18
Mag
2012
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Sono le 4 del mattino…

E’ sabato notte e sino ad ora tutto è filato discretamente liscio. Nessun caso particolarmente problematico e l’affluenza sino ad allora lievemente al di sotto della media. “Sttt non dirlo!” mi rimprovera Federico l’infermiere che sta lavorando insieme a me, ” Lo sai che le discoteche stanno per chiudere”. Quasi lo avessero sentito, nell’arco di dieci minuti 6 ambulanze, una in fila all’altra, arrivano in pronto soccorso. Ognuna con un giovane ubriaco vomitante.


Luisa, la collega che è di turno con me, comincia a vedere rapidamente i primi 4. Sono vigili anche se decisamente ubriachi, uno però attira la sua attenzione:  non solo vomita, ma si lamenta di un forte dolore addominale. “Ci credo, con tutto quello che avrà bevuto…”, commento.  “C’è dell’altro” mi dice, mentre inizia a visitarlo.

In effetti il giovane paziente ha l’aria più che ubriaca, sofferente. E’ rannicchiato in posizione antalgica con le cosce flesse sul bacino.
“Sono tre giorni che ho mal di stomaco, ma questa sera dopo aver bevuto, il dolore è diventato insopportabile.”
In effetti l’addome è difeso, il paziente quasi invisitabile.
“Secondo me è perforato! Facciamo i preoperatori, rx torace e addome e l’ECG; mettiamo su della morfina” dispone, senza indugi,  Luisa.

Il paziente inizia a stare un po’ meglio e viene accompagnato in radiologia.
Di lì a poco, le immagini radiologiche sono disponibili sul computer.

Luisa aveva ragione?

E’ presente aria libera in sede sottodiaframmatica destra.Il sospetto di perforazione intestinale è quindi confermato.

Viene chiamato il chirurgo e di lì a poco il paziente entra in sala operatoria.
Questo il referto dell’atto operatorio: open laparoscopy sovraombelicale. Non liquido libero. Si reperta sul versante anteriore del duodeno ulcera perforata con peritonite fibrinosa localizzata. Recentazione dei bordi dell’ulcera. Ulcorrafia con punti staccati…

Il caso solo apparentemente semplice, induce qualche riflessione.
Alcune categorie di pazienti sono più a rischio di altre. Gli “ubriachi” sono sicuramente tra queste.
Arrivano in molti e per lo più  hanno la sola necessità di essere osservati per un breve periodo di tempo.
L’insidia è però sempre dietro l’angolo. Tra i tanti c’è sempre quello con l’emorragia intracranica o con qualche altro problema serio di salute. Individuarlo non è sempre facile.
Questa volta è andata bene, ma non sempre è così.
Quando ripenso a queste situazioni mi vengono spesso in mente le parole che a volte mi dicono alcuni quando scoprono che lavoro in pronto soccorso. ” Lavori in PS? Al giorno d’oggi non dovrebbe essere un lavoro  molto difficile: basta chiamare lo specialista giusto…” Sorrido e rispondo: ” Hai ragione, ma siamo noi lo specialista che serve, tutto il resto viene dopo”. Credo che niente sia più vero.

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7 Commenti

  1. Grazie per aver condiviso, come sempre.
    Il sabato notte è un pessimo momento per stare male. L’estate scorsa stavo ritornando a casa in bici, saranno state le due o le tre. Nonostante il flusso di macchine continuo che percorreva la via, noto una persona riversata a terra in una pozza di vomito. Mi fermo. Evidentemente è una persona che sta male. L’abbigliamento non è trasandato, anzi e mi ha subito dato all’occhio. Vista l’ora e la zona decido di chiamare il 118. Chi mi risponde insiste che non può mandare nessuno se non gli avessi dato maggiori informazioni: non sapevo che essere stesi in maniera scomposta per terra in un lago di vomito nel mezzo della notte in una via non bastasse. Gli confermo quindi che respira ma che non c’è verso di destarlo, nemmeno con le maniere forti. Al che, quasi sconsolato, dice che avrebbe mandato un’ambulanza e che era “il solito ubriaco del sabato sera”, che “il sabato sera è sempre così…”. Sì, il sabato notte è proprio una brutta parentesi temporale per stare male!

