giovedì 30 Giugno 2022

Una intossicazione poco comune.

Sono le sei del pomeriggio di un freddo venerdì di dicembre ed un equipaggio medicalizzato 118 viene inviato a domicilio di un paziente su richiesta di soccorso dei parenti. All’arrivo nell’abitazione del paziente l’equipe si trova difronte ad una strana situazione:

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il paziente è Marco, quarantasei anni, sposato e senza figli; i suoi parametri all’arrivo dell’equipaggio sono i seguenti: FC 125; TC 38,2; SAo2 98%; FR 21; l’esame obiettivo mostra uno stato di parziale disorientamento con agitazione; il paziente pare lamentare algie crampiformi addominali ed, a detta di parenti, avrebbe avuto diversi episodi di vomito. I segni della serie piramido extrapiramidale sono negativi ed il medico del team intervenuto nel soccorso decide di ospedalizzare il paziente.

Caricato il paziente in barella l’equipe si accinge ad uscire per entrare in ambulanza quando qualcosa attrae l’attenzione del medico:

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!!!

Interrogata la moglie del paziente, il medico viene a sapere che lo stesso avrebbe ingerito una grossa quantità di lupini, la sera prima e nella giornata odierna, comperati presso alcune bancarelle itineranti presenti in città.

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ma allora è chiaro.. E’ INTOSSICAZIONE DA LUPINI !!

DI COSA SI TRATTA? :

Il lupino è una leguminosa dall’alto valore proteico di cui esistono svariate specie.

Il consumo umano, noto fin dai tempi antichi, è subordinato alla salamoia del frutto causa il suo elevato contenuto di alcaloidi tossici come la lupanina, la isolupanina e la lupinina che se assunti oltre una determinata quantità possono procurare una severa intossicazione con problematiche di interesse neuromuscolare , cardiocircolatorie e del snc.

La tossicità di questi alcaloidi, peraltro già nota, viene “antagonizzata” dai processi di salamoia e cottura che riducono drasticamente la tossicità degli stessi. Anche le problematiche di tipo allergico non vanno sottovalutate, diversi studi hanno infatti classificato questo prodotto come tra quelli fortemente allergizzanti. Può capitare che il processo di depurazione non avvenga a regola d’arte e che i lupini mantengano il loro grado tossico di alcaloidi.

Questo è, infatti, ciò che è avvenuto al nostro povero paziente !!

CHE FARE? :

Nell’avvelenamento acuto da alcaloidi, oltre alla terapia sintomatica urge adottare tutti i provvedimenti capaci di promuovere la rimozione del tossico dall’organismo (emetici, diuretici, purganti). È inoltre fondamentale l’impiego tempestivo di sostanze neutralizzanti l’azione dell’alcaloide prima o dopo il suo assorbimento nel sangue (tannini, soluzioni di permanganato di potassio, antidoti specifici).

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La letteratura…

Un caso analogo è riportato in letteratura e chiarisce ancora meglio il quadro sindromico/clinico di questa intossicazione: una donna di quarantasei anni presentatasi nel dipartimento di emergenza, accompagnata dal marito, con un particolare quadro sindromico ed uno stato confusionale.

L’anamnesi dopo l’esclusione di sovradosaggio di farmaci od altri tossici porta al sospetto di intossicazione di alcaloidi dovuta ai lupini ingeriti dalla paziente qualche ora prima di cena. Lo stato di agitazione, la tachicardia ed i livelli sisto/diastolici elevati vengono sottoposti a monitoraggio in attesa che la paziente espelli in maniera naturale le tossine. Con il passare delle ore, infatti, dopo l’eliminazione dell’agente alcaloide patogeno la paziente migliora e può far rientro a casa sotto la sorveglianza del marito. A meno che la situazione clinica non lo richieda espressamente non vi sono esami ematochimici “necessari” da eseguire.

( fonte: Anticholinergic toxicity associated with the ingestion of lupini beans. AM. J Med 2007 )

CONSIDERAZIONI : 

Questo caso clinico, così come altri, oltre a focalizzare l’attenzione sulla specificità etiologica del quadro sindromico deve farci riflettere su quanto importante sia l’anamnesi. Troppo spesso eseguiamo esami laboratoristici e strumentali senza tener conto e farci guidare dall’anamnesi. La medicina difensiva ci fa spesso allontanare dai cardini della diagnosi e dalle sue fasi di cui la diagnosi è cardine primo ed imprescindibile.

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NON DIMENTICHIAMOLO MAI !!!

Felice Arcamone
Felice Arcamone
Emergency Triage Nurse U.O. Pronto Soccorso A.O.R. S. Carlo – Potenza – Appassionato di semeiotica e di cardio aritmologia, @felixarcamone

5 Commenti

  1. Lo scorso anno ho avuto caso analogo con chiara sd. Anticolinergica.contattato cav Milano la paziente e’ stata trattata con bdz, antiemetici,diuretici carbone attivo gastrolusi…concordo su importanza dell’anamnesi..se non avessi notato i lupini sul tavolo da pranzo non sarei riuscita a dare una spiegazione alla sintomatologia!!

    • il dubbio è più che lecito; nel caso di questo tipo di intossicazione la priorità consiste nel liberare quanto prima l’organismo dall’agente tossico e gli studi sul rapporto complicanza/beneficio ne hanno dimostrato la fattibilità. in linea di principio generale concordo con te sulla perplessità d’uso.

  2. Pochi giorni fa ho avuto un caso simile. Paziente di 60 anni circa con anamnesi remota negativa, che si presentava in PS con quadro confusionale, tremori, vomito. Nel suo tentativo di ricordare cosa fosse successo (era confuso, agitato e con ricordi frammentati), ha raccontato di aver fatto nascere un agnello e di aver mangiato dei lupini (entrambi i fatti confermati dalla moglie). Fortunatamente avevo letto in passato il caso descritto su questo blog e tanto è bastato per accendere l’ipotesi diagnostica. Ho contattato il CAV di Pavia. Il paziente è rimasto in OBI 12 ore (idratazione, carbone attivo, monitoraggio) con rapido miglioramento clinico.
    Concordo con l’importanza dell’anamnesi e con la necessità di aggiornarsi

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