30
Giu
2014

Sindrome Sgombroide

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Diciamo la verità, uno dei motivi per cui aspetto con ansia i mesi di Maggio e Giugno è perché dalle mie parti arriva su maestà il TONNO ROSSO, che adoro mangiare in tutti i modi possibili…

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Tuttavia, memore di quello che è successo l’anno passato a Palermo (circa duecento persone intossicate da tonno) ho pensato di scrivere questo post per rinfrescarmi la memoria.

Responsabile dell’intossicazione è stata una o più partite di tonno rosso mal conservato che hanno causato la sindrome sgombroide o intossicazione da istamina (HFP).

La sindrome sgombroide è una forma di food poisoning causata dall’ingestione di prodotti ittici alterati contenenti elevate quantità di istamina, in assenza di alterazioni organolettiche.

Nella maggior parte dei casi ha un andamento benigno che si risolve nell’arco di poche ore senza necessità di ospedalizzazione. Tuttavia vista la variabilità individuale alla risposta all’istamina, sono possibili, seppur raramente, conseguenze più serie con coinvolgimento sistemico (Lanza et al 1996).

La diagnosi non presta particolari difficoltà. I sintomi sono riconducibili all’intossicazione da istamina

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  • diarrea
  • tachicardia
  • broncospasmo
  • ipertensione o ipotensione

preceduti dalla storia di recente ingestione di pesce nelle ore precedenti. L’inizio dei sintomi quindi è abbastanza rapido, e mima la classica “reazione allergica” senza però averne i meccanismi fisiopatologici.

In letteratura sono riportati casi complicati da insufficienza cardiaca e insufficienza respiratoria.

Ma, di fatto, cosa succede?

I pesci in questione (tonni, sgombri, alacce, sardine, acciughe, aringhe…) sono ricchi di ISTIDINA, un amminoacido che si trova in forma libera e svolge funzione di tampone nella muscolatura dei pesci. Alcuni germi che si trovano sulla superficie dei pesci o nel loro intestino, sono in grado, tramite l’istidina decarbossilasi, di trasformare post-mortem l’ISTIDINA in ISTAMINA.

Questo processo può avvenire in qualsiasi fase del percorso del pesce, dal mare alla tavola, se questo viene mal conservato. E’ fondamentale per la prevenzione la corretta conservazione a < 4 C°. Anche perché, una volta prodotta, l’istamina non viene più degradata, neanche dalla cottura o dopo altre tecniche di conservazione (congelazione, inscatolamento, affumicatura). Il pesce contaminato da elevate dosi di istamina inoltre non presenta caratteristiche organolettiche diverse dal pesce correttamente conservato e privo di tossicità.

La diagnosi è clinica. Una successiva conferma potrebbe venire dal dosaggio dell’istamina nelle carni dei pesci. Valori superiori a 10-20 mg/100g di pesce risultano diagnostici. Ovviamente tale misurazione non è comunemente disponibile.

Il trattamento prevede l’utilizzo di liquidi e antistaminici, sia anti H1 sia anti H2. L’adrenalina va riservata nei casi di broncospasmo.

La sindrome è autolimitante ma è utile sapere che il possibile, seppur raro, coinvolgimento cardio respiratorio con severa ipotensione deficit di pompa ed insufficienza respiratoria, è una temibile complicanza.

 

Bibliografia

Stratta P. Scombroid poisoning. CMAJ April 3,2012, 184(6)

Guly H R. Case of the month: lesson of the week:don’t forget scombroid. Emerg Med J 2006;23:955-958

Vickers J. Scombroid poisoning. NEJM 2013 368:e31

Iannuzzi M. Severe scombroid fish poisoning syndrome requiring aggressive fluid resuscitation in the emergenct department: two case report. Minerva Anestesiologica 2007;73:481-3

 

 

 

 

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10 Commenti

  1. Grazie Emanuele di questo bel post! Alla sgombroide non si dedica mai sufficiente spazio… Anche perché si dovrebbe evitare di attribuire una inesistente allergia ai prodotti ittici (pensa le limitazioni di un paziente, a non poter più mangiare pesce!!). A me è capitata una piccola epidemia (8 casi dello stesso bar), per tonno in scatola. I controlli dell’igiene avevano però rilevato una corretta conservazione e nessuna traccia di istamina nei residui. In effetti, in una scatola grande è possibile trovare carni di pesci diversi, alcuni contaminati altri no…

    1. Grazie Ale, hai detto bene…molto sottostimata perchè scambiata per allergia!
      Dalle mie parti i casi sono sempre stati attribuiti a tonno fresco, ma appunto una volta formata l’istamina la modalità di cottura e/o conservazione non può far nulla. Poi si può beccare solo un pesce o parte di esso alterato. e quindi con parziale coinvolgimento dei commensali.

  2. simone

    sono uno studente. L’unico caso che ho visto di sindrome sgombroide fu trattato con i vecchi cromoni (necocromil in particolare); farmaci dimenticati, ma molto utili in questo caso specifico. Che ne pensate?

    1. Grazia Simone per il tuo contributo. In realtà non ho trovato nulla sull’utilizzo di questa categoria di farmaci; forse l’utilizzo è limitato dal fatto che agiscono più come stabilizzatori di membrana, prevenendo il rilascio di istamina dalle cellule, e non sono antistaminici diretti.

  3. Teresa

    Mi chiedevo, la sindrome sgombroide colpirà tutti coloro che mangiano lo stesso pesce alla stessa tavola, o solo il soggetto che ha maggiore sensibilità al rilascio istaminico. Inoltre essendo autolimitante, valuto la paziente in guardia medica o vale la pena direzionarla in ps per controllo e idratazione?
    Grazie.

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