    1. Per quanto capisca il ragionamento mi preme anche dire che purtroppo è un problema di “gestione”.
      In primis va visto il contesto di lavoro(se sei in una città come MIlano,Roma,Torino il problema è ingigantito)e poi l’iter gestionale di questi pazienti.Concordo che il problema etilico serio sia una gestione sanitaria,non concordo nello sdoganare ogni tipologia di paziente classificato come “etilico” alla gestione di 118/DEA.Il caso interessante riportato è l’esempio di come su 6 paziente che afferiscono al DEA solo uno sia veramente meritevole di cure(ed anche qui direi molta sfortuna nella concomitanza di eventi:ubriaco-perforato….di sicuro rischiava di sfuggire ad un primo esame sommario)e gli altri 5? posso scommettere che il loro iter è stato passare la notte in barella più o meno presenti per poi essere dimessi al mattino successivo o affidati alle cure dei parenti se minorenni?magari con l’aggravante delle richieste di esami tossicologici se trovati alla guida(e a dire il vero una volta mi è capitato di vedere arrivare in DEA la richiesta per esami a tutti gli occupanti del veicolo,così non si sbaglia!)il che vuol dire “fermare” almeno un poveretto di operatore per ore per l’iter di prelievo e consegna di provette e risultati.
      In un periodo di “tagli” selvaggi ai bilanci e difficoltà abnormi a tirare sera(ti posso assicurare che in Piemonte abbiamo situazioni che rasentano il ridicolo nel SIS 118,con le consegne centellinate di farmaci e presidi basate su astrusi calcoli statistici)continuo a non capire,avendo anche lavorato all’estero per 5 anni nel sistema extraospedaliero,il perchè della gestione sanitaria di tutti quei pazienti che hanno evidenza di gestione di Pubblica Sicurezza ,i controlli per le alcolemie vengono fatti ugualmente facendo l’etilometro e la “sbronza” si passa in cella per una notte,pagando pure una multa,da noi invece non solo arrivano in DEA,ma diventano poi pazienti problematici da gestire e il più delle volte finsce che si richiama la forza pubblica perchè aggrediscono qualcuno o danneggiano dei beni strumentali.

      1. Daniele, grazie del tuo commento. Comprendo le tue osservazioni e per lo più le condivido. Molti dei pazienti che vengono accompagnati in pronto soccorso non hanno necessità di alcun trattamento sanitario, ma nel mezzo c’è sempre qualcuno che invece ha qualche problema serio. Difficile spesso riuscire a identificare questi ultimi, soprattutto nelle notti caotiche dei week end.

  2. Tony,
    le tue osservazioni sono giuste ma devi considerare che il problema è statistico. Tra i tanti, troppi ubriachi che vediamo nelle notti dei giorni di festa per fortuna pochissimi hanno delle patologie serie e queste a volte possono sfuggirci. E’ un po’come quando si commettono errori nei giovani, popolazione per lo più di sani verso la quale a volte pecchiamo di superficialità. Anche li è un problema di prevalenza. Pensarci è già un primo passo per migliorare.

  3. Bravo Carlo…e la statistica è quella scienza che dice che se hai la testa nel forno e il culo nel frigo, statisticamente stai bene…99 volte l’ubriaco è solo un ubriaco…ma è il centesimo quello importante…
    Mi ricordo quello che raccontava sempre un Aiuto: ad un paziente che doveva andare in Sala Operatoria, il Chirurgo disse: “non si preoccupi, 999 su mille questo intervento non ha la minima complicazione” “Grazie, dottore, ora mi sento molto meglio…ma, senta, quanti ne ha operati, lei, come me, senza avere complicazioni?” “Be'”, rispose il Chirurgo “lei è il millesimo”… 🙂

  4. Fantastico! Purtroppo chi è alcolista abituale e per giunta staziona spesso nel nostro DEA è ad altissimo rischio. La frase “non preoccuparti è il solito…” mi terrorizza. Questo vale ancora di più per i pazienti psichiatrici o etichettati come tali…anche loro possono essere perforati, dissecati, con SCA, avere un’ESA essere caduti. Pti sicuramenti più delicati, non riferiscono, non parlano e noi tendiamo a dire è il solito…quindi partiamo dal presupposto di guardarli ancora meglio!! Bravo Carlo come sempre!

  5. Paola

    Bravissimo!! E pensare che a volte i pz con intossicazione da alcol o sostanze a volte sono considerati pz di serie B e non valutati sufficientemente…soprattutto se agitati!!
    Bravo!!!

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