalmente con un gancio da pesca mentre slamava un polpo ribelle. Giunto in PS il paziente è stato medicato con del paracetamolo ev. Il gancio è stato fasciato alla mano ed il braccio fasciato al collo per evitare movimenti ed ulteriori danni durante il trasporto in radiologia.

Ha eseguito radiogrammi con multiple proiezioni che non hanno evidenziato lesioni ossee e la presenza di altri corpi estranei.

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È stata praticata anestesia topica con lidocaina lungo il decorso dell’amo. Il gancio da polpo è stato rimosso con tecnica anterograda. Il tentativo di taglio della punta è stato infruttuoso (notare che ho trattenuto la punta con una mano per evitare che partisse come un proiettile durante il tentativo di taglio). Si è deciso allora di schiacciare l’ardiglione con la pinza. In PS sono stati praticati ABT e richiamo di Antitetanica. Le prove di funzionalità tendinee e di sensibilità sono risultate nella norma, sia prima che dopo la procedura.
Dimesso con amoxicillina/clavulanato e visita di controllo traumatologica.
Vi lascio al video.

 

 

Take care!

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