29
Apr
2020
13

Se io fossi un giornalista

L’informazione ai tempi del coronavirus

Un mestiere, quello del giornalista, di enorme importanza e dignità e la libertà di stampa uno tra i più importanti diritti raggiunti.

Credo fermamente che i giornalisti abbiano un’enorme responsabilità durante una pandemia, responsabilità che (al pari di una terapia sbagliata), se non mantenuta, può anche essere dannosa: DARE UN’INFORMAZIONE CORRETTA o anche solo, più banalmente, UTILE.

Se io fossi un giornalista…

sentirei un fardello enorme da sopportare, perché saprei che ogni mia parola può avere risvolti inimmaginabili.

cercherei di diffondere verità o quantomeno cercarla, non informare a prescindere per “fare notizia” disseminando terrore e panico.

mi arrovellerei per capire dove ci sono state (se ci sono state) delle “falle” nel sistema al fine poi di facilitarne la risoluzione.

eviterei  articoli  accusatori e diffamatori gratuiti che mi chiedo peraltro in che modo possano essere di aiuto o conforto a qualcuno.

Purtroppo o per fortuna però non lo sono e da medico vorrei far luce su quali sono stati alcuni degli effetti dell’informazione gestita in questo modo sul nostro lavoro.

La verità, aggiungo, è che in questo post ho più domande che risposte, a tratti sembra più una richiesta di aiuto, ma spero possiate capirmi.

CAPITOLO 1. INFORMAZIONI SULLE TERAPIE

terapie che, anche per “gli esperti”, sono ancora oggetto di studi ed in attesa di reali e forti evidenze scientifiche.
pillole covid19

Questo ha creato uno stuolo di parenti che ci chiedono:  “ma il farmaco sperimentale di cui han parlano al tg lo avete fatto a mia mamma?”  oppure  “ avete letto vero che bisogna usare l’eparina a dosaggi più alti?”  oppure  “ma se peggiora gli metterete il casco vero?” oppure “mi scusi dottoressa, ma ho letto che in realtà la vera malattia causata dal coronavirus è un trombo nei polmoni e che se intubate mio marito lo fate morire”

… e vorrei tanto che alcune di queste affermazioni fossero battute…

Una valanga di…informazioni

Siamo passati dall’informare noi i parenti ed i pazienti sul nostro operato e sulle decisioni terapeutiche ad un interrogatorio al contrario, ma come biasimarli considerando la valanga di informazioni a riguardo con cui son stati bombardati?

Non credo serva sottolineare quanto può essere difficile (oltre che un’enorme perdita di tempo) spiegare i contro di quella terapia o di quella tecnica di ventilazione su quel tipo di paziente e il perché quella determinata cosa richiesta, quindi, al proprio caro, non verrà fatta.

Questo lo dico non perché si debba avere fiducia cieca nel medico e/o accettare passivamente tutto ciò che viene proposto, ma semplicemente perchè è il nostro mestiere quello di  fare delle “ scelte” basate su conoscenze che gli altri non hanno, spiegando nei limiti del possibile ciò che facciamo ed in un certo senso “alleggerire” i parenti da questo pensiero e responsabilità.

CAPITOLO 2. LE INFORMAZIONI “CONTRO”

storie di virus creati dai nostri figli mentre giocano al piccolo chimico, 5G, farmaci miracolosi, etc
informazioni contro, fake news, covid19,

Su questo non vorrei dilungarmi perché non è mia competenza nello specifico su alcune cose, perché abbiamo dedicato troppo tempo a smentire i “contro” (di cui purtroppo fanno parte anche alcuni colleghi) e perché il risultato sarà alla fine sempre lo stesso: in quanto ovviamente pagati dalle case farmaceutiche e/o vittime del sistema, non siamo oggettivi (che poi sti pagamenti che dicono non ho capito dove arrivano: c’è un IBAN da lasciare?).

E da qui ancora una domanda a cui non so rispondere: in che modo con questo tipo di  informazione si pensa di poter essere utili a noi sanitari ed ai pazienti affetti da coronavirus?

