28
Giu
2013
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Tempo d’estate… tempo di LYME!!

capricciosi1

Estate, tempo di scampagnate e di giornate all’aria aperta.

Il flusso di accesso in pronto soccorso si moltiplica in maniera esponenziale per quelle che sono le caratteristiche affezioni di questo periodo; tra esse focalizzeremo l’attenzione su una particolare problematica che nel resto dell’anno ha un’incidenza in percentuale molto bassa (a patto di non vivere in una zona di campagna o di essere un coltivatore diretto professionista) il MORSO DI ZECCA e la sua ritenzione in una o più parti del corpo.

Sono le ore 19 di un assolato martedì di luglio quando appare sul display del computer la seguente accettazione di triage: ritenzione da oltre 24 ore di artropode in regione lombare sinistra; lievi segni di flogosi perilesionale, non sintomatologia sistemica, parametri vitali in range di norma. CODICE BIANCO.

Fatto entrare il paziente ci troviamo difronte al piangente Luca, un riccioluto e paffuto bimbo di otto anni che ha passato un paio di giorni in campagna dai nonni dove senza accorgersene è venuto in contatto con la zecca;

questo il reperto obiettivo che ci si presenta:

 

puntura_zecca

FACCIAMO IL PUNTO:

La zecca è un artropode chelicerato appartenente, insieme a ragni, acari e scorpioni, alla classe degli aracnidi, che una volta venutane a contatto si ancora ostinatamente alla pelle, da cui succhia il sangue per giorni, attraverso il suo rostro buccale.  Il morso di solito non è doloroso e non causa prurito, per cui può passare inosservato per periodi di tempo anche molto lunghi.

I problemi che determina si limitano di solito a una lesione locale nella sede della puntura, raramente seguita da sintomi generali. Alcuni tipi di zecca (Ixodes scapularis) possono trasmettere col loro morso gravi malattie, tra cui la malattia di Lyme verso la quale porremo la nostra attenzione.

 

COS’E’ LA LYME:

Malattia infettiva causata dalla spirocheta Borrelia Burgdorferi; identificata 

come artrite di Lyme, è stata scoperta per la prima volta ad Old Lyme, nel Connecticut.

Le zecche vivono sul terreno, sull’erba, prediligendo i climi temperati e le zone a maggiore umidità.

Si trovano in prevalenza ai margini dei boschi, nelle radure, alla base dei cespugli e vicino ai corsi d’acqua,

raramente sopra i 1.500 metri.

 

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PATOGENESI:

Per mantenere il suo complesso ciclo enzootico, B. burgdorferi deve adattarsi a due ambienti notevolmente differenti: la zecca e il mammifero ospiti; la malattia insorge nel momento in cui la zecca, contenente nelle ghiandole salivari l’agente patogeno, morde l’uomo ed emette materiale che contiene spirochete nella sede del morso. Dopo l’introduzione nella pelle umana, B. burgorferi puo migrare verso l’esterno producendo eritema migrante segno patognomonico della malattia.

 

SEGNI E SINTOMI:

Le manifestazioni cliniche della malattia di Lyme si suddividono in precoci e tardive.

  • Le precoci comprendono malessere, astenia, febbre, brividi, linfoadenopatia, faringite edematosa, congiuntivite, artralgie, mialgie, dolori dorsali, anoressia, faringodinia, nausea e vomito. In alcuni pazienti predominano sintomi che suggeriscono irritazione meningea, come cefalea insopportabile, rachialgie, dolore nucale o rigidità vera e propria.

 

  • Le tardive si verificano in un intervallo che puo’ variare  da settimane a mesi dopo il morso della zecca e comprende interessamento del SNC con meningite ed encefalite acuta, nevrite cranica, radicolonevrite e neuropatia periferica, del miocardio con mio-pericardite e del sistema di conduzione cardiaco con blocchi atrio-ventricolari, del sistema muscolo-scheletrico con artrite e persino dell’occhio.

 

occhiolino  RICORDA:

Segno patognomonico della LYME è l’eritema migrante o eritema a bersaglio la cui comparsa è  segno patognomonico di infezione.

 

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malattia-lyme-sintomi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DIAGNOSI:

La diagnosi si basa principalmente sull’anamnesi, l’esame obiettivo e sul rilevamento di un elevato titolo anticorpale anti-B.burgdorferi tramite i test ELISA e Western blotting.

