3
Giu
2020
13
NHS nurse murales

Thank you NHS (?)

La mia esperienza COVID-19 in UK

Voglio raccontarvi la mia esperienza col Covid-19 poiché giunge da un sistema sanitario che non tutti conoscete.

La mia vita professionale si è svolta per la gran parte all’estero; da più di cinque anni lavoro come infermiera di pronto soccorso in una cittadina situata tra Londra e Cambridge.

Nel corso del tempo la mia fiducia nel Sistema Sanitario inglese è crollata, fatto in parte inevitabile; più si approfondisce la conoscenza di qualcosa, più se ne individuano i tratti meno piacevoli con i quali è necessario del tempo per riconoscerne il valore e giungere all’accettazione dei limiti derivanti dall’utopia legata al concetto di perfezione.

Nel momento in cui si sono rivelate le dimensioni del SARS-Cov-2, non ho dubitato del fatto che nel mio ospedale questo fenomeno avrebbe comportato pesantissime conseguenze.

NHS stay home save lives

E invece…

E invece ho potuto ricredermi in termini positivi.
Seguitemi in questo percorso sorprendente!

Catch it bin it kill it
Una locandina dell’NHS che mostra alcuni metodi per la prevenzione della trasmissione del SARS-Cov-2. Incita a prenderlo (catch it), cestinarlo (bin it) ed estinguerlo (kill it).


Stabilite le caratteristiche del virus e grossolanamente le modalità di trasmissione, era chiaro che le maschere FFP3 avrebbero definito il prossimo trend.

Fit test

Ecco che si rende necessario istituire un’agenda per eseguire i test di verifica dell’adeguato posizionamento della maschera – i cosiddetti fit test.

Una parte dello staff è stato selezionato, istruito sulla conduzione dei test e successivamente impiegato per tal fine: da più di due mesi eseguono quotidianamente fit test sullo staff dell’intera azienda ospedaliera.

Strumenti adeguati

L’idoneità al posizionamento delle maschere FFP3 viene aggiornata sul software con cui l’Azienda gestisce il personale, la turnistica e il calcolo delle buste paga per una maggiore fruibilità dell’informazione.

Giunge il momento di attraversare la soglia del pronto soccorso ora che il covid ha causato massivi cambiamenti.

Un turno in Resus prima che si decidesse che i camici sarebbero stati destinati a fino 3 utilizzi post-lavaggio.
Un turno in Resus prima che si decidesse che i camici sarebbero stati destinati a fino 3 utilizzi post-lavaggio.

Cubicles

I vecchi cubicoli per le barelle, ciascuna stretta fra tre muri di cartongesso, hanno visto cadere le tende blu che fungevano da quarta parete a favore di muri di plastica con ampie finestre.
Ora sono tutte stanze di isolamento (unica limitazione: il sistema di filtrazione dell’aria è invariato e perciò non si tratta di stanze a pressione negativa).

Similmente, nell’intero ospedale sono stati posizionati muri in ogni reparto, laboratorio e via dicendo.
Sono anche stati aggiunti, sul perimetro esterno, vari container per differenti utilizzi, da spogliatoi a uffici.

Percorso pulito e sporco

L’area dedicata alle attività ambulatoriali ora ospita il Pronto Soccorso ‘pulito’, ‘non-covid’ o yellow come lo chiamiamo qui, per distinguerlo dal red, quello originario: non solo ingressi differenziati, ma totale separazione dei luoghi.

Pre-triage

Non c’è più un infermiere in sala d’aspetto ad eseguire lo streaming dei pazienti (il fine è di re-indirizzare i casi non urgenti ai medici di famiglia, ma anche di individuare i pazienti più gravi che necessitano di una barella immediatamente).
Se considerato un accesso adeguato, allora il paziente si registra presso la reception e poi incontra l’infermiere di triage.

Adesso lo streaming si esegue su un livello più primordiale: in un container che antecede il pronto soccorso, un infermiere seleziona, seguendo una check-list, i pazienti covid dai non-covid, yellow oppure red.

Covid Streaming
Check-list in utilizzo presso il mio pronto soccorso per eseguire il pre-triage fra pazienti non-covid (yellow ED) dai covid (red ED).

Riorganizzazione dell’ospedale e dei flussi dei pazienti

Lo staff? Aumentato. I reparti? Spostati e re-indirizzati a nuove specialità. Team specialistici per il covid-19? Creati.
Per supportare l’attività di reparto, è stato composto un team che si occupa dei trasferimenti intra-ospedalieri dei pazienti.
Tu li chiami, gli dai consegna riguardo al paziente, e loro lo trasferiscono nel reparto di destinazione. Inoltre, è stato aggiunto un team di specialità medica che si occupa dei soli pazienti covid-19.

#thankyounhs

ITU team

Infine un team dell’ITU viene a intubare i pazienti e se li porta in terapia intensiva richiedendo il minimo supporto, sia in termini di personale che di equipment: sono completamente autonomi.

Laboratorio

Validazione della macchina di laboratorio per i tamponi nasali e orofaringei? Eseguita, e ora i risultati si possono richiedere in fast-track e ricevere in sole due ore (che rende ancor più ridicolo il fatto che sia lo stesso tempo in cui riceviamo gli ematochimici urgenti dei pazienti del pronto soccorso).

DPI

La gestione dello stock dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) è variata: è stata centralizzata e due portantini per turno ne sono responsabili 24/24.

Ospedale e territorio

Nel corso delle prime settimane attendevo quasi con ansia il momento in cui la situazione sarebbe “scoppiata”.

Ma ancora a fine maggio registriamo una riduzione di accessi in pronto soccorso del circa 50% ed è così da un paio di mesi.
Gli stessi paramedici confermano un aumento importante di pazienti valutati sul territorio e non ospedalizzati.

Quando trascorrono mesi, e le check-list smettono di variare su base quotidiana, e le modalità operative in dipartimento d’emergenza sono più coordinate fra loro e definitive, uno inizia ad abituarsi.

Nuova normalità

Quasi ci si può osare definirla la nostra nuova normalità, e – soprattutto – migliore.

nhs heroes

Sono pienamente consapevole del fatto che una ragione sostanziale per cui le cose abbiano (ribadisco: inaspettatamente) funzionato è legata al potere economico dell’azienda ospedaliera; in altre parole: è stato investito molto poiché c’erano i soldi per farlo.

Però non si può ignorare che si debba attribuire del merito alla capacità di resilienza dell’intero sistema.
Ogni persona, ogni singolo soggetto ha preso parte a questo fenomeno grottesco che è il covid-19, e lo ha fatto con impegno, provando il fatto che si potrebbe lavorare in condizioni più funzionali sempre e non solo far fronte unito quando si presenta una pandemia a stimolare l’istinto di sopravvivenza dell’intera popolazione mondiale.

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