L’unico risultato ottenuto mi sembra invece quello di generare sfiducia (all’interno del già precario rapporto sistema sanitario-paziente), confusione (dove già ne abbiamo abbastanza) ed aiutare chi sponsorizza le “soluzioni alternative” (tipo prodotti ed erbe miracolose) prive di ogni evidenze scientifica e che costeranno molto più di quello che spenderemo di paracetamolo in una vita.

CAPITOLO 3. INFORMAZIONI E STATISTICHE

statistiche, covid19

A livello di grafici abbiamo visto di tutto…mi pare che ci sia poca chiarezza e/o uniformità internazionale, europea  o anche solo nazionale di informazione sul come abbiamo “contato”, perchè non basta un tabella buttata li, che soddisfa solo la mera curiosità.

Ecco questa si che può essere un’informazione utile a noi profani: capire come sono stati ricavati i dati, come abbiamo contato i morti e i tamponi fatti più volte alla stessa persona (siano essi positivi o negativi), come sono calcolati i totali positivi di ogni giorno, ecc..

Perché poi mi chiedo, se non sappiamo la base da cui partiamo realmente, come riusciamo ad  essere ottimisti e/o pessimisti e prendere decisioni, anche mediche, congrue?

CAPITOLO 4. INFORMAZIONI DI FASE 1  (SIETE EROI) E DI FASE 2 (EROI UN CA**O)

sanitario abbraccia l'Italia, covid19

Come tutti avevamo previsto è arrivato il momento in cui telegiornali e giornali iniziano a diffondere informazioni in questa direzione.

Premetto che,  ritengo agghiacciante sfruttare per ”un like” o per “audience” la comprensibile e a volte irrazionale rabbia ed il dolore di parenti e pazienti che stanno soffrendo e patendo una situazione terribile, fatta di addii attraverso un tablet (per chi lo ha…), di abbracci mancati e disegni di incoraggiamento dei nipotini sui muri di un ospedale.

Comunicare capire e farsi capire…

Comunicare, capire e farsi capire ai tempi del coronavirus è cosa già molto difficile e l’alleanza medico-paziente-parente ritengo sia uno dei cardini della terapia di ogni patologia, quindi cercare di spezzare o creare crepe in questa catena che scopo ha? E di nuovo, come può essere utile a noi sanitari ed ai pazienti affetti da coronavirus?

Ed infine mi chiedo a fronte ormai di segnalazioni che stanno emergendo ovunque: perchè accanirsi con le notizie contro i lavoratori, che sono l’ultima ruota di questo carro (il nostro carro “amato” sistema sanitario) , dal momento che si stanno facendo quasi tutti un “mazzo così” e, a volte purtroppo letteralmente, ammazzando di lavoro?

CONCLUSIONE

Credo fortemente che l’informazione faccia assolutamente parte per tutti noi del percorso terapeutico di questo momento storico.
È importantissimo quindi per noi sanitari avere giornalisti che, con il loro lavoro, tentano di chiarire quali siano le problematiche esistenti per tentare (nel buio) di fare luce.

È invece di intralcio a noi ed ai pazienti l’assenza di competenza, di etica e lo “sparare” notizie colme di parole terrorizzanti (come cimitero o prigione rivolte alle strutture sanitarie) e prive di informazioni utili rendendo ancora più difficile la sconfitta di questa già ostinata pandemia ed ancora più incolmabile il dolore per le perdite subite.

Ritengo però che nel caos ci sia una grande certezza: navighiamo ancora nel dubbio sotto moltissimi aspetti e chi offre “verità assolute” sicuramente sta mentendo.

Mi auguro davvero per tutti noi (pazienti e non) che invece di inabissarci in unitili lotte tra popolazione, giornalisti, sanitari e politici si uniscano le forze, ci si fermi a riflettere sugli errori commessi (ognuno nel suo campo) in questa “prima fase”, si tenti di capirne l’origine e correggere il tiro, perché “errare è umano” (e in un’emergenza del genere più che comprensibile credo), ma “perseverare è diabolico” e noi abbiamo un bisogno vitale di ripartire e non di tornare indietro.

blocchi di partenza covid19
Ripartire insieme
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3 Commenti

  1. Flavio

    Sempre detto che l’ “informazione” in Italia sia un cancro. I giornalisti (indubbiamente la maggior parte) non sono professionali, sono alla ricerca dei like e creano un danno enorme.

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