 

TERAPIA:

La terapia varia a seconda dello stadio della malattia;

Per l’infezione diagnosticata precocemente sia essa localizzata o disseminata  il trattamento di scelta è rappresentato dalla doxiciclina (100 mg. 2 volte al giorno per 20-30 gg) o dall’amoxicillina (500 mg. 3 volte al giorno per 20-30 gg). Se vi è insorgenza di manifestazioni neurologiche sia precoci che tardive  è previsto l’uso del ceftriaxone (2g/die per 14-30 gg) o della penicillina G (20 milioni U suddivise in 4 dosi giornaliere per 14-30 gg). La forma artritica è trattata con successo con doxiclina (100 mg. 2 volte al giorno per 30-60 gg) o l’amoxicillina (500 mg. 4 volte al giorno per 30-60 gg).

( cit. dal sito http://www.antropozoonosi.it/Malattie/Malattia%20di%20Lyme/Malattia%20di%20Lyme.htm )

 

RIMOZIONE DELLA ZECCA:

Le zecche devono essere  asportate quanto prima perchè tanto maggiore è il tempo che restano attaccate alla pelle, tanto più aumentano i rischi di contrarre l’infezione. Per rimuoverle è opportuno non toccarle con le mani e applicare localmente una sostanza oleosa o irritante (alcol, etere, acetone) lasciandola agire per qualche minuto.
Utilizzando quindi una pinzetta si deve afferrare la zecca (operando un movimento di  torsione oraria vicino alla pelle) e staccarla con una leggera trazione, senza strappare, come descritto in un precedente post  Qualora, come spesso accade, il paziente giunfe in PS dopo aver autonomamente rimosso l’artropode è frequente che il rostro sia rimasto in loco e va pertanto asportato con una piccola incisione chirurgica a losanga.

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Felice Arcamone

Emergency Triage Nurse

Az. Ospedaliera Ospedale S. Carlo – Potenza –

account twitter: @felixarcamone

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Un BAV particolare…..

8 Commenti

    1. Al corso sul malato critico svoltosi a Napoli ( dove ovviamente c’ero anche io ) Fabio ha parlato della rimozione della zecca con la pinza come procedura sbagliata nel caso di utilizzo della stessa per ” tirar via ” l’artropode ; sul sito di medemit dove Fabio scrive e’ infatti riportato l’utilizzo di un apparecchietto per sollevare e rimuovere la zecca con movimento rotatorio come da me riportato ; non avendo tale strumento ho riportato la tecnica di rotazione con delle comunissime pinze che abbiamo in ps ; il suo uso del sapone come descritto nel video non ha avuto , almeno nella nostra esperienza , tanto successo ; ottimi risultati invece con la tecnica di rotazione .

  1. mcdocmac

    Confesso di essere stato un po’ provocatorio, ma solo bonariamente, credimi! 😉
    il fatto è che sulla rimozione delle zecche i metodi sono innumerevoli…
    Nel mio ps ci è stata fornita quella pinzetta alla quale fai riferimento: lo scopo era di rimuovere le zecche “intere” per essere quindi sottoposte a ricerca da parte del ns Servizio Veterinario sulla eventuale presenza della B. burgdorferi.
    Penso che ognuno di noi abbia proprie “astuzie” più o meno valide e funzionanti, tenendo conto che sono in gioco molte variabili: dimensioni dell’insetto, sede cutanea, età del pz., etc..
    In letteratura ho trovato poco, come poche certezze, mi pare, vi siano anche su quali raccomandazioni dare alla vittima di puntura, salvo quelle che io ancora considero le più sensate ovvero quelle dell’ISS: follow-up con la raccomandazione, in caso di insorgenza dei sintomi da te descritti, di ricordare al curante di essere venuti a contatto con “bestiolina”.
    Cordiali saluti

    1. Nessun problema , i commenti provocatori in maniera costruttiva sono sempre ben accetti ; concordo con te sulla variabilità di accorgimenti rispetto alla soluzione del problema , ovviamnete dovendo postare un articolo a grande diffusione ho tenuto conto di quelle che sono le regole universalmente riconosciute ed applicabili da tutti ; ben vengano commenti con esperienze diverse e magari piu’ congeniali alle diverse singole realtà . saluti .

  2. A Fabio De Iaco saranno fischiate le orecchie, tirato per la giacca da una parte e dall’altra; se posso umilmente dire la mia, non credo che esistano evidenze in questo campo ma solo buona pratica clinica. I metodi utilizzati per rimuovere la zecca sono molti e alcuni sicuramente efficaci, cosi come l’utilizzo di soluzioni atte ad “addormentare” la zecca che,sebbene banditi da libri e review, risultano cruciali, almeno nella mia piccola esperienza. Una volta che l’animale abbia “lasciato la presa” sulla cute la sua rimozione risulta piuttosto semplice, qualsiasi sia lo strumento utilizzato, purché la rimozione venga eseguita con delicatezza Ovviamente l’esperienza personale non fa evidenza, ma rimane un punto fermo per i nostri comportamenti futuri, sino a prova contraria.

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